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Per una politica più sobria: proposta per diminuire le indennità dei consiglieri regionali

Penso che Piero Fassino abbia ragione quando invita il PD dell’Emilia-Romagna ad andare all’attacco nella campagna elettorale per le regionali del 28 e 29 marzo. Siamo al governo, dobbiamo spiegare ed evidenziare il nostro buongoverno agli elettori, ricordare cosa è diventata l’Emilia-Romagna, quali primati ha in Italia ed in Europa. Che sono merito innanzitutto dei cittadini, delle famiglie, delle imprese piccole, medie ed artigiane, della cooperazione, del volontariato della nostra Regione. Questi soggetti hanno però trovato, da decenni ed anche in questi ultimi 5 anni, un partner politico molto forte e determinato in chi ha diretto questa Regione. Quindi, per stare ad oggi, in Vasco Errani e la sua Giunta, la sua maggioranza di centrosinistra.

Qualche primato che è bene ricordare a chi ora non ha altro da fare che scavare, cercare il fango da buttare addosso ad Errani. Un centro-destra che a Bologna ed in Emilia-Romagna non è capace di mettersi in sintonia con questa forte Regione, capirne i punti di forza, proporre un programma concreto. “Regione contendibile” è il loro slogan: a parte l’astrusità di questo concetto, fa capire che pensano solo alla presa del potere e non a proporsi come classe dirigente politica capace. 

Solo per ricordarne alcuni, di questi primati: prima regione italiana per occupazione complessiva (70%), prima per occupazione femminile (61,3%), prima per copertura nidi d’infanzia (14,6%, anche se qui è lontano l’obiettivo di “Lisbona 2010” del 33%), prima per offerta sanitaria (Censis, indicatore a 67,6), prima per libertà economica (8,23, “Quadrante futuro” del Centro Einaudi), prima per certificazioni ambientali, prima per partecipazione al voto nelle varie elezioni e referendum, prima per donazione di organi, prima per la struttura di protezione civile, prima per parco di auto ecologiche, prima per il numero di nuove imprese nate da spin-off della ricerca scientifica, prima per gli stanziamenti a favore della non autosufficienza e, in questo periodo di crisi, degli ammortizzatori in deroga. 

In poche parole: produzione di ricchezza, innovazione, coesione sociale, politiche educative e servizi sociali di avanguardia, sostenibilità, valorizzazione delle donne. 

Ecco perché bisogna andare all’attacco. Ma ponendoci e proponendo nuovi traguardi: molta più decisione sulle politiche di sostenibilità ambientale, una drastica riduzione dell’incremento di utilizzo del suolo per nuovi insediamenti, più trasparenza in ogni settore e processo delle politiche regionali, ancora più servizi per l’infanzia, senza cullarci sul primato che comunque abbiamo, anche perché risalta in uno scenario deprimente come quello italiano dei nidi d’infanzia. Poi dobbiamo andare all’attacco, come PD bolognese, regionale, ma anche nazionale, per proporre ed attuare politiche di serio, incisivo contenimento dei costi della politica. Qualcosa è stato fatto dalla Regione con la diminuzione delle Comunità Montane, degli ATO e dei Consorzi di Bonifica. Occorre proseguire in questo senso, ma occorre anche che siano riportati al buon senso, all’equilibrio, ad un minimo di sobrietà i valori delle indennità dei consiglieri regionali (ora al 65% di quelle dei parlamentari nazionali), dei vitalizi, delle indennità di fine mandato. Quindi con una diminuzione per tutte le Regioni, secondo me per portare le indennità al 50% di quelle dei parlamentari nazionali. 

In altre regioni vi sono importi minori (Toscana, Marche), in altre maggiori, per non parlare del caso scandaloso della Sicilia.

Maggiori dati su www.parlamentiregionali.it 

Qualche settimana fa ho inviato ai responsabili del PD di Bologna (politico e programmatico) una mail con una proposta non certo articolata, ma che proponeva, nell’ambito del contributo programmatico del PD di Bologna al programma di Errani, una maggiore trasparenza ed una diminuzione di queste indennità. Non ho avuto nessuna risposta, anche se avevo preannunciato l’invio. 

Ecco perché allora ne scrivo qui in modo più completo, sapendo che difficilmente questa proposta verrà raccolta, magari interpretandola in modo sbagliato: come se desse corda all’anti-politica, alla demagogia. E’ invece esattamente il contrario: è proporre una politica più sobria, far corrispondere le nostre parole con i fatti, le decisioni, i nostri comportamenti. E’ combattere l’anti-politica facendo seriamente politica. 

Il PD dovrebbe farsi promotore, a livello nazionale, di un indirizzo valido per le nuove Assemblee Regionali che saranno elette e che dovrebbero portare queste indennità ad un livello notevolmente più basso, commisurate alle reali responsabilità ed impegni. Non c’è infatti nessun rapporto fra le responsabilità e l’impegno di un Sindaco di un piccolo e medio Comune (indennità da 800 a 2200 € netti al mese) e quelle di un consigliere regionale. Come non c’è paragone fra le responsabilità ed i disagi di un parlamentare nazionale (tra l’altro anche qui le indennità sono più altre che in Europa senza nessuna ragione) e quelle di un consigliere regionale (nel 2008 i consiglieri regionali hanno avuto 128 ore di sedute di consiglio regionale e 231 ore di sedute per tutte le Commissioni; mediamente un deputato nazionale ha circa 800-900 ore di sedute in aula, più quelle delle Commissioni). 

Un’ultima considerazione: tutti gli amministratori pubblici del PD eletti nelle varie Istituzioni versano una percentuale al PD stesso come forma importante di autofinanziamento per le iniziative politiche, la formazione, la comunicazione. E’ giusto e così deve rimanere. Ma sarebbe sbagliato ostacolare la diminuzione delle indennità dei consiglieri regionali perché in quel modo sarebbe minore la quota versata al PD: una cosa sono le Istituzioni, una cosa i partiti, nessuna confusione fra i due livelli.

Questi sono i dati per i consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna (rilevazione del settimanale “L’Espresso”):

Pubblicato il 28/2/2010 alle 18.45 nella rubrica Diario.

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