.
Annunci online

Diario On-Line di Loris Marchesini

1 luglio 2009
Congresso: cosa significa far avanzare il progetto del PD
Cosa significa ovviamente per me… Ho scritto congresso, sapendo che formalmente si chiamerà convenzione. Che in italiano non suona proprio come la “Democratic National Convention”.

Quella dei democrats americani di Denver 2008, che incoronò Obama come candidato alla Presidenza degli USA, fu spettacolare anche perché fu non solo un appuntamento importante interno al partito democratico, ma fu anche un evento che riguardò tutta la città di Denver. Quindi il segno di un partito proiettato all’esterno, verso il popolo, verso gli americani per includerli e farli protagonisti del loro futuro.

Ecco, quindi, per me, il primo punto da tener presente per riuscire a “non tornare indietro”, ma per far avanzare il progetto del PD: tutte le discussioni congressuali del PD da ora alla fine di ottobre (primarie) siano indirizzate non a guardarsi l’ombelico, ad auto-referenziarsi, a dividersi in tante squadre/correnti/conventicole inconcludenti, ma a decidere cosa fare di concreto per il futuro dell’Italia e a scegliere il gruppo dirigente per attuare questa linea politico-programmatica. In modo democratico, ma anche coinvolgendo la società civile, gli elettori, i cittadini. Che la fase congressuale diventi una fase di chiamata del PD verso tutta la società italiana. Con iniziative collaterali alle discussioni congressuali interne, dai piccoli Comuni alle grandi città.

Perché questo? Perché ogni giorno le famiglie italiane, i giovani precari, gli artigiani, i lavoratori di aziende in crisi, gli imprenditori, gli insegnanti, etc.. si chiedono se la politica sarà ancora capace di fare qualcosa per risolvere la crisi economica, per eliminare le mafie, l’evasione fiscale, assicurare più servizi. Il loro primo pensiero non è chi sarà il segretario del PD, non è se questo proviene dagli ex-DS o dagli ex-Margherita. Perché un partito è come un cacciavite, una scopa, serve ad uno scopo specifico, far partecipare democraticamente la gente a risolvere insieme i problemi. Se non serve a questo, prima o poi viene buttato via e dimenticato.

La seconda considerazione a cui tengo molto è relativa al rinnovamento, al ricambio del gruppo dirigente del PD, proprio in funzione sempre di far avanzare il progetto. In questi giorni su questo tema si stanno esercitando in molti. E con troppa enfasi, addirittura nei 10 giorni precedenti il ballottaggio, quando ogni energia doveva essere spesa, da parte dei dirigenti PD più importanti e riconosciuti, a girare l’Italia per conquistare nuovi voti e motivare gli elettori al voto per gli amministratori del centrosinistra. In questi giorni si intreccia il dibattito sui candidati alla segreteria nazionale con quello sulle scelte dei nuovi assessori provinciali e comunali e dei prossimi segretari provinciali e regionali del PD. Senza rendersi conto che questo è un parlarsi addosso, con una completa afasia invece verso le aspettative della nostra gente e degli elettori che forse si stanno stancando di Berlusconi e cominciano a guardare verso di noi. Cosa c’entra questo con il rinnovamento ? E non è solo una questione di età, di generazione, pur importante.

No, la questione è più grave, noto una incapacità di ascoltare il “silenzio” di coloro che avrebbero grandi speranze in questo progetto, ma continuano ad assistere agli stessi meccanismi di cooptazione e di scambiarsi i ruoli all’interno di un gruppo dirigente che vive, anche economicamente, solo della professione politica. Che, una volta terminate le elezioni, automaticamente, come avviene da decenni, ha bisogno di trovare un posto per poter continuare a svolgere quella professione. Professione nobile, faticosa, a volte ingenerosa, che non sarò certo io a svalutare. Ma che nella buona politica non è prevista a tempo indeterminato (peraltro sia che si vinca, sia che si perda).

Quindi invito a considerare il rinnovamento anche come cambiamento di questi meccanismi, ad avere attenzione, per i ruoli dirigenti anche provinciali e regionali, a persone che hanno tutt’altra professione e che sacrificano alla politica il tempo libero e che, spesso, dimostrano capacità politiche (come strategia e come innovazione amministrativa) pari o superiori a coloro che ormai vedono sé stessi come inseparabili dall’impiego di funzionario politico. E non è detto che per ricoprire questi ruoli occorra essere a tempo pieno. Come non è detto che occorra sempre cercare queste persone nella grande città ma possono esserci anche nei piccoli o medi Comuni della provincia. In questi ultimi 30 anni la società è molto cambiata, non siamo alla necessità di ricevere una linea politica degli anni ’50 e ’60. Oggi vi sono parti di società, cittadine e cittadini molto preparati e che sperano nella politica. Ma la politica quasi sempre li lascia ai margini. Come se fossero dei dilettanti che rischiano di rovinare il giocattolo. Ma il giocattolo è già usurato. E qualche scelta innovativa in questo senso non potrà che fare bene al PD, al suo progetto per l’Italia. E farà bene anche al PD di Bologna che è da tanto tempo sottovalutato e pochissimo rappresentato nel gruppo dirigente nazionale. Le vittorie di Delbono a Bologna e quelle in quasi tutti i Comuni della provincia (merito dei gruppi dirigenti “dilettanti” di questi Comuni) dovrebbero aiutare e non ostacolare a fare questi cambiamenti. Se l’obiettivo è costruire davvero il nuovo PD e proporre una nuova frontiera per il nostro Paese.

23 febbraio 2009
Matteo Renzi, se tieni davvero al PD, smettila di dare interviste!
Oggi ho letto le risposte che Matteo Renzi, candidato del PD a sindaco di Firenze dopo aver vinto le primarie, ha dato a Francesca Schianchi della "Stampa". "Hanno eletto il vicedisastro", ha detto a proposito dell'elezione di Dario Franceschini. Se questo significa essere l'Obama italiano, se questa è la forza in più che i giovani emergenti possono portare al progetto del PD, io ne faccio volentieri a meno. Molte risposte di questa intervista sembrano la fotocopia aggiornata di alcune velenose risposte di Massimo D'Alema. Allora meglio tenersi l'originale e soffrire una volta sola.

Per fortuna che Franceschini, sabato, ha chiesto solidarietà, unità sulle decisioni e polemiche, discussioni aspre non sui giornali o in TV, ma nei colloqui dirette fra le persone, nella riservatezza. Renzi pensa di aiutare il progetto del PD, dello stesso congresso e delle future primarie (vere) con queste dichiarazioni ? Io gli consiglio di pensare a Firenze, dove gli auguro di vincere. E' già molto dura comunque. Senza aggiungere il carico di irritazione e di indignazione che molti elettori ed iscritti, che hanno davvero a cuore il PD, avranno già oggi di nuovo dopo aver letto queste dichiarazioni.

Renzi ha 34 anni, è già un uomo adulto da molto tempo, anche se oggi in Italia sembra che un trentenne dovrebbe essere considerato quasi adolescente. Ha sicuramente capacità, carisma. Pensi a La Pira più che a Obama, impari da persone "vecchie" come Piero Fassino che, con tante vittorie dal 2002 al 2006, si è fatto da parte continuando ad aiutare gli altri. Come in questi ultimi giorni, in cui ha lavorato dietro il palcoscenico per costruire una soluzione condivisa, certo non definitiva, in un momento drammatico. Le primarie ed il congresso in questo momento volevano dire tornare a guardarsi l'ombelico, non essere presenti in mezzo alla società, in Parlamento, nelle campagne elettorali.

Abbiamo bisogno di una nuova generazione di giovani dirigenti capaci, competenti, generosi, con idee nuove. Non abbiamo bisogno di giovani arroganti e che imitano gli aspetti peggiori delle generazioni più anziane.


sfoglia giugno        agosto