.
Annunci online

Diario On-Line di Loris Marchesini

17 marzo 2009
Due dispiaceri da Romano Prodi
Come tanti ho visto e ascoltato Romano Prodi intervistato da Fabio Fazio, domenica sera. La sua analisi della crisi economica, cosa deve essere il Partito democratico, cosa deve fare, come dovrebbero essere democratici i partiti ed i sindacati. Quanto importanti sono i partiti come strumenti della politica. Una ventata di intelligenza e di freschezza della politica offerta da Romano Prodi. E uno che ha creduto al progetto dell'Ulivo da subito come me non può stupirsi.

Ma ho anche provato due dispiaceri, per altre sue risposte e parole: quando ha glissato sul tempo che ha atteso prima di fare la tessera (in realtà le tessere del PD sono pronte da ottobre/novembre) e quando, con notevole ingenerosità ha dimostrato di avere anche, nel suo carattere, una certa acidità che, però, quando c'è annebbia l'intelligenza. E questo è successo quando ha detto che era contrario alla politica delle alleanze di Veltroni, di andare "da soli". E per spiegarlo ha raccontato l'anedotto della reazione di Mastella. Beh .. quello che era diventata l'Unione lo sappiamo tutti. Ma se c'era un esempio per dare ragione a Veltroni era proprio la reazione di Mastella. Se dobbiamo fare alleanze con il centrosinistra, bisognerà rifuggire da quelle con soggetti come Mastella, Dini, etc.. Non mi è piaciuto questo comportamento. Era molto meglio fare chiaramente il nome di Veltroni e dire il perchè in modo più convincente. Una caduta di stile.

Veltroni ha fatto sicuramente errori, ma senza la sua disponibilità il PD non sarebbe nato. E non avrebbe avuto il 33,5%. E Veltroni finora non ha avuto cadute di stile. Non ne faccio una questione di confronti. Dobbiamo molto a Prodi. Ma questa acidità non ha nulla del messaggio di Dossetti.


31 dicembre 2008
Il 10% del finanziamento pubblico del PD in solidarietà

Oggi è l’ultimo giorno del 2008. Un anno difficile, soprattutto per il PD. La gelata ad aprile, poi tante delusioni. Ma il 2009 sembra promettere peggio per il mondo e per gli italiani, a partire da quelli che fanno più fatica. E’ un giorno in cui tanti italiani non possono essere sereni e spensierati. I tanti italiani che sono in cassa integrazione, che sono già stati licenziati, i lavoratori precari che non hanno avuto il contratto rinnovato. Una crisi economica reale che si sta facendo sentire per centinaia di migliaia di famiglie italiane.

In questi giorni così particolari per la Chiesa, il cardinale Tettamanzi, vescovo della più grande diocesi italiana (Milano), ha annunciato una iniziativa di solidarietà: un milione di € da mettere a disposizione dei cassintegrati e di chi ha più bisogno in questa crisi.

Non so se altri vescovi della Chiesa italiana seguiranno il suo esempio. Speriamo. Sembra che il card. Caffarra, il mio vescovo, stia pensando a qualcosa di simile.

Ma sono convinto che il Partito Democratico deve dare un segnale dello stesso tipo. Non per competere con la Chiesa, ma perchè è utile e giusto, etico. Perchè i partiti italiani in questa situazione devono mantenere la stessa quota di finanziamento pubblico, peraltro esagerata rispetto anche alle spese elettorali ? Per il PD sarà di circa 120-130 milioni di € all'anno, dal 2008 al 2013.

Vi è molto da rivedere in questo finanziamento pubblico dei partiti, esagerato (circa 1500 milioni di € nei prossimi 5 anni) e non supportato dall'adempimento da parte dei partiti stessi dell'art. 49 della Costituzione.

Ma anche senza riformarlo, perchè la società fa fatica, deve fare rinunce, ed invece il sistema dei partiti deve vivere al di sopra delle sue possibilità, senza condividere il momento difficile del Paese e delle famiglie ?

Propongo quindi che il PD metta a disposizione, per il 2009, il 10% del finanziamento pubblico per progetti di solidarietà ai lavoratori che perderanno il lavoro.

Ho mandato questa proposta al tesoriere Agostini e al ministro-ombra del Lavoro, Damiano. L’ho mandata anche al segretario Veltroni. Ho indicato una proposta, comunque la necessità di avere una iniziativa in tal senso anche a De Maria, segretario provinciale del PD di Bologna.

Non vi è nessuna demagogia in questa proposta, nessuna concessione a Di Pietro e Grillo, che non sopporto. Ma solo la totale convinzione che il Partito Democratico non può che essere vicino, anche concretamente, alla propria gente. Per più, non meno, Politica. Quella buona.



24 dicembre 2008
Ripartire da Renato Soru
Renato Soru, presidente della Regione Sardegna, si è dimesso. Ha mantenuto il suo impegno, il suo programma governando e cambiando la Regione. Ha mantenuto la sua coerenza dimettendosi dopo che aveva capito che il PD non aveva nei fatti accettato le sue condizioni. Che sono un "manuale di buona politica":

1)      adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne dell'isola

2)      approvazione delle linee elaborate dalla Giunta per la manovra finanziaria 2009

3)      completamento della riforma su istruzione e formazione professionale

4)      riduzione a 80 del numero dei consiglieri

5)      moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali

La relazione di Walter Veltroni alla Direzione PD di venerdì aveva un titolo: "Il dovere di non deludere". Renato Soru ha fatto esattamente questo. Il PD della Sardegna, almeno i consiglieri PD della Regione, per ciò che si è capito, hanno fatto il contrario ed hanno deluso. Hanno fatto cattiva politica (almeno una buona parte di loro).

A questo punto è giusto che il PD sia messo davanti alle proprie incoerenze e che la parola passi agli elettori sardi. A questo punto occorre ripartire da Renato Soru. Altrimenti fallisce l'innovazione ed il progetto del PD.


Guerriero nuragico, scultura in bronzo (Tiscali è un monte con un villaggio nuragico)
19 dicembre 2008
- 170. Il tempo che rimane per recuperare il consenso degli elettori

I giorni peggiori nella breve vita del PD (ma, forse, anche i peggiori dalla nascita dell’Ulivo). Che coincidono con la crisi economico-finanziaria peggiore di questi ultimi 60 anni.

Questione morale, esponenti del PD indagati, arrestati, chiacchierati, sfiduciati. La sfiducia per la sconfitta di aprile, per la scarsa unità dei dirigenti nazionali, per il blocco del progetto di innovazione del PD e per la scarsa incisività, concretezza delle azioni di radicamento del nuovo partito sul territorio.

La crisi economica che sta già aggredendo con centinaia di migliaia di posti di lavoro in pericolo o persi. Sempre più persone e famiglie che stanno rischiando di entrare nella povertà. E risorse che questo governo sta facendo mancare per la scuola, la sanità, i servizi degli enti locali e per lo sviluppo economico. Un governo assolutamente inadeguato alla gravità della situazione.

La maggiore iniziativa del PD, dopo le elezioni, è stata "Salva l'Italia". A parte che non si è saputo più nulla delle firme raccolte, ora occorre salvare il PD, il suo progetto innovativo, se vogliamo cercare di salvare l'Italia.

In questo grave e deprimente scenario per il Paese e per noi del PD, oggi sappiamo che il prossimo importantissimo appuntamento politico-elettorale sarà il 6 e 7 giugno 2009. In quei due giorni (sabato e domenica!) si andrà a votare per le elezioni amministrative (Comuni, Province) e per quelle europee.

Per riuscire ad utilizzare nel modo più concreto e produttivo questi 170 giorni che rimangono (“Sentinella, quanto resta della notte?”, Isaia 21,11) occorre che riusciamo a comunicare agli elettori (nostri ed anche a quelli di centro-destra) dei messaggi chiari e delle azioni risolute, la luce necessaria per trasformare la notte nel giorno:

1) decisioni immediate e radicali sulla questione morale, sempre nel rispetto della magistratura e delle persone coinvolte, ma che separi questi ambiti dalla nostra politica; ci sarà da pagare un prezzo, di potere, di consensi ? Ma lo stiamo già pagando ampiamente!

2) l’alleanza con IDV/Di Pietro deve essere chiara, dove praticata, basata su un’effettiva concordanza programmatica, non possiamo essere noi a rimorchio, come è successo con l’affare Orlando/Villari e con il candidato in Abruzzo

3) diventare molto meglio ed in modo costante punto di riferimento dell’opposizione democratica, con il governo-ombra (o comunque i dirigenti nazionali del PD) che deve contrapporre verso la stampa e nel Paese continuamente le sue proposte, le sue denunce. Senza tatticismi, quando c’è incontro con il centro-destra deve essere ad alto livello ed in modo trasparente e chiaro, come nel caso dell’incontro Bersani-Tremonti

4) finire le primarie dove sono previste e lavorare insieme, nel PD, nel modo più unito e leale possibile; eventuali attività più o meno culturali di associazioni, fondazioni devono essere considerate dai dirigenti nazionali e provinciali al livello più basso di priorità ed impegno; coinvolgere il mondo associativo, la società civile, i cittadini nel costruire i programmi e nella scelta dei candidati alle assemblee elettive (anche per le elezioni europee)

5) non rincorrere i VIP, ma essere vicino ai lavoratori, ai cittadini, alle famiglie in un periodo molto critico anche per la vita personale.

 

Infine riporto una citazione dalla "Lettera Pastorale" del Cardinale Martini del 1992 dal titolo "Sto alla porta":

"Anzitutto all'interno dei partiti. Penso agli onesti, trasparenti e specchiati nella loro vita e, tuttavia, disancorati dalla realtà. Penso a un'altra categoria di onesti, che pur non commettendo nulla di illecito, non si domandano mai come può mantenersi il loro partito o la corrente. Infine, vado con la mente agli onesti che voltano la testa dall'altra parte quando accade qualcosa, quasi la vicenda della gestione pratica della politica non li riguardasse. E che dire poi di chi ha i numeri per farsi avanti e partecipare, eppure si defila per paura di "sporcarsi le mani" rifiutando responsabilità pubbliche?"


 

11 dicembre 2008
La questione morale c'è. Anche per il PD.
Premesso che non è vero che ieri Veltroni abbia detto (assieme a D'Alema) che "non c'è nessuna questione morale" nel PD, in tante dichiarazioni avverto però il tentativo di minimizzare, di privilegiare la denuncia di episodi gravi di questione morale del centro-destra.

La questione morale riguarda purtroppo anche il PD. Non mi riferisco agli aspetti penali su cui la magistratura indaga e che non devono essere oggetto di commenti politici in libertà. Mi riferisco a ciò che emerge dagli episodi (D'Alema ne ha contati 7 nel Paese ...) di questi giorni in cui sono coinvolti esponenti del PD. Dalle parole, dai fatti emersi ne viene fuori una fotografia di una parte del "personale politico" democratico di dubbia moralità, di arroganza, di abitudine al chiacchiericcio, di mancanza di rigore e di  scarsa attenzione al bene comune. E di attaccamento estremo al potere, alla carica istituzionale anche quando, speriamo,  si è innocenti ma indagati e chiacchierati.

Io non rimpiango gli anni '80, non sono mai stato convinto della diversità dell'allora PCI. Ma bisogna dire, purtroppo, che le parole di Enrico Berlinguer del luglio 1981 (raccolte da Eugenio Scalfari) sono ancora tutte valide, brutto segno per la politica e perla stasi di questo Paese:
 

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.”

Dopo le elezioni in Abruzzo è assolutamente necessario che vengano presi provvedimenti per fare "pulizia" nel PD: sia per eventuali responsabilità penali, sia nel caso di dirigenti che sono da troppo tempo in posti dove hanno assunto arroganza ed attaccamento alla poltrona e si sono allontanati dall'unico motivo per cui dovrebbe esistere la politica: essere al servizio della comunità e del bene comune. Le carriere e le ambizioni personali devono assolutamente essere in subordine rispetto a ciò.

Seri e duri, ha detto ieri Veltroni. Ed ha aggiunto:
"Non bisogna fare di ogni erba un fascio perché esistono migliaia di amministratori onesti e perbene. Non dimentichiamo che esistono anche esponenti del governo che hanno avuto rapporti con i poteri criminali e della camorra. Ci sono persone perbene in tutti gli schieramenti, ma non accetto la propaganda volgare e fatta con la scure". D'accordissimo, ma muoviamoci!
4 dicembre 2008
Il PD ha sbagliato sulla questione Iva-Sky
In questi ultimi giorni ho letto i giornali, mi sono documentato, ho letto l'approfondimento di Francesco Zambardino, ma continuo a pensare che il PD (quindi anche Veltroni) abbia sbagliato sulla questione Iva-Sky. Mi sembra che Barbi avesse subito espresso una opinione diversa, secondo me giustamente.

Ha sbagliato per diversi motivi:

- non è stato studiato bene il "dossier", quindi oggi ci troviamo con l'UE che sostanzialmente approva l'operato di Tremonti/Berlusconi e con Romano Prodi che fa altrettanto; è la cosa peggiore che il denunciante (il PD, l'opposizione) diventi il condannato, siamo sempre meno credibili

- è stato un errore pensare di avviare una denuncia ed una battaglia politica dando la forte impressione di voler proteggere un magnate ed un monopolista come Murdoch; ma tutta la gente che sempre più fa fatica ad arrivare alla fine del mese, cosa gli interessa della pay-tv e degli interessi di Murdoch ?

- non possiamo avere una posizione sulla questione quando governiamo noi ed un'altra quando governa Berlusconi

- il conflitto di interessi di Berlusconi/Mediaset c'è, è grande come una casa, Berlusconi era sicuramente d'accordo con Tremonti; ma questo modo nostro di fare non fa che consolidarlo; invece di batterci per una legge seria, noi incorriamo in battaglie poco capite (e a volte sbagliate come questa) e rafforziamo il potere di Berlusconi

Chiedo ai dirigenti nazionali del PD, ai parlamentari di essere più uniti, di smetterla di farci perdere ancora consensi e di usare tutti gli strumenti che hanno (e che noi non abbiamo anche se forse qualche scelta di noi della base sarebbe più sensata) per valutare meglio le questioni ed assumere le decisioni giuste.
 


 
5 novembre 2008
Obama: una lezione anche per il PD italiano
Notte e mattina molto belle per la democrazia negli USA, in Europa, nel mondo. La nazione più potente del mondo (ancora per poco) ha saputo, dopo una traversata di 8 difficili e dolorosi anni, cambiare. E l'ha fatto spostando la barra ancora più in alto, eleggendo un presidente nero, figlio di un keniota, Barack Obama. Anche i democratici americani, correndo un grosso pericolo, hanno deciso un azzardo: hanno scelto Obama al posto di Hillary Clinton, candidata forte e bianca.

Stamattina, finora, sono arrivate ad Obama le congratulazioni di tutti i maggiori leader e capi di Stato del mondo. Non quelle di Silvio Berlusconi, rimpiazzato da Frattini e Bonaiuti. Solo il Presidente Napolitano ha mandato un messaggio perfetto.
E' il segno, se ancora vi sono dubbi, di un Paese che, scegliendo Berlusconi, ha scelto invece l'immobilità, gli obiettivi più reazionari e gretti. Ma è anche il segno di una sinistra, di un centrosinistra che devono avere più coraggio e capacità di quelle dimostrate finora.
Non dobbiamo solo trovare il nostro Obama (anche se Veltroni può fare molto bene in questa transizione ed inizio del PD), dobbiamo trovare la capacità di dare speranza con costanza, forza e determinazione. E la capacità dei vari leader piccoli o grandi di mettere da parte le loro piccole e dannose lotte di potere e visibilità. Altrimenti l'effetto Obama non basta. Serve se impariamo questa lezione.

Pensiamo a Jesse Jackson, un leader nero che per decenni si è messo al servizio delle lotte dei democratici, con delusioni, sconfitte. Ma sempre con la schiena dritta e continuando nonostante tutto.

Le sue lacrime di stanotte sono il segno eloquente di ciò che la politica dovrebbe essere: disinteresse, sogno, determinazione, coraggio, speranza.


30 ottobre 2008
Referendum sul decreto Gelmini: non sono d'accordo
Ieri, poche ore dopo l'approvazione del decreto Gelmini da parte del Senato, Walter Veltroni ha annunciato ai giornalisti che il PD promuoverà un referendum per abrogare questa legge sulla scuola.

Ho letto tanti post dal titolo "Cancelliamola!", preso dalla notizia di testa del portale PD. Bene, io, a caldo, non sono d'accordo! Per due ragioni: a) per la difficoltà oggi di far riuscire un referendum (almeno 50% +1 degli elettori partecipanti), un fallimento sarebbe anche qui molto grave (stessa motivazione per cui il PD non ha concordato sul referendum sulla legge Alfano, certamente altrettanto grave dal punto di vista costituzionale); b) sento nell'aria (forse perchè sono a Roma per lavoro, in questi giorni) un vento di destra, e comunque una grande delusione e rabbia della gente contro scioperi, proteste, e non tanta consapevolezza e solidarietà con studenti, insegnanti.

Pensiamoci bene, prima di confermare questa raccolta di firme, vediamo di esercitare meglio il ruolo di opposizione in Parlamento e di controllo della legalità nel Paese (ad esempio: cosa farà il PD di fronte all'utilizzo violento degli studenti di destra ieri a Piazza Navona, alla polizia che ha permesso l'entrata di un camioncino con spranghe e bastoni ?).

Ed anche sulle misure economiche di cui ha parlato ieri Veltroni, sacrosanto, ma non ho capito, come commenta stamattina Fucillo, la matematica che sostiene queste proposte del PD. Dobbiamo essere più chiari, concreti.
20 ottobre 2008
Vittorio Foa: si deve pensare agli altri ed al futuro
E’ morto Vittorio Foa, uno dei grandi italiani del ‘900, che è entrato nel XXI secolo per aiutarci a cominciarlo bene. Nato da famiglia ebraica, incarcerato dal fascismo, componente di Giustizia e Libertà, dirigente poi del CLN, in seguito uno dei massimi dirigenti della CGIL. 


Uno dei “costituenti”, uno dei simboli della sinistra democratica. Era un suo cruccio ricordare in modo non fazioso tutta la storia della sinistra italiana: “Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti e ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni”. 

Ecco cosa disse al congresso della CGIL a Bologna nella primavera del 1965, durante un momento delicato di questo sindacato, diviso fra il governo di centro-sinistra ed il PCI all’opposizione: “Io non mi scandalizzo, ma vi dico che sarebbe un grave errore pensare che oggi la nostra organizzazione si debba dividere perché ci sono quelli che sono per il governo e quelli che sono contro il governo. Sarebbe, consentitemi, non solo un errore, ma sarebbe un delitto verso i lavoratori. Perché? Il governo è un governo di coalizione... e in un governo di coalizione ci sono varie parti. Non è un governo socialista, è un governo di coalizione, e nel governo di coalizione ci sono parti più forti e parti più deboli, parti che spingono, parti che tirano. [...] Oggi sulla Cgil si cerca da parte della destra economica e politica di fare una prova psicotecnica. Sei per questa programmazione? Se sì, sei democratico, se no, non sei democratico. Sei dentro, sei fuori? Tutte queste domande, compagni, respingiamole; sono domande che cercano soltanto di portarci a discutere sulle nuvole per impedirci di trovare l’unità sui programmi e sui fatti [...]”.  

Tante cose preziose ci ha detto e lasciato, mi piace ricordare soprattutto questa indicazione: “Si deve pensare oltre che a se stessi anche agli altri e oltre che al presente anche al futuro”.

 

Mi fa piacere, stamattina, vedere che il PD ha realizzato questo manifesto per ricordare Vittorio Foa e che ha inserito l'indicazione che citavo ieri sera:



20 ottobre 2008
Più che Riformista .... Rancorista !
Per me un giornale, non importa quale punto di vista politico abbia, è sempre un oggetto attraente, ho sempre curiosità per le opinioni più varie. Figurarsi la mia curiosità per la nuova edizione di un giornale, in questo caso “Il Riformista” di Antonio Polito. Quindi stamattina l’ho comprato e ho letto qualche articolo. A partire dal “bestiario” di Pansa, trasportato dall’Espresso al Riformista. E dal breve corsivo di Giuseppe Caldarola, ex-direttore dell’Unità ed ex-parlamentare dei DS. 

Premessa: trovo sempre Pansa uno dei giornalisti italiani più brillanti, spesso eccessivo nel bestiario ed anche nei suoi ultimi lavori librari che hanno focalizzato, fra storia e romanzo, il periodo della Resistenza e delle violenze dopo la Liberazione. Non sono uno degli esagitati di sinistra che si scandalizza di ciò che ha scritto e commentato sulla Resistenza e sulle sue drammatiche ed orribili violenze che ha compiuto dopo il 25 aprile 1945. E’ necessario parlare di tutto, senza mai dimenticare il contesto (quello di 20 anni di dittatura nazi-fascista, non il 2008) e chi combatteva per lo scopo giusto (poi le persone potevano essere stupende od orribili da entrambi gli schieramenti).

Siamo invece sul rancore totale e sulla menzogna quando dice (3 ottobre 2008, a proposito delle critiche di alcuni esponenti dell’Anpi al film di Spyke Lee): “L'Anpi non conta niente, e' solo una piccola setta politica nata da una scissione delle associazioni di partigiani. Oggi e' una setta di fanatici che vedendo sparire per motivi anagrafici molti associati ha aperto le iscrizioni ai giovani e sono entrati molti no global".

Detto questo, la lettura del bestiario riformista mi ha amareggiato (pazienza, si può sempre fare altro la prossima volta). Parte bene Pansa, documentando la rabbia, il disprezzo di tanti italiani verso le banche ed i politici che stanno rovinando l’economia. L’immagine è la scritta sull’asfalto di un borgo toscano: “Tutti al muro!”. E’ così, purtroppo sarebbe necessario incanalare la rabbia verso una partecipazione democratica, critica, che sferzi i politici a cambiare, ad essere più responsabili. Ma come prosegue Pansa ? Riservando 2/3 del suo bestiario logorroico ed incazzoso ai “vecchi” dirigenti della sinistra (tra i 50 ed i 60 anni, lui sì che è un giovanotto, se la cava dicendo che non è un capo di governo), mentre chi governa, guarda caso, è il centro-destra. Bella distorsione. Al centro-destra riserva il terzo rimanente, ma per criticare bonariamente il suo capo, una sorta di Dorian Gray. Per valorizzare la sua prima linea forte: Tremonti, Sacconi, Brunetta, perfino Matteoli e Gelmini (??!!). Dice che all’età di Berlusconi si tende a sbroccare, a parlare a vanvera. Pansa, che onestamente dice che ha un anno in più di Berlusconi, in questo scritto dimostra di saper sbroccare e parlare a vanvera in modo eccellente. Vi sono giudizi al veleno su D’Alema, Fassino (un po’ meno), Veltroni. Una sorta di giudizi rancorosi, altro che polemica giornalista. Senza toccare altri dirigenti di centro-sinistra, irridendo alla manifestazione del 25 ottobre.

Ho letto anche il corsivo di Caldarola: qui la faccio breve. Vi è una involuzione preoccupante, non tanto per le sue attuali posizioni politiche (Giuliano Ferrara al suo confronto è un gigante, un grande giornalista), quanto per l’argomentare da giornalista, da commentatore. Neanche un modesto consigliere comunale di un piccolo Comune di Forza Italia (neanche l’on. Fabio Garagnani) riuscirebbe a fare peggio di lui nel descrivere le ipotetiche manipolazioni dei genitori (o nonni) sessantottini sui ragazzi e bambini nell’attuale protesta scolastica.

Ma in che mondo vivono costoro ? Per fortuna sul nuovo giornale vi è dell’altro. Altrimenti più che Riformista si dovrebbe chiamare “Il Rancorista di sinistra”.

sfoglia febbraio        aprile