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Diario On-Line di Loris Marchesini

12 marzo 2008
Le Figaro: Prodi si cancella dalla politica italiana
"Le Figaro" di ieri ha pubblicato un articolo del corrispondente da Roma, Richard Heuzé: "Romano Prodi s'efface de la scène politique italienne". Dopo la prima parte, di cronaca politica degli avvenimenti che riguardano Prodi e del suo annuncio di ritiro dalla politica italiana, vi sono alcune considerazioni interessanti che riporto, sperando di aver tradotto decentemente utilizzando le mie conoscenze scolastiche del francese:

http://www.lefigaro.fr/international/2008/03/11/01003-20080311ARTFIG00384-romano-prodi-s-effacede-la-scene-politique-italienne-.php


Prodi interpreta alla sua maniera: "la fase dell’unità del centrosinistra italiano è ormai sorpassata, ad altri l’onore di portare il testimone”.

Capo di una maggioranza senza avere un partito, capo di un governo senza battaglioni per sostenerlo, fondatore poi presidente di una formazione sulla quale non ha alcun potere, Romano Prodi ha giocato un ruolo ingrato di chiarificatore nella sinistra italiana. Egli ha presenziato senza poter minacciare, innovato senza poter imporre, riunificato senza determinare una dinamica unitaria. Egli tuttavia è riuscito a determinare l’alleanza fra cattolici di sinistra e laici di tendenza marxista.

Occorre accreditargli il merito della tenacia, di una visione della cosa pubblica assai rara in un’Italia individualista ed un certo coraggio politico. Combattivo, galantuomo,  che dimostra la sua serenità con il sorriso, Romano Prodi ha saputo far fronte agli ostacoli con l’autorevolezza di un uomo di Stato. E’ nella politica estera che ha dato il meglio di sé stesso. Servita dalla sua esperienza a Bruxelles: “Ad una riunione della Conferenza islamica dove egli era stato invitato, egli era il solo a poter riconoscere senza esitare tutti e a parlare con il saudita, l’egiziano, l’afgano, il siriano, l’iraniano, senza l’ombra di un’esitazione”, confida una persona vicina a lui.

Questa esperienza gli servirà. Lontano dal sognare una ritirata dorata nella sua casa di Bologna, in compagnia di sua moglie Flavia, che l’ha seguito in tutte le sue avventure, egli si vedrebbe bene investito di un ruolo internazionale: “ambasciatore di pace” per l’ONU o l’Unione Europea, o animatore di una Fondazione, o ancora mediatore nel vicino Oriente, come Tony Blair.

Nessuna intenzione comunque di intervenire nella campagna elettorale. La sfiducia e l’amarezza restano grandi rispetto ai suoi compagni di strada che non gli avrebbero espresso tutto il sostegno che egli attendeva da essi.

Con il nuovo leader del centrosinistra, Walter Veltroni, il contenzioso resta intero. L’uomo forte del Partito democratico gli ha reso omaggio a parole, ringraziandolo d’avere “per due volte risanato i conti dello Stato”. Il nuovo leader cerca soprattutto di prendere le distanze con quello uscente. Lui preferisce citare come esempio lo spagnolo Luis Zapatero, la francese Ségolène Royal o l’americano Barack Obama. Veltroni si sente “portato” da “questo vento nuovo che soffia dall’Europa agli Stati Uniti”.




Romano Prodi parla all'ONU - Ansa


Prodi al bar con Parisi e Fassino


7 marzo 2008
FT: Mr. Veltroni looks old-fashioned but he is a strong speaker
Sul Financial Times di oggi vi è un servizio sulla campagna elettorale di Walter Veltroni. Il prestigioso giornale economico inglese definisce Veltroni un innovatore dal look "old-fashioned".
Cerco di tradurre al meglio l'articolo, che ha il titolo:

"I democratici italiani prendono esempio dal libro di Obama"

Walter Veltroni totalizza chilometri. Il candidato premier del centro-sinistra italiano nel prossimo mese di campagna elettorale ha preso la strada di campagna con un pullman per compiere un tour nel Paese nel tentativo di restringere il grande divario da Silvio Berlusconi nei sondaggi di opinione, il suo rivale di destra.

L'idea del pullman potrebbe essere stata presa in prestito dal Straight Talk Express della campagna presidenziale del 2002 del senatore repubblicano John McCain, ma questo è l'anno della speranza democratica rappresentata da Barack Obama che è il modello del leader del Partito Democratico in Italia.

"Obama è innovativo, unificante e post-ideologico", afferma l'onorevole Veltroni a bordo del suo "Pullman" che sta attraversando la Toscana, dopo aver completato circa un quarto del suo tour programmato di 12.600 km, prima delle elezioni di metà di aprile.

Mr Veltroni, che ha scritto la prefazione all'edizione italiana di "L'audacia della speranza" di Mr Obama, ha difficoltà da vendere.  Non vi sono dubbi, come egli e Mr Berlusconi dicono, che gli italiani sono stufi  della debole economia del loro Paese e sono diffidenti verso l'elite politica.

Ma dopo una vita in politica - era un consigliere della città di Roma per il Partito comunista all'età di 21 anni - e ora che dirige un partito che appartiene ad un disperato ed impopolare governo di coalizione, l'onorevole Veltroni ha il compito di presentare un messaggio riformista convincente.

Con entrambe le parti che propongono tagli alle tasse ed alla spesa pubblica, l'elettorato fa fatica a capire la differenza. Veltroni ha un punto di forza in più: l'onorevole Berlusconi ha 71 anni e ha già stato due volte come primo ministro con un record di economica debole.
"In quale altro posto in Europa -chiede il candidato 51enne premier Veltroni - si trova qualcuno che corre per la sua quinta campagna ?"

Durante un comizio, egli ridicolizza lo slogan della campagna elettorale di Berlusconi che esorta gli italiani a "rialzarsi" , dicendo che la gente si alza già per andare a lavorare duramente ogni giorno. Vivi applausi suscita la sua dichiarazione che i democratici  si sono lasciati alle spalle i loro partner di coalizione, i comunisti e i Verdi, e "liberato" da questo onere potrà diventare un governo stabile e più leggero.

Gli eventi della sua campagna hanno attratto diverse migliaia di persone. Ma molti di loro, come in un recente altalena di sinistra attraverso il cuore della Toscana, sono anziani. Secondo molti, l'assenza dei giovani è perché loro appoggiano i comunisti.

Arroccato su di un palco in abito e cravatta, l'onorevole Veltroni sembra piuttosto antiquato - in netto contrasto con l'immagine più casual e populista dell'onorevole Berlusconi. Ma è però un oratore forte e convincente, usa un linguaggio comprensibile, sincero e con senso dell'umorismo.


La sua campagna è un veloce percorso, che spesso coinvolge un programma giornaliero di tre o quattro interventi - sempre senza note - intervallati da regolari brevi ritorni a Roma.

Proprio come egli non ha alcun manager della campagna elettorale e dirige le operazioni con un piccolo staff - "Io non credo negli spin doctors" -  E' Veltroni a gestire il compito fondamentale di elaborazione delle candidature del suo partito.

I giovani, le donne rappresentano l'immagine di innovazione. L'esperienza e l'appello ad un elettorato più ampio sono riempiti da un ex generale, uno specialista di cancro e un prefetto anti-mafia.

Per alcuni italiani egli è un pò come un "grande fratello" politico impersonato da una personalità dominante. In una certa misura questo è ciò che l'onorevole Veltroni vuole con il suo progetto che egli sa come gestire, in quanto sindaco di Roma per gli ultimi sei anni.

Egli sottolinea il suo partito è "post-ideologico" e vuole evitare la politica di scontro, mediante la costruzione di un ponte tra lavoratori e datori di lavoro e disinnescare le tensioni tra società laica e cattolica.

Veltroni mostra il suo lato pragmatico, dicendo che non avrebbe alcun problema nei rapporti con Vladimir Putin, il presidente russo e presto primo ministro. "Chi governa rispetta gli altri che governano", egli spiega.

Per saperne di più sulla sua campagna:  www.ft.com/veltroni
(Copyright Financial Times Limited 2008)




3 marzo 2008
I partiti italiani contro la sindrome “Nimby” - Financial Times
Dal "Financial Times" del 29 febbraio 2008 (sperando di aver tradotto bene):


La cultura del “not in my back yard” (non nel mio cortile) è da tempo una caratteristica della vita italiana ed è spesso incolpata per il declino economico e la mancanza di infrastrutture del Paese.

Ora che il Paese sta scattando verso le elezioni di aprile, la sindrome “Nimby” sta per essere sotto attacco da entrambi i poli dello spettro politico. Con Napoli che si rotola nella spazzatura e gli allarmi energetici che potrebbero portare a carenze di gas questo inverno, entrambi i principali partiti dicono che vogliono cambiare il modo in cui l'Italia funziona o, più precisamente, non funziona.

Gli industriali sono già compiaciuti del fatto che per i Verdi sarà improbabile un ruolo nel prossimo governo.

“Ambientalismo del fare”  e “No Nimby” sono tra gli slogan elettorali del Partito Democratico.

Guidati dal riformista Walter Veltroni, fino a poco tempo fa sindaco di Roma, il Partito Democratico sta cercando di capitalizzare sulla sua decisione di scaricare i Verdi (ed i  comunisti) nella sua coalizione per la metà di aprile le elezioni.

I Democratici - che sono in svantaggio nei sondaggi di opinione rispetto all’opposizione del Partito del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, hanno fatto una campagna su una promessa di razionalizzare e centralizzare le decisioni sui grandi progetti infrastrutturali.

La coalizione di centro-destra del signor Berlusconi deve ancora svelare i dettagli del suo manifesto. Ma l'ex primo ministro ha promesso di snellire la burocrazia, eliminando un intero livello, quello delle province, e di ritornare ai progetti di larga scala, tra cui il ponte per la Sicilia.

Il Giornale, un quotidiano filo-Berlusconi, ha riferito mercoledì che l'energia nucleare tornerà all'ordine del giorno in un governo di centro-destra.

Il Partito Democratico, però, mantiene la sua opposizione a un ritorno al nucleare “nei prossimi anni”, secondo Roberto Della Seta che ha rassegnato le dimissioni come presidente di Legambiente, l’associazione “lobby verde”, per guidare la politica ambientale del Partito Democratico.

Gli italiani hanno votato contro le centrali nucleari nel referendum del 1987. L’Italia, la sola  nazione del G8 che non ha l’energia nucleare, ha smantellato i suoi impianti ed importa l’energia elettrica dalle centrali nucleari francesi.


(Guy Dinmore in Rome for Financial Times - Published: February 29 2008)




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