.
Annunci online

Diario On-Line di Loris Marchesini

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari

Le lettere di Minella a Sita e di Calzolari al Corriere di Bologna mi hanno“ferito” politicamente e cerco di spiegare il perché. Vorrei prima sgombrare il campo da possibili equivoci:

 

-          considero l’autonomia del movimento cooperativo assolutamente necessaria e una realtà in essere da molti anni; quindi la forzatura che viene fatta per rimarcare questa caratteristica la trovo anacronistica; ho iniziato da giovanissimo a lavorare in una Coop di cui era presidente un grande cooperatore, ora scomparso, Ivano Barberini, costruttore instancabile di questa autonomia;

 

-          sia a livello nazionale che bolognese io, in modo attivo, ho sostenuto chi ha perso: Franceschini e Licciardello; e tuttora non sono così soddisfatto di come “funziona” il PD. Ma ciò non cambia nulla del mio atteggiamento di assoluta lealtà e impegno per il PD di Bersani e di Donini.

 

Il PD di Bologna vive un periodo molto difficile e confuso. Ma è un partito da rispettare ed un interlocutore importante (ha il 40% dei consensi dei cittadini bolognesi, per non parlare dei Comuni della provincia).  Da dove ha tratto Minella la convinzione che il PD “ormai da troppi anni avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia” ? Forse che Bersani e Donini considerano le Coop una realtà secondaria ? Non ci crede nessuno. Bersani, oltre ad essere un amico da sempre della cooperazione, è stato accusato dalla destra di aver avviato le liberalizzazioni anche per favorire le Coop.

 

Minella cita come esempio della “disattenzione” del PD il presidente di Manutencoop che forse non voterà più PD. A parte il fatto che tanti importanti dirigenti cooperativi di oggi (lo stesso Levorato) non sono nati come cooperatori sotto il cavolo della Coop, ma in gioventù hanno iniziato come funzionari del PCI, non credo che la preoccupazione maggiore del nostro partito sia cosa voterà il presidente di Manutencoop (semmai ci importa cosa voteranno i suoi dipendenti).

 

E’ difficile concordare con Minella quando accusa il nuovo corso del PD (in modo molto ingeneroso, è in pista da metà giugno; potrà anche aver sbagliato qualcosa, ma ha di fronte a sé un lavoro molto duro) di non vivere la vita della città: è stata evidente l’azione, avviata subito, di riprendere i contatti con la città, sia con i circoli, i tavoli con il questionario, le quasi 200 feste dell’Unità, le 15 domande a cui rispondere insieme alla società bolognese …

 

Fa bene Calzolari a ricordare la trasformazione politica e sociale degli ultimi 20 anni ed il fatto che gli attori della cooperazione di oggi appartengono a più culture politiche. Giusto. Ma questa è la società, queste sono le persone. Non altrettanto si può dire dei partiti politici. Non tutti sono a fianco della cooperazione quando c’è da difenderne le prerogative. In Parlamento non tutti votano nello stesso modo su ciò che riguarda le Coop. Noi, come PD, non faremo mai abbastanza per i valori di solidarietà, economia sociale, mutualità. Ma noi ci siamo, altri no.

 

Mi piace Calzolari quando scrive del primato della politica, ma perché questo possa essere fecondo occorre che la politica non sia snobbata per qualche segnale permaloso; anche alla Festa dell’Unità è utile la voce autonoma delle Coop per portare il loro contributo e le loro critiche pubbliche al PD.

 

Il PD non chiede che le Coop schierino le loro “truppe” al suo fianco. Anzi, non vi devono essere truppe, ogni cittadino, socio o lavoratore Coop deve usare la sua testa. Lavoriamo invece tutti a “risarcire” la ferita che Bologna sente, ad indicare gli obiettivi più importanti da realizzare per le generazioni future di Bologna, nel loro esclusivo interesse, abbandonando le gelosie del proprio orticello, cooperativo o politico che sia.

 

 

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari

Le lettere di Minella a Sita e di Calzolari al Corriere di Bologna mi hanno“ferito” politicamente e cerco di spiegare il perché. Vorrei prima sgombrare il campo da possibili equivoci:

 

-          considero l’autonomia del movimento cooperativo assolutamente necessaria e una realtà in essere da molti anni; quindi la forzatura che viene fatta per rimarcare questa caratteristica la trovo anacronistica; ho iniziato da giovanissimo a lavorare in una Coop di cui era presidente un grande cooperatore, ora scomparso, Ivano Barberini, costruttore instancabile di questa autonomia;

 

-          sia a livello nazionale che bolognese io, in modo attivo, ho sostenuto chi ha perso: Franceschini e Licciardello; e tuttora non sono così soddisfatto di come “funziona” il PD. Ma ciò non cambia nulla del mio atteggiamento di assoluta lealtà e impegno per il PD di Bersani e di Donini.

 

Il PD di Bologna vive un periodo molto difficile e confuso. Ma è un partito da rispettare ed un interlocutore importante (ha il 40% dei consensi dei cittadini bolognesi, per non parlare dei Comuni della provincia).  Da dove ha tratto Minella la convinzione che il PD “ormai da troppi anni avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia” ? Forse che Bersani e Donini considerano le Coop una realtà secondaria ? Non ci crede nessuno. Bersani, oltre ad essere un amico da sempre della cooperazione, è stato accusato dalla destra di aver avviato le liberalizzazioni anche per favorire le Coop.

 

Minella cita come esempio della “disattenzione” del PD il presidente di Manutencoop che forse non voterà più PD. A parte il fatto che tanti importanti dirigenti cooperativi di oggi (lo stesso Levorato) non sono nati come cooperatori sotto il cavolo della Coop, ma in gioventù hanno iniziato come funzionari del PCI, non credo che la preoccupazione maggiore del nostro partito sia cosa voterà il presidente di Manutencoop (semmai ci importa cosa voteranno i suoi dipendenti).

 

E’ difficile concordare con Minella quando accusa il nuovo corso del PD (in modo molto ingeneroso, è in pista da metà giugno; potrà anche aver sbagliato qualcosa, ma ha di fronte a sé un lavoro molto duro) di non vivere la vita della città: è stata evidente l’azione, avviata subito, di riprendere i contatti con la città, sia con i circoli, i tavoli con il questionario, le quasi 200 feste dell’Unità, le 15 domande a cui rispondere insieme alla società bolognese …

 

Fa bene Calzolari a ricordare la trasformazione politica e sociale degli ultimi 20 anni ed il fatto che gli attori della cooperazione di oggi appartengono a più culture politiche. Giusto. Ma questa è la società, queste sono le persone. Non altrettanto si può dire dei partiti politici. Non tutti sono a fianco della cooperazione quando c’è da difenderne le prerogative. In Parlamento non tutti votano nello stesso modo su ciò che riguarda le Coop. Noi, come PD, non faremo mai abbastanza per i valori di solidarietà, economia sociale, mutualità. Ma noi ci siamo, altri no.

 

Mi piace Calzolari quando scrive del primato della politica, ma perché questo possa essere fecondo occorre che la politica non sia snobbata per qualche segnale permaloso; anche alla Festa dell’Unità è utile la voce autonoma delle Coop per portare il loro contributo e le loro critiche pubbliche al PD.

 

Il PD non chiede che le Coop schierino le loro “truppe” al suo fianco. Anzi, non vi devono essere truppe, ogni cittadino, socio o lavoratore Coop deve usare la sua testa. Lavoriamo invece tutti a “risarcire” la ferita che Bologna sente, ad indicare gli obiettivi più importanti da realizzare per le generazioni future di Bologna, nel loro esclusivo interesse, abbandonando le gelosie del proprio orticello, cooperativo o politico che sia.

 

 

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari



permalink | inviato da LMarchesiniBlog il 27/8/2010 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 marzo 2010
Sono orgoglioso di essere stato iscritto al PCI

Alcuni giorni fa mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna, per commemorare il rapimento di Moro (32 anni fa, ma quel giorno ci fu anche la strage della sua scorta) ha usato parole molto forti ed avventate, certamente tutte sue e non certo discendenti dal suo magistero di vescovo, verso il PCI ed i comunisti:

"Non vergognatevi di essere stati democristiani. C'è da vergognarsi piuttosto di aver fatto parte del Partito comunista"
 

Ha poi ricordato il tentativo di Moro del compromesso storico, di unione delle forze della DC e del PCI. Che secondo lui è andato male. 

Io, come cattolico praticante della diocesi di Bologna, come attivista e dirigente di base del PCI dall'inizio degli anni '70, come promotore dell'Ulivo e del PD ad Anzola gli rispondo nello stesso giusto modo che ha fatto il mio segretario provinciale, Andrea De Maria:

"SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE STATO ISCRITTO AL PCI"

L'invito evangelico di Gesù Cristo: "non vergognatevi di essere cristiani" nelle parole di mons. Vecchi non solo è diventato "non vergognatevi di essere stati democristiani", ma si è "arricchito" dell'epiteto "c'è da vergognarsi di essere stati comunisti". 

E Moro e Berlinguer hanno invece cominciato a tracciare il solco, il sentiero su cui è nato il progetto dell'Ulivo e del PD, che ha dentro di sè molta più vicinanza al messaggio cristiano di quello di questo centro-destra.

Ovviamente altro discorso è l'analisi di cosa sia stato il comunismo al potere negli Stati dell'Europa dell'Est, in Cina, etc.. Altro discorso ancora è l'analisi delle luci e delle ombre delle idee e delle azioni del PCI, della DC e degli altri partiti italiani.

Ma l'invito alla vergogna per chi ha militato nel PCI, per chi è stato iscritto a questo partito è rimandato al mittente. Che dovrebbe avere a cuore di unire il suo popolo invece di dividerlo. Un errore che certamente non ha mai fatto un grande vescovo bolognese (Card. Lercaro) ed un grande sacerdote come don Giulio Salmi. Neanche il Card. Biffi, a cui non difettano certo polemica e chiarezza, è mai arrivato a queste parole offensive e, soprattutto, smentite dalla storia. Anche dalla storia che mons. Vecchi conosce benissimo, quella di Bologna e di Borgo Panigale, fatta di solidarietà fra comunisti e non, di collaborazione fra PCI e parrocchie.

Poi sarebbe necessario ricordare, a proposito del rapimento di Aldo Moro da parte delle BR, qual'è stato il ruolo del PCI. Che ha messo la difesa dello Stato democratico e l'unità delle forze politiche sopra a tutto, pagando in modo significativo questa posizione con la perdita di consensi.

Trovo poi assolutamente fuori luogo, contrarie alla comprensione ed alla solidarietà politica (anche cristiana) le opinioni di Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani sui giornali stamattina. Invece di reagire alle gravi parole di mons. Vecchi (prima di tutto perchè cattolici ed ex-democristiani), si accaniscono contro il PD di Bologna e De Maria nel momento in cui questi sono attaccati in modo ingiusto.

Un'altra persona che la pensa come me, ma che ha motivato le sue idee certamente meglio con una lettera aperta a mons. Vecchi pubblicata oggi su "La Repubblica" di Bologna: 
 
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/03/19/news/monsignor_vecchi_io_non_mi_vergogno_una_lettrice_sull_attacco_agli_ex_pci-2757477/


28 febbraio 2010
Per una politica più sobria: proposta per diminuire le indennità dei consiglieri regionali
Penso che Piero Fassino abbia ragione quando invita il PD dell’Emilia-Romagna ad andare all’attacco nella campagna elettorale per le regionali del 28 e 29 marzo. Siamo al governo, dobbiamo spiegare ed evidenziare il nostro buongoverno agli elettori, ricordare cosa è diventata l’Emilia-Romagna, quali primati ha in Italia ed in Europa. Che sono merito innanzitutto dei cittadini, delle famiglie, delle imprese piccole, medie ed artigiane, della cooperazione, del volontariato della nostra Regione. Questi soggetti hanno però trovato, da decenni ed anche in questi ultimi 5 anni, un partner politico molto forte e determinato in chi ha diretto questa Regione. Quindi, per stare ad oggi, in Vasco Errani e la sua Giunta, la sua maggioranza di centrosinistra.

Qualche primato che è bene ricordare a chi ora non ha altro da fare che scavare, cercare il fango da buttare addosso ad Errani. Un centro-destra che a Bologna ed in Emilia-Romagna non è capace di mettersi in sintonia con questa forte Regione, capirne i punti di forza, proporre un programma concreto. “Regione contendibile” è il loro slogan: a parte l’astrusità di questo concetto, fa capire che pensano solo alla presa del potere e non a proporsi come classe dirigente politica capace. 

Solo per ricordarne alcuni, di questi primati: prima regione italiana per occupazione complessiva (70%), prima per occupazione femminile (61,3%), prima per copertura nidi d’infanzia (14,6%, anche se qui è lontano l’obiettivo di “Lisbona 2010” del 33%), prima per offerta sanitaria (Censis, indicatore a 67,6), prima per libertà economica (8,23, “Quadrante futuro” del Centro Einaudi), prima per certificazioni ambientali, prima per partecipazione al voto nelle varie elezioni e referendum, prima per donazione di organi, prima per la struttura di protezione civile, prima per parco di auto ecologiche, prima per il numero di nuove imprese nate da spin-off della ricerca scientifica, prima per gli stanziamenti a favore della non autosufficienza e, in questo periodo di crisi, degli ammortizzatori in deroga. 

In poche parole: produzione di ricchezza, innovazione, coesione sociale, politiche educative e servizi sociali di avanguardia, sostenibilità, valorizzazione delle donne. 

Ecco perché bisogna andare all’attacco. Ma ponendoci e proponendo nuovi traguardi: molta più decisione sulle politiche di sostenibilità ambientale, una drastica riduzione dell’incremento di utilizzo del suolo per nuovi insediamenti, più trasparenza in ogni settore e processo delle politiche regionali, ancora più servizi per l’infanzia, senza cullarci sul primato che comunque abbiamo, anche perché risalta in uno scenario deprimente come quello italiano dei nidi d’infanzia. Poi dobbiamo andare all’attacco, come PD bolognese, regionale, ma anche nazionale, per proporre ed attuare politiche di serio, incisivo contenimento dei costi della politica. Qualcosa è stato fatto dalla Regione con la diminuzione delle Comunità Montane, degli ATO e dei Consorzi di Bonifica. Occorre proseguire in questo senso, ma occorre anche che siano riportati al buon senso, all’equilibrio, ad un minimo di sobrietà i valori delle indennità dei consiglieri regionali (ora al 65% di quelle dei parlamentari nazionali), dei vitalizi, delle indennità di fine mandato. Quindi con una diminuzione per tutte le Regioni, secondo me per portare le indennità al 50% di quelle dei parlamentari nazionali. 

In altre regioni vi sono importi minori (Toscana, Marche), in altre maggiori, per non parlare del caso scandaloso della Sicilia.

Maggiori dati su www.parlamentiregionali.it 

Qualche settimana fa ho inviato ai responsabili del PD di Bologna (politico e programmatico) una mail con una proposta non certo articolata, ma che proponeva, nell’ambito del contributo programmatico del PD di Bologna al programma di Errani, una maggiore trasparenza ed una diminuzione di queste indennità. Non ho avuto nessuna risposta, anche se avevo preannunciato l’invio. 

Ecco perché allora ne scrivo qui in modo più completo, sapendo che difficilmente questa proposta verrà raccolta, magari interpretandola in modo sbagliato: come se desse corda all’anti-politica, alla demagogia. E’ invece esattamente il contrario: è proporre una politica più sobria, far corrispondere le nostre parole con i fatti, le decisioni, i nostri comportamenti. E’ combattere l’anti-politica facendo seriamente politica. 

Il PD dovrebbe farsi promotore, a livello nazionale, di un indirizzo valido per le nuove Assemblee Regionali che saranno elette e che dovrebbero portare queste indennità ad un livello notevolmente più basso, commisurate alle reali responsabilità ed impegni. Non c’è infatti nessun rapporto fra le responsabilità e l’impegno di un Sindaco di un piccolo e medio Comune (indennità da 800 a 2200 € netti al mese) e quelle di un consigliere regionale. Come non c’è paragone fra le responsabilità ed i disagi di un parlamentare nazionale (tra l’altro anche qui le indennità sono più altre che in Europa senza nessuna ragione) e quelle di un consigliere regionale (nel 2008 i consiglieri regionali hanno avuto 128 ore di sedute di consiglio regionale e 231 ore di sedute per tutte le Commissioni; mediamente un deputato nazionale ha circa 800-900 ore di sedute in aula, più quelle delle Commissioni). 

Un’ultima considerazione: tutti gli amministratori pubblici del PD eletti nelle varie Istituzioni versano una percentuale al PD stesso come forma importante di autofinanziamento per le iniziative politiche, la formazione, la comunicazione. E’ giusto e così deve rimanere. Ma sarebbe sbagliato ostacolare la diminuzione delle indennità dei consiglieri regionali perché in quel modo sarebbe minore la quota versata al PD: una cosa sono le Istituzioni, una cosa i partiti, nessuna confusione fra i due livelli.

Questi sono i dati per i consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna (rilevazione del settimanale “L’Espresso”):

24 dicembre 2009
La candidatura di Emiliano per la Regione Puglia: la cattiva politica
Se penso e scrivo di un esempio di cattiva politica nel nostro campo, quello del centrosinistra e del Partito Democratico, occorre prima precisare che cos'è, per me, la buona politica. Buona politica è mettersi al servizio del bene comune con onestà, competenza, dedizione; è decidere democraticamente, è risolvere insieme i problemi, è lavorare per tutti i cittadini amministrati e non solo per una parte, partendo dai più indifesi, dai più poveri. Buona politica è essere coerenti con gli impegni presi e, ancora di più, con l'incarico affidato dal voto degli elettori.

Ecco perché l'eventuale scelta di Emiliano, sindaco di Bari, come candidato del PD (e forse dell'UDC) alla presidenza della Regione Puglia è secondo me un esempio di cattiva politica. Primo: Emiliano è stato votato, con un grande consenso, sindaco di Bari 6 mesi fa. Basterebbe solo questo per non essere disponibile a qualsiasi altro incarico, è una questione di coerenza, di responsabilità verso gli elettori ma anche verso i cittadini baresi. E' questione di rispetto delle istituzioni, che non sono un autobus da prendere per poi scendere e salire a piacimento.

Ma è un esempio di cattiva politica anche perché non tiene conto del consenso avuto dall'attuale Presidente (Vendola), prima attraverso le primarie, poi con il consenso degli elettori. E' un esempio di cattiva politica perché sarebbe una decisione presa da un ristretto gruppo di dirigenti del PD (assieme forse all'UDC), senza una discussione democratica e che coinvolga gli iscritti e gli elettori (primarie).

Si dice, anzi in particolare Emiliano dice (in una intervista su "La Repubblica" in cui si dimostra purtroppo arrogante, troppo sicuro di sè, un super uomo che sembra abbia in pugno gli elettori) che senza di lui si perde la Regione Puglia, che Vendola non ha il consenso dell'UDC, etc... Io noto solo che con una scelta di Emiliano come candidato rischiamo comunque di perdere la Regione Puglia (non c'è nessuna sicurezza di vincere, solo gli arroganti lo possono pensare), rischiamo fortemente di perdere il Comune di Bari, tradiamo la fiducia degli elettori, rompiamo l'alleanza con Vendola e la Sinistra. 

Mi sembra abbastanza per ripensare a una scelta di buona politica.

4 agosto 2009
Pensieri difficili e dubbi sulla strage di Bologna

Domenica ho partecipato ancora una volta alla manifestazione per il ricordo della strage del 2 agosto 1980. La più grande e sanguinosa dal dopoguerra. Un colpo tremendo alla democrazia italiana ed alla città di Bologna. E’ vero ciò che ha detto Flavio Delbono: tutti noi (almeno chi ha almeno 40 anni) ci ricordiamo cosa facevamo quel giorno. Una data rimasta impressa nella memoria permanente dei bolognesi.


Molte persone, tante istituzioni, molto duro Bolognesi, bravo Delbono a proporre di rinnovare il rituale per ridare sostanza alla memoria. Ma, alla fine, due stupidità antidemocratiche si sono incontrate: i fischi continui, rituali, al ministro Bondi e le provocazioni di questo che dice ai cittadini che solo lui sa cos'è la democrazia. Stupidità, certo, quella dei fischi: lo penso consapevolmente. In una società democratica anche i fischi sono una espressione di libero pensiero, ci mancherebbe. Ma che ogni anno vi siano persone, non importa se di sinistra, che mettono in scena il rituale del fischio verso qualunque rappresentante dei governi di centro-destra, dimenticando completamente che siamo lì innanzitutto per onorare le 85 persone uccise, le vittime ferite, i loro familiari, a me dà fastidio e mi sembra un rito stanco, stupido, senza fantasia. L’esatto contrario di ciò che giustamente ha chiesto Delbono.

 

Tra l’altro sulle questioni poste da Bolognesi a nome dell’Associazione dei familiari i governi di centrosinistra non sono esenti da responsabilità, ritardi, sottovalutazione.

 

E vi sono altre cose poco chiare, difficili da pensare con i requisiti della certezza, della serenità, delle convinzioni sicure e fondate. La messa in libertà definitiva di Valerio Fioravanti non fa che complicare questo quadro, aggiunge confusione ma rende ancora più palese la gravità della mancanza della verità, quella completa.

 

Ed allora vi sono alcuni altri pensieri che non riesco a scacciare dalla mente; di nessuna strage italiana, di nessuna azione terroristica rilevante in Italia si sa tutto e tutti i responsabili sono stati assicurati alla giustizia. Per la strage del 2 agosto la situazione è ancora più torbida. Per tutto ciò che ha ricordato Bolognesi. Ma anche perché non c’è nessuna certezza (se non la sentenza dei giudici, che ovviamente va rispettata) che Fioravanti e Mambro (autori comunque di tanti omicidi) siano effettivamente colpevoli della strage.

D’altra parte, indipendentemente dalla strage del 2 agosto, è difficile accettare (anche se è ciò che prevede la legge, come correttamente ricorda Daria Bonfietti) che un pluri-omicida fascista come Fioravanti sia ora libero in modo definitivo. Assolutamente inaccettabile poi è che già il primo giorno di libertà cominci a pontificare e a suggerire cosa la politica e la giustizia dovrebbero fare!

Ma Bolognesi ed i familiari non possono avere la loro tristezza e la loro rabbia lenite dal fatto di avere dei colpevoli qualunque in carcere: ciò che è giusto e necessario è che tutti i segreti siano svelati, che tutta la verità emerga. Non una verità purchessia.

 

Mi sembra utile l’articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera di oggi:

http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_03/fioravanti_libero_strage_bologna_bianconi_c5d43ec4-7fee-11de-bb07-00144f02aabc.shtml

 

Infine penso che il centrosinistra non abbia fatto tutto quello che doveva fare per rispondere positivamente all’esigenza di trasparenza sugli apparati dello stato, anche sui servizi segreti e militari. Ciò non è più rimandabile, costi quel che costi. I proprietari della verità di una società democratica sono i cittadini, in questo sono sovrani. Non una burocrazia statale rigida, chiusa, se non spesso dimostratasi collusa con le forze terroristiche ed anti-democratiche. Abbiamo sempre offerto tante parole in piazza, abbiamo giustamente guidato spesso la protesta, l’indignazione. Ma siamo stati poi formalisti ed inadempienti quando eravamo al governo.

Intanto, piccola cosa ma significativa, la sera stessa di domenica alla Festa dell'Unità di San Giacomo del Martignone (circa 1000 persone ogni sera a cena) abbiamo programmato uno spettacolo teatrale (in forma ridotta) sulla strage del 2 agosto: "Il sonno della ragione genera mostri: 2 agosto 1980", della compagnia "Cantine Teatrali Babele". Un modo per cercare di ricordare in modo meno rituale e che possa servire anche ai giovani. E lo spettacolo si chiude, non a caso, con la recita dell'editoriale di Pasolini sul Corriere della Sera del novembre 1974 ("Io so ..."):

http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html


31 luglio 2009
Verso il congresso del PD: le mie scelte ed i miei auspici
Ora è tutto ufficiale: sono stati ammesse tre candidature alla segreteria nazionale del PD (Bersani, Franceschini e Marino).

Queste le mozioni per chi vuole leggerle, conoscerle e confrontarle:

- mozione Pierluigi Bersani
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozione_bersani8417584318.pdf

- mozione Dario Franceschini
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozionedf098417584318.pdf

- mozione Ignazio Marino
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozionemarino8417584318.pdf

In questi giorni si parla molto della questione del Mezzogiorno. I tre candidati sono tutti maschi e tutti del Nord: due emiliani ed un ligure.

INVITO TUTTI A SCRIVERE QUI LA PROPRIA OPINIONE, sarà un confronto utile e positivo in previsione delle assemblee dei circoli che anche ad Anzola si svolgeranno entro il 30 settembre.

Vi sono inoltre anche già le tre candidature alla segreteria regionale:

- Mariangela Bastico, senatrice del PD (mozione Franceschini)
http://www.bastico.eu/il-pd-che-serve-allemilia-romagna
- Stefano Bonaccini, segretario provinciale del PD di Modena (mozione Bersani)
http://www.stefanobonaccini.it/
- Thomas Casadei, ricercatore e direttore dell'Istituto Gramsci di Forlì (mozione Marino)
http://www.latuastagione.it/wordpress/2007/08/12/thomas-casadei/

Le riunioni di Circolo, dove verranno illustrate e discusse le proposte dei diversi candidati, si concluderanno con un voto a scrutinio segreto sui candidati a Segretario nazionale e a Segretario regionale.

Il voto dei Circoli ha lo scopo di selezionare le candidature (non più di tre) che verranno proposte al voto degli elettori del PD il 25 ottobre, per eleggere il Segretario nazionale e il Segretario regionale.

Il 25 ottobre si voterà anche per eleggere l’Assemblea nazionale (composta da 1000 persone, 84 delle quali elette in Emilia-Romagna) e l’Assemblea regionale del PD (composta da 268 persone, corrispondenti a 1 ogni 10.000 voti PD nelle elezioni politiche del 2008 e 1 ogni 1.000 iscritti registrati nell’Anagrafe).

La partecipazione al voto del 25 ottobre è aperta agli elettori già registrati nell’Albo degli elettori del PD e a coloro che si presenteranno nel seggio che fa riferimento al proprio luogo di residenza e faranno richiesta di registrazione nell’Albo degli elettori del PD.

Io ho scelto di appoggiare Mariangela Bastico per la segreteria regionale:
http://www.pdbologna.org/Blog-Democratico-MultiBlog/Blog-Utenti/La-candidatura-di-Mariangela-Bastico-alla-segreteria-regionale-del-PD.html

Per la segreteria nazionale ci sto pensando, sto finendo di leggere le mozioni, anche se sono abbastanza orientato ad appoggiare Dario Franceschini. Con la tranquillità di sapere che ci sono in campo tre candidati molto bravi, eccellenti (Marino però penso che non sia adatto a fare il lavoro del segretario). E che, chiunque vinca, dopo il congresso vi dovrà essere la massima unità, coesione e solidarietà non solo alla base ma anche fra il gruppo dirigente nazionale e regionale. Ce lo chiedono gli elettori, gli iscritti e la grave situazione del Paese che non può continuare ad essere governato da una maggioranza estremista, che si diverte mentre aumenta la sofferenza.


3 luglio 2009
La nuova Giunta comunale di Bologna
Ieri è stata presentata da Flavio Delbono, nuovo Sindaco di Bologna, la sua Giunta. 10 assessori, con Claudio Merighi (PD) vice-sindaco. 5 donne e 5 uomini. Con CGIL, IDV e Socialisti scontenti. Ma penso che Delbono abbia fatto bene, ha agito con abbastanza autonomia, pur tenendo conto degli equilibri politici. Una Giunta non serve per sistemare i desideri dei partiti, ma per governare al meglio una città. E Bologna ne ha davvero bisogno. Da tempo. E' una città con tante cose positive, ma ferma da molti anni. E di tutto c'è bisogno, ma non certo delle ambizioni dei partiti sui posti di assessorato.
Buon lavoro, Flavio!

Ecco l'elenco e la presentazione della Giunta fatta dal Corriere di Bologna oggi:


1 luglio 2009
Congresso: cosa significa far avanzare il progetto del PD
Cosa significa ovviamente per me… Ho scritto congresso, sapendo che formalmente si chiamerà convenzione. Che in italiano non suona proprio come la “Democratic National Convention”.

Quella dei democrats americani di Denver 2008, che incoronò Obama come candidato alla Presidenza degli USA, fu spettacolare anche perché fu non solo un appuntamento importante interno al partito democratico, ma fu anche un evento che riguardò tutta la città di Denver. Quindi il segno di un partito proiettato all’esterno, verso il popolo, verso gli americani per includerli e farli protagonisti del loro futuro.

Ecco, quindi, per me, il primo punto da tener presente per riuscire a “non tornare indietro”, ma per far avanzare il progetto del PD: tutte le discussioni congressuali del PD da ora alla fine di ottobre (primarie) siano indirizzate non a guardarsi l’ombelico, ad auto-referenziarsi, a dividersi in tante squadre/correnti/conventicole inconcludenti, ma a decidere cosa fare di concreto per il futuro dell’Italia e a scegliere il gruppo dirigente per attuare questa linea politico-programmatica. In modo democratico, ma anche coinvolgendo la società civile, gli elettori, i cittadini. Che la fase congressuale diventi una fase di chiamata del PD verso tutta la società italiana. Con iniziative collaterali alle discussioni congressuali interne, dai piccoli Comuni alle grandi città.

Perché questo? Perché ogni giorno le famiglie italiane, i giovani precari, gli artigiani, i lavoratori di aziende in crisi, gli imprenditori, gli insegnanti, etc.. si chiedono se la politica sarà ancora capace di fare qualcosa per risolvere la crisi economica, per eliminare le mafie, l’evasione fiscale, assicurare più servizi. Il loro primo pensiero non è chi sarà il segretario del PD, non è se questo proviene dagli ex-DS o dagli ex-Margherita. Perché un partito è come un cacciavite, una scopa, serve ad uno scopo specifico, far partecipare democraticamente la gente a risolvere insieme i problemi. Se non serve a questo, prima o poi viene buttato via e dimenticato.

La seconda considerazione a cui tengo molto è relativa al rinnovamento, al ricambio del gruppo dirigente del PD, proprio in funzione sempre di far avanzare il progetto. In questi giorni su questo tema si stanno esercitando in molti. E con troppa enfasi, addirittura nei 10 giorni precedenti il ballottaggio, quando ogni energia doveva essere spesa, da parte dei dirigenti PD più importanti e riconosciuti, a girare l’Italia per conquistare nuovi voti e motivare gli elettori al voto per gli amministratori del centrosinistra. In questi giorni si intreccia il dibattito sui candidati alla segreteria nazionale con quello sulle scelte dei nuovi assessori provinciali e comunali e dei prossimi segretari provinciali e regionali del PD. Senza rendersi conto che questo è un parlarsi addosso, con una completa afasia invece verso le aspettative della nostra gente e degli elettori che forse si stanno stancando di Berlusconi e cominciano a guardare verso di noi. Cosa c’entra questo con il rinnovamento ? E non è solo una questione di età, di generazione, pur importante.

No, la questione è più grave, noto una incapacità di ascoltare il “silenzio” di coloro che avrebbero grandi speranze in questo progetto, ma continuano ad assistere agli stessi meccanismi di cooptazione e di scambiarsi i ruoli all’interno di un gruppo dirigente che vive, anche economicamente, solo della professione politica. Che, una volta terminate le elezioni, automaticamente, come avviene da decenni, ha bisogno di trovare un posto per poter continuare a svolgere quella professione. Professione nobile, faticosa, a volte ingenerosa, che non sarò certo io a svalutare. Ma che nella buona politica non è prevista a tempo indeterminato (peraltro sia che si vinca, sia che si perda).

Quindi invito a considerare il rinnovamento anche come cambiamento di questi meccanismi, ad avere attenzione, per i ruoli dirigenti anche provinciali e regionali, a persone che hanno tutt’altra professione e che sacrificano alla politica il tempo libero e che, spesso, dimostrano capacità politiche (come strategia e come innovazione amministrativa) pari o superiori a coloro che ormai vedono sé stessi come inseparabili dall’impiego di funzionario politico. E non è detto che per ricoprire questi ruoli occorra essere a tempo pieno. Come non è detto che occorra sempre cercare queste persone nella grande città ma possono esserci anche nei piccoli o medi Comuni della provincia. In questi ultimi 30 anni la società è molto cambiata, non siamo alla necessità di ricevere una linea politica degli anni ’50 e ’60. Oggi vi sono parti di società, cittadine e cittadini molto preparati e che sperano nella politica. Ma la politica quasi sempre li lascia ai margini. Come se fossero dei dilettanti che rischiano di rovinare il giocattolo. Ma il giocattolo è già usurato. E qualche scelta innovativa in questo senso non potrà che fare bene al PD, al suo progetto per l’Italia. E farà bene anche al PD di Bologna che è da tanto tempo sottovalutato e pochissimo rappresentato nel gruppo dirigente nazionale. Le vittorie di Delbono a Bologna e quelle in quasi tutti i Comuni della provincia (merito dei gruppi dirigenti “dilettanti” di questi Comuni) dovrebbero aiutare e non ostacolare a fare questi cambiamenti. Se l’obiettivo è costruire davvero il nuovo PD e proporre una nuova frontiera per il nostro Paese.

sfoglia marzo