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Diario On-Line di Loris Marchesini

28 febbraio 2010
Per una politica più sobria: proposta per diminuire le indennità dei consiglieri regionali
Penso che Piero Fassino abbia ragione quando invita il PD dell’Emilia-Romagna ad andare all’attacco nella campagna elettorale per le regionali del 28 e 29 marzo. Siamo al governo, dobbiamo spiegare ed evidenziare il nostro buongoverno agli elettori, ricordare cosa è diventata l’Emilia-Romagna, quali primati ha in Italia ed in Europa. Che sono merito innanzitutto dei cittadini, delle famiglie, delle imprese piccole, medie ed artigiane, della cooperazione, del volontariato della nostra Regione. Questi soggetti hanno però trovato, da decenni ed anche in questi ultimi 5 anni, un partner politico molto forte e determinato in chi ha diretto questa Regione. Quindi, per stare ad oggi, in Vasco Errani e la sua Giunta, la sua maggioranza di centrosinistra.

Qualche primato che è bene ricordare a chi ora non ha altro da fare che scavare, cercare il fango da buttare addosso ad Errani. Un centro-destra che a Bologna ed in Emilia-Romagna non è capace di mettersi in sintonia con questa forte Regione, capirne i punti di forza, proporre un programma concreto. “Regione contendibile” è il loro slogan: a parte l’astrusità di questo concetto, fa capire che pensano solo alla presa del potere e non a proporsi come classe dirigente politica capace. 

Solo per ricordarne alcuni, di questi primati: prima regione italiana per occupazione complessiva (70%), prima per occupazione femminile (61,3%), prima per copertura nidi d’infanzia (14,6%, anche se qui è lontano l’obiettivo di “Lisbona 2010” del 33%), prima per offerta sanitaria (Censis, indicatore a 67,6), prima per libertà economica (8,23, “Quadrante futuro” del Centro Einaudi), prima per certificazioni ambientali, prima per partecipazione al voto nelle varie elezioni e referendum, prima per donazione di organi, prima per la struttura di protezione civile, prima per parco di auto ecologiche, prima per il numero di nuove imprese nate da spin-off della ricerca scientifica, prima per gli stanziamenti a favore della non autosufficienza e, in questo periodo di crisi, degli ammortizzatori in deroga. 

In poche parole: produzione di ricchezza, innovazione, coesione sociale, politiche educative e servizi sociali di avanguardia, sostenibilità, valorizzazione delle donne. 

Ecco perché bisogna andare all’attacco. Ma ponendoci e proponendo nuovi traguardi: molta più decisione sulle politiche di sostenibilità ambientale, una drastica riduzione dell’incremento di utilizzo del suolo per nuovi insediamenti, più trasparenza in ogni settore e processo delle politiche regionali, ancora più servizi per l’infanzia, senza cullarci sul primato che comunque abbiamo, anche perché risalta in uno scenario deprimente come quello italiano dei nidi d’infanzia. Poi dobbiamo andare all’attacco, come PD bolognese, regionale, ma anche nazionale, per proporre ed attuare politiche di serio, incisivo contenimento dei costi della politica. Qualcosa è stato fatto dalla Regione con la diminuzione delle Comunità Montane, degli ATO e dei Consorzi di Bonifica. Occorre proseguire in questo senso, ma occorre anche che siano riportati al buon senso, all’equilibrio, ad un minimo di sobrietà i valori delle indennità dei consiglieri regionali (ora al 65% di quelle dei parlamentari nazionali), dei vitalizi, delle indennità di fine mandato. Quindi con una diminuzione per tutte le Regioni, secondo me per portare le indennità al 50% di quelle dei parlamentari nazionali. 

In altre regioni vi sono importi minori (Toscana, Marche), in altre maggiori, per non parlare del caso scandaloso della Sicilia.

Maggiori dati su www.parlamentiregionali.it 

Qualche settimana fa ho inviato ai responsabili del PD di Bologna (politico e programmatico) una mail con una proposta non certo articolata, ma che proponeva, nell’ambito del contributo programmatico del PD di Bologna al programma di Errani, una maggiore trasparenza ed una diminuzione di queste indennità. Non ho avuto nessuna risposta, anche se avevo preannunciato l’invio. 

Ecco perché allora ne scrivo qui in modo più completo, sapendo che difficilmente questa proposta verrà raccolta, magari interpretandola in modo sbagliato: come se desse corda all’anti-politica, alla demagogia. E’ invece esattamente il contrario: è proporre una politica più sobria, far corrispondere le nostre parole con i fatti, le decisioni, i nostri comportamenti. E’ combattere l’anti-politica facendo seriamente politica. 

Il PD dovrebbe farsi promotore, a livello nazionale, di un indirizzo valido per le nuove Assemblee Regionali che saranno elette e che dovrebbero portare queste indennità ad un livello notevolmente più basso, commisurate alle reali responsabilità ed impegni. Non c’è infatti nessun rapporto fra le responsabilità e l’impegno di un Sindaco di un piccolo e medio Comune (indennità da 800 a 2200 € netti al mese) e quelle di un consigliere regionale. Come non c’è paragone fra le responsabilità ed i disagi di un parlamentare nazionale (tra l’altro anche qui le indennità sono più altre che in Europa senza nessuna ragione) e quelle di un consigliere regionale (nel 2008 i consiglieri regionali hanno avuto 128 ore di sedute di consiglio regionale e 231 ore di sedute per tutte le Commissioni; mediamente un deputato nazionale ha circa 800-900 ore di sedute in aula, più quelle delle Commissioni). 

Un’ultima considerazione: tutti gli amministratori pubblici del PD eletti nelle varie Istituzioni versano una percentuale al PD stesso come forma importante di autofinanziamento per le iniziative politiche, la formazione, la comunicazione. E’ giusto e così deve rimanere. Ma sarebbe sbagliato ostacolare la diminuzione delle indennità dei consiglieri regionali perché in quel modo sarebbe minore la quota versata al PD: una cosa sono le Istituzioni, una cosa i partiti, nessuna confusione fra i due livelli.

Questi sono i dati per i consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna (rilevazione del settimanale “L’Espresso”):

11 novembre 2008
In Italia "We Can" se cambiamo quasi tutto in politica
E' inutile domandarsi chi è l'Obama italiano, chi sarà il prossimo leader democratico italiano che vincerà dopo aver conquistato il consenso ed il cuore degli elettori di centrosinistra italiani. Sì, anche il cuore, ciò che ha fatto la differenza per Obama, facendolo vincere. Un amico bolognese molto saggio mi spiegava domenica che non basta essere candidati moderni (preparati politicamente e sui problemi), occorre essere “post-moderni”, con in più la capacità di dare speranza e far vedere un sogno possibile.

Non siamo pronti per questa nuova frontiera, e lo spiega molto bene oggi Tito Boeri sulla Repubblica ( Una missione per la politica ):

Mancano primarie vere per selezionare la classe dirigente (a Bologna, una delle poche città dove si svolgeranno primarie, siamo in una situazione molto difficile per veti incrociati, rischiamo lo scenario "dopo di me il diluvio .."), la democrazia partecipativa (vera, con cessione di quote di potere, ma chiedendo in cambio più responsabilità ai cittadini e meno lamentele) viene considerata adatta solo per anime belle, la comunicazione su Internet con i cittadini è considerata ancora la ciliegina sulla torta, si dà risalto alle manovre politiche e non al potere delle idee innovative, non vi è una vera competizione nel "mercato del lavoro" dei politici, esiste ancora un costosissimo finanziamento pubblico dei partiti che fornisce una sovranità illimitata ai segretari di partito, vi sono troppi parlamentari, che cambiano spesso e la maggior parte dei quali, senza esperienza, vengono usati come esercito di manovra, le liste sono bloccate, spesso manca una vera professionalità politica, l'età media è troppo alta.

Questo è lo scenario da cambiare totalmente per il PD. Cercare l'Obama italiano in una situazione così bloccata è inutile e controproducente. Occorre prima fare la traversata nel deserto e portare la politica buona nella terra promessa di un sistema politico innovato ed adeguato al XXI° secolo, che sia coerente con l'obiettivo del bene comune. Speriamo di riuscirci, senza che sia necessario l'aiuto di un Mosè che apra le acque del Mar Rosso, cioè le resistenze infinite di questo sistema politico italiano bloccato.


Chagall - Il passaggio del Mar Rosso

6 ottobre 2008
Il bene comune prima di tutto, ma finora ha vinto il partito del cemento

Sabato il Card. Carlo Caffarra ha fatto una bella omelia durante la solennità di San Petronio, alla presenza delle autorità cittadine.

Il suo discorso, per cui ha invitato a non attribuirgli altre motivazioni da quella della passione per il bene della città di Bologna, è stato incentrato sull’invito a dare priorità assoluta al lavoro per il bene comune umano. L’invito è esteso a tutti, ma in particolare a chi è impegnato in politica e nelle istituzioni:

Se vogliamo che la nostra città cresca, ciascuno di noi – individui e formazioni sociali – deve sempre più prendere coscienza che esiste un bene comune, superiore ai beni privati. Sappiamo tutti che la vita associata, soprattutto nella sua espressione politica, è fatta anche di contrasti e di conflitti anche forti. Sappiamo che le deliberazioni pubbliche sono frutto di scontri e/o di compromessi fra parti opposte. Tuttavia, la conflittualità civile e politica ha ben diversa natura a seconda che la si viva come controversia fra rivali, che non hanno nulla in comune poiché hanno solo interessi da difendere, oppure come incontro tra soggetti, che condividono la ricerca del bene comune, il quale supera e unisce tutti. Il bene comune, per sua natura, mentre assicura il bene di ciascuno, unisce fra loro le singole persone. La libertà solo per sé sarebbe orribile. …. Il bene comune non può essere perseguito semplicemente mediante equilibrati compromessi fra diritti ed interessi opposti e confliggenti. …. La distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto non può ridursi al rispetto di regole procedurali. La più sicura difesa del bene comune è una coscienza rettamente illuminata circa la verità sull’uomo. Questa è anche l’unica arma, non raramente, di cui sono in possesso i poveri.”

Non si può che concordare con il nostro Arcivescovo. In particolare questo concetto diventa illuminante e dirimente quando si tratta di una delle componenti principali del bene comune umano: la terra, il nostro pianeta, il suolo su cui viviamo, abitiamo, che ci nutre, ci disseta, su cui lavoriamo. E ieri, sul quotidiano “La Repubblica” Carlo Petrini, fondatore di SlowFood ed animatore di tante iniziative che valorizzano e proteggono la nostra terra, le sue produzioni, ha firmato un articolo bello, intenso, documentato. Ma anche un’appassionata denuncia di una situazione (ciò che è avvenuto dal 1990 al 2005, da dati Istat) che non è più sostenibile:

“.. in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un'area più grande del Lazio e dell'Abruzzo messi insieme. Poco meno di 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Però nessuno sembra inorridire. Forse sarà a causa di una mentalità diffusa secondo la quale se non si costruisce non si fa, non c'è progresso economico.”

Non è purtroppo una novità, tutto era stato documentato da Vittorio Emiliani su uno dei siti italiani migliori per le opinioni e le informazioni sull’urbanistica ed il paesaggio (www.eddyburg.it sito fondato dall’urbanista Edoardo Salzano).

Mi limito infine a due considerazioni, una di forte preoccupazione ed una di lieve speranza:

1) nei dati pubblicati del consumo di suolo dal 1990 al 2005 l’Emilia Romagna è purtroppo terza (con il 22,09% di suolo consumato in soli 15 anni! Dopo Liguria e Calabria e prima della Sicilia; la media italiana è 17%). A parte il fatto che la superficie del suolo non la possiamo modificare, tutti capiscono che banalmente il 22% in 15 anni non ce lo possiamo più permettere. Poi in questi 15 anni non sono avvenuti sconvolgimenti economico-sociali: l’industrializzazione era già avvenuta e gli abitanti della nostra Regione sono rimasti abbastanza stabili, con l’unica eccezione degli immigrati. Da ciò si può capire che noi, con le nostre buone politiche e pratiche avremo governato bene lo sviluppo (es. Legge 20), ma abbiamo permesso troppo consumo di suolo, senza puntare sul recupero e riuso di quello già urbanizzato. Per non parlare di certa urbanizzazione della costa romagnola

2) con l’adozione dei prossimi PSC (Piani Strutturali Comunali), spesso pianificati in modo associato fra più Comuni (come il caso del mio Comune, Anzola, in Terred’Acqua), si è iniziato a capire il fenomeno ed a trarre qualche linea diversa di sviluppo. Forse ancora troppo timidamente. Occorrerà che negli strumenti operativi (POC) la contrattazione con i privati porti a due risultati necessari, ormai obbligati: meno consumo di suolo, più recupero ed una quota molto maggiore di edilizia pubblica

In altri grandi Paesi europei da tempo hanno capito questo pericolo e sono corsi ai ripari:

“in Germania è in vigore dal 1998 una norma che ha fissato una soglia di trenta ettari al giorno, un quarto di quanto effettivamente si costruisse a quel tempo, vale a dire quarantaquattromila ettari l´anno che era pur sempre un sesto di quanto si costruisca oggi in Italia. La legge fu voluta dall´allora ministro dell´Ambiente, che si chiamava Angela Merkel. Più antica è la tradizione inglese. Racconta l´architetto Richard Rogers (in un´intervista al trimestrale Terzo Occhio): «A Londra abbiamo avuto un incremento di popolazione di un milione di persone in dieci anni e non abbiamo toccato un solo metro quadrato di green field, la campagna intorno alla città». In Gran Bretagna si è stabilito che per almeno il settanta per cento le nuove costruzioni devono sorgere riciclando aree urbane esistenti, per esempio ex stabilimenti industriali. … L´assalto al paesaggio ha condizioni politiche e finanziarie. L´urbanista Paolo Berdini ricorda che le entrate dei comuni italiani derivano, per una media del sessanta per cento, dall´Ici e dagli oneri che pagano i costruttori. Il che significa che per fare cassa i comuni trovano conveniente dare concessioni edilizie e sprecare territorio. Come? Per esempio a Roma «sono stati aperti ventotto grandi centri commerciali con superficie superiore a un ettaro». Poi ci si accorge che provocano paurosi intasamenti di traffico (accade per l´immenso insediamento chiamato Porta di Roma est, definito il più grande d´Europa) e allora si decide di costruire due corsie autostradali accanto a quelle già esistenti: «Chilometri di asfalto, altre migliaia di ettari di campagna romana cancellati». (Francesco Erbani su “La Repubblica, 25 ottobre 2007)

Tutto ciò è strettamente legato al tema dello “sprawl”, il fenomeno della città diffusa, l’espandersi incontrollato della città nel territorio circostante, utilizzando terreno rurale per nuove abitazioni, fabbriche, strade, centri commerciali. Tanto per stare alla Provincia di Bologna, dal 1955 al 2005 è stato urbanizzato un territorio, sottraendolo all’agricoltura, di 205 Kmq (denuncia dell’anno scorso della Coldiretti).
Un libro da consigliare per assumere sostanze immunitarie rispetto a questo sviluppo non sostenibile:

"Il partito del cemento", di Marco Preve e Ferruccio Sansa, Chiarelettere. "Adesso come allora. Come ai tempi de La speculazione edilizia di Calvino (1957). Una nuova colata di cemento si abbatte sull’Italia, a partire dalla Liguria. La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio".

La maggior parte delle pietre che una nazione lavora, servono soltanto da cippi tombali. Essa si seppellisce viva (H.D.Thoreau)


    immagine tratta da: http://vantech.vsb.bc.ca/ss/pm/ss11/online/ss11/index.htm

21 settembre 2008
Auguri a Romano Prodi, auguri per la pace in Africa !
Fra le cose bizzarre italiane possiamo anche inserire la disattenzione mediatica e politica verso una persona che, fino a pochi mesi fa, era il capo del governo, il leader dell’Ulivo, dell’Unione ed il padre fondatore del Partito Democratico. Cioè Romano Prodi.

Se poi parliamo di attualità, la disattenzione è ancora più strana rispetto alla notizia del conferimento a Romano Prodi, da parte del Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, dell’incarico di coordinatore delle missioni internazionali per il mantenimento della pace in Africa. Il ruolo in Africa delle Nazioni Unite è stato definito dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1809 votato il 16 aprile 2008.

L’annuncio è di pochi giorni fa ed ha raggiunto Romano Prodi mentre era a Novellara (RE), ospite, assieme a Gad Lerner, della manifestazione “Uguali e diversi”.

Ban Ki-Moon ha voluto il professore bolognese per guidare una missione di cui fanno parte uno statunitense, un cipriota, un giapponese, un designato dalle Isole Mauritius ed un iraniano.

Oggi è la giornata internazionale della Pace (21 settembre, Day of Peace).

Nel settembre 2001, il movimento guidato da Jeremy Gilley, regista inglese, Peace One Day   raggiunse il suo principale obiettivo. Una risoluzione (A/Res/55/282) dell'Assemblea Generale, promossa dalla Gran Bretagna e dal Costarica e adottata all'unanimità dagli Stati membri dell'ONU, istituì formalmente la Giornata Internazionale delle Nazioni Unite per la Pace.

Tanti auguri a Romano Prodi! Per ciò che ha fatto per il nostro Paese, per il rinnovamento della politica italiana (ha vinto entrambe le competizioni elettorali con Berlusconi), per il contributo forte all’Unione Europea (prima con la battaglia vinta per l’entrata nell’Euro, poi come Presidente della Commissione Europea). Certamente il suo prestigio è maggiore in Europa e nel mondo di quello riconosciuto in Italia. Spesso è così: nessuno è profeta in patria. Anche questo importante incarico l’ha avuto per il suo prestigio all’ONU e presso l’Unione Africana, non certo per le proposte e gli appoggi del mondo politico italiano. Forse è meglio così. Tanti auguri anche alla Pace in Africa!

A lanciare la candidatura Prodi è stata in prima battuta l'Unione africana, che guarda a lui per l'esperienza accumulata come presidente della Commissione europea, oltre che come premier italiano. Ban Ki Moon ha subito cavalcato la scelta: una conquista "personale" di Prodi, legata alla sua storia, e non da designazioni di nazioni (nemmeno l'Italia, dove nessuno, in qualsiasi schieramento, sapeva davvero cosa bolliva nella pentola del Palazzo di Vetro) e tantomeno di aree politiche.
L'incarico avrà una validità semestrale, anche se tutto il futuro è da giocare. Prodi e la sua squadra devono trovare i modi per organizzare in un sistema per quanto possibile collegato i vari interventi di peacekeeping in Africa. Ora la situazione è disarticolata, con perdite di denaro ed efficienza negli aiuti e nei tentativi di pacificare le molte zone e le molte cause di conflitto.”
(da “La Repubblica”).


20 agosto 2008
I licenziamenti delle FS: tutti d'accordo ?
In questi ultimi giorni non riesco a non pensare spesso alla vicenda degli ultimi licenziamenti decisi dalle FS (gli 8 ferrovieri delle officine di San Fruttuoso a Genova e Dante De Angelis, ferroviere di Milano, che già era stato licenziato per la sua denuncia del sistema "VACMA" - detto anche "pedale a uomo morto", inerente anche la tragedia di Crevalcore -, poi integrato dal giudice).

Il pensiero si dirige lì perchè il lavoro è una delle componenti principali della vita e, soprattutto, della dignità di una persona. Uno può (anzi deve) essere licenziato se vi è un riscontro di gravissime azioni inerenti il rapporto di lavoro con la sua azienda. Ma in questi 9 casi mi sembra (mantengo l'atteggiamento dubitativo perchè ho solo i dati dell'informazione) che le FS siano andate oltre, che abbiano assunto provvedimenti gravissimi per una leggerezza (certamente da sanzionare, quella degli 8 di Genova) e per una denuncia certamente non fatta con il dovuto rigore, ma che è sempre preferibile, per gli utenti (ma anche, alla fine, per la stessa azienda) al silenzio (quella di De Angelis). Della cui accusa e della sua seguente risposta inserisco il link alla documentazione.

Bene, di fronte a tutto ciò non mi è sembrato di vedere sulla stampa, ma soprattutto fra i dirigenti sindacali e politici questa grande preoccupazione (e, forse non sarebbe male, indignazione) per questi fatti. Sarà perchè è metà agosto ? Non è una vicenda che attiene all'art. 1 della Costituzione ? Non chiama in causa il ruolo del sindacato (nel difendere i diritti dei lavoratori, prima di tutto alla sicurezza per loro e per gli utenti) ? Ed il ruolo della politica, anche rispetto alle sorti di un'azienda pubblica così importante per il nostro Paese ?

E' così De Angelis (ricordiamo che i suoi colleghi che hanno denunciato questi temi della sicurezza alla trasmissione Report sono stati licenziati) passa per un esagitato che ha provocato un enorme danno all'immagine delle FS. Come se questo danno non fosse prodotto quotidianamente con i disservizi, lo sporco ed il ritardo su tantissimi treni. E poi l'immagine per che cosa ? Esiste forse ora un'azienda concorrente a cui l'utente possa rivolgersi in alternativa ?

Infine gli 8 lavoratori di Genova: grave leggerezza la loro, ma che c'entrano loro con i fannulloni (che infatti continuano tranquillamente a "lavorare" alle FS e nelle altre aziende pubbliche) ? Loro avevano anzi lavorato due ore in più in quel giorno. Hanno sbagliato per il cartellino, potevano essere sanzionati.
Allora i parlamentari/pianisti che votano al posto di altri loro colleghi cosa dovrebbero subire ? Come minimo il carcere, visto che svolgono il massimo ruolo nella nostra Repubblica, quello di legislatori.

Evidentemente c'è qualche altra motivazione che spinge il vertice FS (che è comunque composto da un bravo economista come Cipolletta e da un-ex sindacalista CGIL come Moretti, gente che per cultura ed esperienza dovrebbero avere a cuore anche i diritti di ogni singolo lavoratore), da almeno due anni, ad azioni drastiche e dure verso i lavoratori.

E' troppo pretendere che vi sia più attenzione verso questi lavoratori ? Mi rivolgo innanzitutto al mio partito (PD) ed al mio sindacato (CGIL). Oppure pensiamo solo alle primarie per il 2009 e alla grande riforma di Calderoli ?

13 maggio 2008
Caso Travaglio: l'informazione non è una risorsa disponibile per la politica

Stamattina Angelo Panebianco, con il suo editoriale sul Corriere, scrive delle due “sinistre incompatibili”, quella dei riformisti e quella del continuo antiberlusconismo. Lo fa partendo dal caso Travaglio/Schifani. Identificando nei sostenitori di Travaglio gli antiberlusconiani (fra cui Di Pietro), che parlano alla pancia della sinistra, e nei riformisti il PD di Veltroni, quelli che parlano alle menti. Bene, io sono un sostenitore di Veltroni, soprattutto del progetto del PD, mi ritengo un riformista, uno della sinistra moderata, non sopporto Di Pietro e Santoro. Spesso mi irrita il giacobinismo di Travaglio. E quindi sottoscrivo quasi tutto ciò che scrive Panebianco.

Ma … è la premessa che è sbagliata, è il mettere insieme, da parte di un professore e di un giornalista fra i più bravi, politica e informazione, quando nel nostro Paese sono troppo spesso caratterizzate da un abbraccio mortale per entrambe.  

Ieri sera, ad Anzola, ho partecipato all’incontro pubblico organizzato per parlare dello stato della lotta alla mafia, incontro molto partecipato, anche emotivamente: con Pina Grassi, vedova di Libero, esponenti di Libera, il nostro Sindaco, Anna Cocchi, presidente dell’Anpi. Incontro ben moderato da Marco Ascione, caporedattore del Corriere di Bologna. Non vi nascondo il disagio dei relatori per le parole pronunciate sul caso Travaglio da parte di Anna Finocchiaro e, soprattutto, Renzo Lusetti (quest’ultimo ha fatto una sorta di editto bulgaro dall’opposizione, una frase grave ed inqualificabile, qui la mente non è stata neanche attivata, altro che riformista).    

Nel caso di Anna Finocchiaro penso che la motivazione della sua dichiarazione sia il rispetto e la cortesia istituzionale verso la seconda carica dello Stato. Motivazione comprensibile, ma ciò che non è accettabile è considerare l’informazione una risorsa disponibile per la politica, utilizzabile secondo le convenienze delle varie situazioni politiche e dei diversi personaggi.

Così non deve essere, soprattutto per dei veri democratici e dei riformisti. L’informazione può dar fastidio, soprattutto quando “danneggia” la propria azione politica, ma ad essa si può solo rispondere con altra informazione. Non esiste giornalismo puro, imparziale, obiettivo. Ma il contenuto dell’informazione è o falso o vero. Le informazioni fornite da Travaglio (e prese da un’inchiesta del giornalista Ansa Lirio Abbate e di Gomez) finora non sono state smentite da nessuno. Anzi, il 29 aprile sono state raccontate dal maggiore quotidiano spagnolo, El Pais, senza che nessuno abbia detto nulla.

Quindi: Schifani, legittimamente, con il voto degli italiani, è diventato senatore e Presidente del Senato. Legittimamente l’informazione deve poter continuare ad informare su chi è, chi è stato Schifani, senza che nessun politico, ancora meno qualcuno dell’opposizione dei democratici, debba censurare o giudicare i giornalisti. La politica si occupi delle proposte programmatiche, della soluzione dei problemi del nostro Paese: ad esempio a combattere meglio e di più la mafia, a liberare 4 regioni dalla criminalità organizzata ed a ripristinare una costante presenza dello Stato, diritto anche dei cittadini meridionali. E lasci l’informazione ai giornalisti, anche quando dà fastidio.

Pina Grassi, da 17 anni, ricorda assieme ai suoi figli l’uccisione di suo marito Libero, democratico, repubblicano, imprenditore che non si è sottomesso alla mafia e che è stato ucciso per questo. Pina non ha mai voluto una lapide per suo marito: perché Libero è stato ucciso anche “dall’omertà che allora aveva la Confindustria, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato”. Secondo me questa piccola donna magrolina colta e molto determinata ha ragione. Lavoriamo diversamente perché presto possa cambiare idea.



25 marzo 2008
Il PD e Obama: la stessa fame di cambiamento

Da alcune settimane sono iscritto alla newsletter di Barack Obama. In quella di ieri sera, dedicata alla campagna elettorale per le primarie nello stato del Kentucky, Obama si rivolge ai suoi attivisti, ai suoi elettori con queste parole:

"Sono necessari sostenitori in tutto lo stato per raggiungere i potenziali elettori, organizzare le loro comunità, e assicurarsi che il maggior numero possibile di sostenitori siano pronti ed coinvolti, attivati per il Primary Day. Nessuna prima esperienza politica è necessaria. Tutto ciò di cui avete bisogno è la fame di cambiamento e la volontà di trasformare il vostro entusiasmo in azione."

Con le dovute differenze di situazione, credo che siano le cose da chiedere a noi stessi per questi 18 giorni di campagna elettorale che ci rimangono.

E la fame di cambiamento è quella che Veltroni dice necessaria per fare una nuova Italia. We can ? Io penso di sì, ma è un impegno di lunga durata e non vale solo per la politica.

Intanto stamattina vi è un annuncio tosto di Veltroni su un impegno per le pensioni erose dal costo della vita: "Il Partito Democratico è deciso a proporre un intervento immediato sul fronte delle pensioni. L'intervento riguarda i pensionati di oltre 65 anni e determina, a partire dal 1 luglio 2008, un incremento medio di quasi 400 euro l'anno per le pensioni fino a 25 mila euro l'anno (fino a circa 2 mila euro al mese) e un incremento fra i 250 e i 100 euro l'anno per le pensioni di importo compreso tra 25 mila e 55 mila euro l'anno".



13 gennaio 2008
La sinistra non capisce il Nord
In questo post cerco solo di pubblicizzare della buona informazione, quella che spesso manca in Italia per capire meglio i fenomeni, quella che ti fornisce elementi per riflettere ed attrezzarti a migliorare le politiche. In questo caso la buona informazione è quella della cooperativa "Una città" di Forlì che realizza da più di 15 anni un mensile straordinario per essere continuo, senza pubblicità, fatto da pochi, un mensile di interviste. Nell'ultimo numero del 2007 vi è una bella intervista ad Aldo Bonomi, sociologo e ricercatore, spesso ospite di Gad Lerner nella trasmissione "L'infedele".

Bonomi indica una sinistra che, nonostante la sua tradizionale attenzione alle forze del lavoro ed alla composizione sociale, non ha capito nulla di cosa stava succedendo con la fine del fordismo e la globalizzazione. Dando, contro una risposta semplicistica della destra, una risposta verticistica e "politica" a 24 milioni di persone che vivono di impresa, soprattutto al Nord.


L'intervista la si può leggere a questo link:


http://www.unacitta.it/paginepoliticaecc/Bonomi.html




La rivista sta cambiando formato (ora è grandissimo ed unico nel panorama italiano, con grandi fotografie in bianco e nero). Si può ricevere solo per abbonamento; ecco i recapiti per chi è interessato:

Una Città
Via Duca Valentino, 11 47100 Forlì tel 0543/21422 fax 0543/30421
unacitta@unacitta.it

3 gennaio 2008
Basta soldi alla Campania: finora non hanno risolto nulla
Come fanno i cittadini ad immaginare la politica come lo strumento per "risolvere i problemi pubblici" ? Tutti siamo informati della nuova, ennesima emergenza rifiuti in Campania, a Napoli. Cosa sono serviti 14 anni di commissariamento e tante risorse nazionali messe a disposizione per risolvere il problema (mentre le altre Regioni hanno fatto molto meglio con le loro risorse normali) ? Forse a nulla, se non a pagare commissari che, colpevoli o incolpevoli, non hanno risolto il problema. Tanti che alla mattina governano ed alla sera si mettono alla testa delle proteste (come giustamente ha detto oggi Della Seta, responsabile Ambiente del PD), la peggiore declinazione del partito di lotta e di governo.

Io credo che occorra non mettere più a disposizione altre risorse per i rifiuti della Campania, peccato che il commissariamento sia stato esteso fino alla fine del 2008 (dalla Finanziaria). Occorre che i responsabili politici (Bassolino, assessori regionali, sindaci) si assumino le loro responsabilità decidendo anche contro i comitati e tanti cittadini.

Altrimenti il problema potrà solo peggiorare, i costi aumenteranno, la camorra ingrasserà ancora, la legalità non si affermerà, le città saranno sporche e puzzolenti ed i tumori e le malattie aumenteranno (come registrato dalle indagini epidemiologiche fatte dal 1995 al 2002):

  • +9% l'aumento della mortalità maschile
  • +12% l'aumento della mortalità femminile
  • +84% l'aumento dei tumori al polmone e al fegato, linfomi e sarcomi, malformazioni congenite


30 novembre 2007
Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell'altro
Oggi è stata resa pubblica la seconda enciclica di Papa Benedetto XVI, "Spe Salvi" (dalla lettera di San Paolo ai Romani: "nella speranza siamo stati salvati"). Occorrerà leggerla e meditarla attentamente, anche se ho già intravisto due affermazioni: la scienza non redime l'uomo (sono d'accordo), ed una critica all'illuminismo (è una questione molto complessa, tutti gli integralismi sono dannosi, anche quello illuminista, ma senza questo periodo culturale e storico avremmo avuto molte più tenebre e meno libertà e tolleranza).

Vi è però un passo dell'enciclica che riporto e che voglio sottolineare:
".... nessun uomo è una monade chiusa in se stessa. Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate una con l'altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, la mia vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. Così la mia intercessione per l'altro non è affatto una cosa a lui estranea, una cosa esterna, neppure dopo la morte. Nell'intreccio dell'essere, il mio ringraziamento a lui, la mia preghiera per lui può significare una piccola tappa della sua purificazione. E con ciò non c'è bisogno di convertire il tempo terreno nel tempo di Dio: nella comunione delle anime viene superato il semplice tempo terreno. Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell'altro né è mai inutile. Così si chiarisce ulteriormente un elemento importante del concetto cristiano di speranza. La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me [40]. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale. ...." (da: "Lettera enciclica SPE SALVI del Sommo Pontefice Benedetto XVI", Roma, 30 novembre 2007).

Mi sembra molto importante ciò che qui viene spiegato da Benedetto XVI. E mi viene in mente, in modo immediato, un famoso concetto ispirato da don Milani in Lettera a una professoressa, che ha segnato tutta la sua vita di prete ed educatore: "uscire da soli dai problemi è l’avarizia, uscirne insieme è la politica.
"



Estratto di "Lettera a una professoressa" preparato e letto in occasione del convegno su Don Milani ad Anzola - Marzo 2007
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