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Diario On-Line di Loris Marchesini

1 luglio 2009
Congresso: cosa significa far avanzare il progetto del PD
Cosa significa ovviamente per me… Ho scritto congresso, sapendo che formalmente si chiamerà convenzione. Che in italiano non suona proprio come la “Democratic National Convention”.

Quella dei democrats americani di Denver 2008, che incoronò Obama come candidato alla Presidenza degli USA, fu spettacolare anche perché fu non solo un appuntamento importante interno al partito democratico, ma fu anche un evento che riguardò tutta la città di Denver. Quindi il segno di un partito proiettato all’esterno, verso il popolo, verso gli americani per includerli e farli protagonisti del loro futuro.

Ecco, quindi, per me, il primo punto da tener presente per riuscire a “non tornare indietro”, ma per far avanzare il progetto del PD: tutte le discussioni congressuali del PD da ora alla fine di ottobre (primarie) siano indirizzate non a guardarsi l’ombelico, ad auto-referenziarsi, a dividersi in tante squadre/correnti/conventicole inconcludenti, ma a decidere cosa fare di concreto per il futuro dell’Italia e a scegliere il gruppo dirigente per attuare questa linea politico-programmatica. In modo democratico, ma anche coinvolgendo la società civile, gli elettori, i cittadini. Che la fase congressuale diventi una fase di chiamata del PD verso tutta la società italiana. Con iniziative collaterali alle discussioni congressuali interne, dai piccoli Comuni alle grandi città.

Perché questo? Perché ogni giorno le famiglie italiane, i giovani precari, gli artigiani, i lavoratori di aziende in crisi, gli imprenditori, gli insegnanti, etc.. si chiedono se la politica sarà ancora capace di fare qualcosa per risolvere la crisi economica, per eliminare le mafie, l’evasione fiscale, assicurare più servizi. Il loro primo pensiero non è chi sarà il segretario del PD, non è se questo proviene dagli ex-DS o dagli ex-Margherita. Perché un partito è come un cacciavite, una scopa, serve ad uno scopo specifico, far partecipare democraticamente la gente a risolvere insieme i problemi. Se non serve a questo, prima o poi viene buttato via e dimenticato.

La seconda considerazione a cui tengo molto è relativa al rinnovamento, al ricambio del gruppo dirigente del PD, proprio in funzione sempre di far avanzare il progetto. In questi giorni su questo tema si stanno esercitando in molti. E con troppa enfasi, addirittura nei 10 giorni precedenti il ballottaggio, quando ogni energia doveva essere spesa, da parte dei dirigenti PD più importanti e riconosciuti, a girare l’Italia per conquistare nuovi voti e motivare gli elettori al voto per gli amministratori del centrosinistra. In questi giorni si intreccia il dibattito sui candidati alla segreteria nazionale con quello sulle scelte dei nuovi assessori provinciali e comunali e dei prossimi segretari provinciali e regionali del PD. Senza rendersi conto che questo è un parlarsi addosso, con una completa afasia invece verso le aspettative della nostra gente e degli elettori che forse si stanno stancando di Berlusconi e cominciano a guardare verso di noi. Cosa c’entra questo con il rinnovamento ? E non è solo una questione di età, di generazione, pur importante.

No, la questione è più grave, noto una incapacità di ascoltare il “silenzio” di coloro che avrebbero grandi speranze in questo progetto, ma continuano ad assistere agli stessi meccanismi di cooptazione e di scambiarsi i ruoli all’interno di un gruppo dirigente che vive, anche economicamente, solo della professione politica. Che, una volta terminate le elezioni, automaticamente, come avviene da decenni, ha bisogno di trovare un posto per poter continuare a svolgere quella professione. Professione nobile, faticosa, a volte ingenerosa, che non sarò certo io a svalutare. Ma che nella buona politica non è prevista a tempo indeterminato (peraltro sia che si vinca, sia che si perda).

Quindi invito a considerare il rinnovamento anche come cambiamento di questi meccanismi, ad avere attenzione, per i ruoli dirigenti anche provinciali e regionali, a persone che hanno tutt’altra professione e che sacrificano alla politica il tempo libero e che, spesso, dimostrano capacità politiche (come strategia e come innovazione amministrativa) pari o superiori a coloro che ormai vedono sé stessi come inseparabili dall’impiego di funzionario politico. E non è detto che per ricoprire questi ruoli occorra essere a tempo pieno. Come non è detto che occorra sempre cercare queste persone nella grande città ma possono esserci anche nei piccoli o medi Comuni della provincia. In questi ultimi 30 anni la società è molto cambiata, non siamo alla necessità di ricevere una linea politica degli anni ’50 e ’60. Oggi vi sono parti di società, cittadine e cittadini molto preparati e che sperano nella politica. Ma la politica quasi sempre li lascia ai margini. Come se fossero dei dilettanti che rischiano di rovinare il giocattolo. Ma il giocattolo è già usurato. E qualche scelta innovativa in questo senso non potrà che fare bene al PD, al suo progetto per l’Italia. E farà bene anche al PD di Bologna che è da tanto tempo sottovalutato e pochissimo rappresentato nel gruppo dirigente nazionale. Le vittorie di Delbono a Bologna e quelle in quasi tutti i Comuni della provincia (merito dei gruppi dirigenti “dilettanti” di questi Comuni) dovrebbero aiutare e non ostacolare a fare questi cambiamenti. Se l’obiettivo è costruire davvero il nuovo PD e proporre una nuova frontiera per il nostro Paese.

23 febbraio 2009
Matteo Renzi, se tieni davvero al PD, smettila di dare interviste!
Oggi ho letto le risposte che Matteo Renzi, candidato del PD a sindaco di Firenze dopo aver vinto le primarie, ha dato a Francesca Schianchi della "Stampa". "Hanno eletto il vicedisastro", ha detto a proposito dell'elezione di Dario Franceschini. Se questo significa essere l'Obama italiano, se questa è la forza in più che i giovani emergenti possono portare al progetto del PD, io ne faccio volentieri a meno. Molte risposte di questa intervista sembrano la fotocopia aggiornata di alcune velenose risposte di Massimo D'Alema. Allora meglio tenersi l'originale e soffrire una volta sola.

Per fortuna che Franceschini, sabato, ha chiesto solidarietà, unità sulle decisioni e polemiche, discussioni aspre non sui giornali o in TV, ma nei colloqui dirette fra le persone, nella riservatezza. Renzi pensa di aiutare il progetto del PD, dello stesso congresso e delle future primarie (vere) con queste dichiarazioni ? Io gli consiglio di pensare a Firenze, dove gli auguro di vincere. E' già molto dura comunque. Senza aggiungere il carico di irritazione e di indignazione che molti elettori ed iscritti, che hanno davvero a cuore il PD, avranno già oggi di nuovo dopo aver letto queste dichiarazioni.

Renzi ha 34 anni, è già un uomo adulto da molto tempo, anche se oggi in Italia sembra che un trentenne dovrebbe essere considerato quasi adolescente. Ha sicuramente capacità, carisma. Pensi a La Pira più che a Obama, impari da persone "vecchie" come Piero Fassino che, con tante vittorie dal 2002 al 2006, si è fatto da parte continuando ad aiutare gli altri. Come in questi ultimi giorni, in cui ha lavorato dietro il palcoscenico per costruire una soluzione condivisa, certo non definitiva, in un momento drammatico. Le primarie ed il congresso in questo momento volevano dire tornare a guardarsi l'ombelico, non essere presenti in mezzo alla società, in Parlamento, nelle campagne elettorali.

Abbiamo bisogno di una nuova generazione di giovani dirigenti capaci, competenti, generosi, con idee nuove. Non abbiamo bisogno di giovani arroganti e che imitano gli aspetti peggiori delle generazioni più anziane.


11 novembre 2008
In Italia "We Can" se cambiamo quasi tutto in politica
E' inutile domandarsi chi è l'Obama italiano, chi sarà il prossimo leader democratico italiano che vincerà dopo aver conquistato il consenso ed il cuore degli elettori di centrosinistra italiani. Sì, anche il cuore, ciò che ha fatto la differenza per Obama, facendolo vincere. Un amico bolognese molto saggio mi spiegava domenica che non basta essere candidati moderni (preparati politicamente e sui problemi), occorre essere “post-moderni”, con in più la capacità di dare speranza e far vedere un sogno possibile.

Non siamo pronti per questa nuova frontiera, e lo spiega molto bene oggi Tito Boeri sulla Repubblica ( Una missione per la politica ):

Mancano primarie vere per selezionare la classe dirigente (a Bologna, una delle poche città dove si svolgeranno primarie, siamo in una situazione molto difficile per veti incrociati, rischiamo lo scenario "dopo di me il diluvio .."), la democrazia partecipativa (vera, con cessione di quote di potere, ma chiedendo in cambio più responsabilità ai cittadini e meno lamentele) viene considerata adatta solo per anime belle, la comunicazione su Internet con i cittadini è considerata ancora la ciliegina sulla torta, si dà risalto alle manovre politiche e non al potere delle idee innovative, non vi è una vera competizione nel "mercato del lavoro" dei politici, esiste ancora un costosissimo finanziamento pubblico dei partiti che fornisce una sovranità illimitata ai segretari di partito, vi sono troppi parlamentari, che cambiano spesso e la maggior parte dei quali, senza esperienza, vengono usati come esercito di manovra, le liste sono bloccate, spesso manca una vera professionalità politica, l'età media è troppo alta.

Questo è lo scenario da cambiare totalmente per il PD. Cercare l'Obama italiano in una situazione così bloccata è inutile e controproducente. Occorre prima fare la traversata nel deserto e portare la politica buona nella terra promessa di un sistema politico innovato ed adeguato al XXI° secolo, che sia coerente con l'obiettivo del bene comune. Speriamo di riuscirci, senza che sia necessario l'aiuto di un Mosè che apra le acque del Mar Rosso, cioè le resistenze infinite di questo sistema politico italiano bloccato.


Chagall - Il passaggio del Mar Rosso

7 novembre 2008
Per Obama l'Italia non è fra le nazioni amiche più importanti
Oggi abbiamo letto questa news:

"Obama telefona a nove leader mondiali, ma non a Berlusconi

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha telefonato a nove leader mondiali che lo avevano chiamato per congratularsi per il risultato del voto del 4 novembre. Obama, secondo fonti della transizione, ha chiamato per ringraziarli il presidente francese Nicolas Sarkozy, il messicano Felipe Calderon, il sudcoreano Lee Myung-bak e i premier australiano Kevin Rudd, canadese Harper, israeliano Ehud Olmert, giapponese Taro Aso, britannico Gordon Brown e la cancelliera tedesca Angela Merkel" (da www.repubblica.it)

Quindi Obama, in questo modo, ha preso subito i contatti con le nazioni amiche più importanti del pianeta: Francia, Germania, Gran Bretagna, Messico, Israele, Giappone, Corea del Sud, Australia, Canada. Una nuova geo-politica con cui Obama inizia il suo mandato di maggior leader mondiale.

Non l'Italia, non Berlusconi. Purtroppo nessuna sorpresa, le motivazioni sono due: la perdita di importanza economica e geopolitica dell'Italia e le continue pessime figure che Berlusconi ed altri del centro-destra fanno fare al nostro Paese, fino a provocare incidenti diplomatici.

Uno scenario pericoloso per il prossimo, difficile futuro degli italiani; che differenze con i tempi di De Gasperi ma anche con quelli recenti di Romano Prodi e D'Alema!




5 novembre 2008
Gasparri ha ragione: Obama non farà caso alle sue dichiarazioni!
Il senatore e capogruppo PDL Gasparri ogni volta ha la capacità di superare se stesso nel degradare la funzione di politico, di senatore, portandola al livello più basso possibile, insultando in un colpo solo istituzioni, leader mondiali, avversari politici.

Oggi, in un'intervista al GR3, ha detto cose incredibili e gravi rispetto alla verità e per il rapporto fra Italia e Stati Uniti:

"
Sul piano della lotta al terrorismo internazionale dobbiamo vedere Obama alla prova, perché questo è il vero banco di prova. L'America è la democrazia di riferimento per quanto vogliano affermare i valori della libertà minacciati dal fondamentalismo, dal terrorismo islamico. Su Obama gravano molti interrogativi. Con Obama alla Casa Bianca Al Qaeda forse è più contenta.... Credo che l'Europa debba ora assumersi maggiori responsabilità perché non sappiamo cosa farà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Difendiamoci da soli dai pericoli che incombono su di noi ... In primo luogo non credo che il Presidente degli Stati Uniti sia molto preoccupato da quanto possa dire io in riferimento alle recenti elezioni".


Si rimane davvero sconcertati, pur conoscendo Gasparri. L'unica consolazione è sapere che lui stesso sa di non valere nulla pur ricoprendo un ruolo istituzionale notevole (capogruppo PDL al Senato, quindi della maggioranza governativa). Ha ragione: Obama avrà altro da fare che leggere scemenze di questo genere o ascoltare i consigli del vecchio saggio Berlusconi. Anche le dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio sono surreali quanto inadeguate: non trova di meglio di dare consigli invece di congratularsi. ... Ma per lui il leader maximo è ancora Bush.
5 novembre 2008
Obama: una lezione anche per il PD italiano
Notte e mattina molto belle per la democrazia negli USA, in Europa, nel mondo. La nazione più potente del mondo (ancora per poco) ha saputo, dopo una traversata di 8 difficili e dolorosi anni, cambiare. E l'ha fatto spostando la barra ancora più in alto, eleggendo un presidente nero, figlio di un keniota, Barack Obama. Anche i democratici americani, correndo un grosso pericolo, hanno deciso un azzardo: hanno scelto Obama al posto di Hillary Clinton, candidata forte e bianca.

Stamattina, finora, sono arrivate ad Obama le congratulazioni di tutti i maggiori leader e capi di Stato del mondo. Non quelle di Silvio Berlusconi, rimpiazzato da Frattini e Bonaiuti. Solo il Presidente Napolitano ha mandato un messaggio perfetto.
E' il segno, se ancora vi sono dubbi, di un Paese che, scegliendo Berlusconi, ha scelto invece l'immobilità, gli obiettivi più reazionari e gretti. Ma è anche il segno di una sinistra, di un centrosinistra che devono avere più coraggio e capacità di quelle dimostrate finora.
Non dobbiamo solo trovare il nostro Obama (anche se Veltroni può fare molto bene in questa transizione ed inizio del PD), dobbiamo trovare la capacità di dare speranza con costanza, forza e determinazione. E la capacità dei vari leader piccoli o grandi di mettere da parte le loro piccole e dannose lotte di potere e visibilità. Altrimenti l'effetto Obama non basta. Serve se impariamo questa lezione.

Pensiamo a Jesse Jackson, un leader nero che per decenni si è messo al servizio delle lotte dei democratici, con delusioni, sconfitte. Ma sempre con la schiena dritta e continuando nonostante tutto.

Le sue lacrime di stanotte sono il segno eloquente di ciò che la politica dovrebbe essere: disinteresse, sogno, determinazione, coraggio, speranza.


25 marzo 2008
Il PD e Obama: la stessa fame di cambiamento

Da alcune settimane sono iscritto alla newsletter di Barack Obama. In quella di ieri sera, dedicata alla campagna elettorale per le primarie nello stato del Kentucky, Obama si rivolge ai suoi attivisti, ai suoi elettori con queste parole:

"Sono necessari sostenitori in tutto lo stato per raggiungere i potenziali elettori, organizzare le loro comunità, e assicurarsi che il maggior numero possibile di sostenitori siano pronti ed coinvolti, attivati per il Primary Day. Nessuna prima esperienza politica è necessaria. Tutto ciò di cui avete bisogno è la fame di cambiamento e la volontà di trasformare il vostro entusiasmo in azione."

Con le dovute differenze di situazione, credo che siano le cose da chiedere a noi stessi per questi 18 giorni di campagna elettorale che ci rimangono.

E la fame di cambiamento è quella che Veltroni dice necessaria per fare una nuova Italia. We can ? Io penso di sì, ma è un impegno di lunga durata e non vale solo per la politica.

Intanto stamattina vi è un annuncio tosto di Veltroni su un impegno per le pensioni erose dal costo della vita: "Il Partito Democratico è deciso a proporre un intervento immediato sul fronte delle pensioni. L'intervento riguarda i pensionati di oltre 65 anni e determina, a partire dal 1 luglio 2008, un incremento medio di quasi 400 euro l'anno per le pensioni fino a 25 mila euro l'anno (fino a circa 2 mila euro al mese) e un incremento fra i 250 e i 100 euro l'anno per le pensioni di importo compreso tra 25 mila e 55 mila euro l'anno".



17 marzo 2008
Il declino degli USA è già iniziato. Il primato all'Europa oppure a Cindia ?
Si stanno moltiplicando le notizie, i trends di lungo periodo e gli indicatori che raccontano di un inizio di declino, di un sorpasso (almeno in alcuni importantissimi settori) degli Stati Uniti da parte dell'Unione Europea e della Cina (ancora di più se consideriamo la regione asiatica emergente "Cindia").
Ad inizio gennaio Federico Rampini ha intervistato l'economista americano Barry Eichengreen, docente a Berkeley e consulente autorevole delle banche centrali asiatiche e del FMI; le questioni erano (e sono tutt'ora): il declino degli Stati Uniti è congiunturale o irreversibile? Cosa ci aspetta se il XXI secolo sarà segnato da un significativo ridimensionamento dell´Occidente, e dall´emergere di nuovi attori capaci di dettare le regole della globalizzazione?

Ebbene:

1)  negli USA vi è una crisi, quasi una recessione, con un enorme debito pubblico crescente (67% rispetto al PIL)

2)  per la prima volta, in questi giorni, il PIL USA (13.844 miliardi di $) è stato superato da quello dell'Unione Europea (13.881)

3)  è di oggi la notizia del sorpasso del numero degli utenti Internet statunitensi (217 milioni) da parte degli utenti cinesi (220 milioni); proprio in questi giorni in cui vi è una repressione feroce del governo cinese sui ribelli democratici tibetani, che passa anche attraverso la chiusura dell'accesso a YouTube

4)  il dollaro è ai minimi storici rispetto all'Euro (oggi 1,59 $); ed il barile di petrolio al massimo storico (112 $), mentre la crisi finanziaria, causata dall'impatto dei mutui subprime e da dissesti bancari USA, è sempre più forte sui mercati internazionali; se c'è una supremazia americana, ora è negli impatti negativi che provoca

5)  l'anno scorso l'azienda giapponese Toyota ha superato la General Motors americana come primo produttore di automobili

6)  vi è una presidenza americana in scadenza, in gran parte fallimentare e con un consenso ai minimi storici

Ma non tutto ciò che va male (o è in declino) negli USA fa bene all'Europa, anzi. Vi è quindi da sperare davvero in una vittoria democratica, io spero di Obama, affinchè gli Stati Uniti, primi o secondi, riprendano il ruolo di innovatori e di motore/stimolo dell'economia mondiale ed, in modo giusto, ridiventare uno dei punti di riferimento per la democrazia nel mondo.

Ora invece mi sembra esserci, negli Stati Uniti, una depressione nella visione del futuro. In parte ben simboleggiata dalla crisi che attraversa Tommy Lee Jones nel film "Nella valle di Elah" e dal suo arrotolare la bandiera americana.




12 marzo 2008
Le Figaro: Prodi si cancella dalla politica italiana
"Le Figaro" di ieri ha pubblicato un articolo del corrispondente da Roma, Richard Heuzé: "Romano Prodi s'efface de la scène politique italienne". Dopo la prima parte, di cronaca politica degli avvenimenti che riguardano Prodi e del suo annuncio di ritiro dalla politica italiana, vi sono alcune considerazioni interessanti che riporto, sperando di aver tradotto decentemente utilizzando le mie conoscenze scolastiche del francese:

http://www.lefigaro.fr/international/2008/03/11/01003-20080311ARTFIG00384-romano-prodi-s-effacede-la-scene-politique-italienne-.php


Prodi interpreta alla sua maniera: "la fase dell’unità del centrosinistra italiano è ormai sorpassata, ad altri l’onore di portare il testimone”.

Capo di una maggioranza senza avere un partito, capo di un governo senza battaglioni per sostenerlo, fondatore poi presidente di una formazione sulla quale non ha alcun potere, Romano Prodi ha giocato un ruolo ingrato di chiarificatore nella sinistra italiana. Egli ha presenziato senza poter minacciare, innovato senza poter imporre, riunificato senza determinare una dinamica unitaria. Egli tuttavia è riuscito a determinare l’alleanza fra cattolici di sinistra e laici di tendenza marxista.

Occorre accreditargli il merito della tenacia, di una visione della cosa pubblica assai rara in un’Italia individualista ed un certo coraggio politico. Combattivo, galantuomo,  che dimostra la sua serenità con il sorriso, Romano Prodi ha saputo far fronte agli ostacoli con l’autorevolezza di un uomo di Stato. E’ nella politica estera che ha dato il meglio di sé stesso. Servita dalla sua esperienza a Bruxelles: “Ad una riunione della Conferenza islamica dove egli era stato invitato, egli era il solo a poter riconoscere senza esitare tutti e a parlare con il saudita, l’egiziano, l’afgano, il siriano, l’iraniano, senza l’ombra di un’esitazione”, confida una persona vicina a lui.

Questa esperienza gli servirà. Lontano dal sognare una ritirata dorata nella sua casa di Bologna, in compagnia di sua moglie Flavia, che l’ha seguito in tutte le sue avventure, egli si vedrebbe bene investito di un ruolo internazionale: “ambasciatore di pace” per l’ONU o l’Unione Europea, o animatore di una Fondazione, o ancora mediatore nel vicino Oriente, come Tony Blair.

Nessuna intenzione comunque di intervenire nella campagna elettorale. La sfiducia e l’amarezza restano grandi rispetto ai suoi compagni di strada che non gli avrebbero espresso tutto il sostegno che egli attendeva da essi.

Con il nuovo leader del centrosinistra, Walter Veltroni, il contenzioso resta intero. L’uomo forte del Partito democratico gli ha reso omaggio a parole, ringraziandolo d’avere “per due volte risanato i conti dello Stato”. Il nuovo leader cerca soprattutto di prendere le distanze con quello uscente. Lui preferisce citare come esempio lo spagnolo Luis Zapatero, la francese Ségolène Royal o l’americano Barack Obama. Veltroni si sente “portato” da “questo vento nuovo che soffia dall’Europa agli Stati Uniti”.




Romano Prodi parla all'ONU - Ansa


Prodi al bar con Parisi e Fassino


7 marzo 2008
FT: Mr. Veltroni looks old-fashioned but he is a strong speaker
Sul Financial Times di oggi vi è un servizio sulla campagna elettorale di Walter Veltroni. Il prestigioso giornale economico inglese definisce Veltroni un innovatore dal look "old-fashioned".
Cerco di tradurre al meglio l'articolo, che ha il titolo:

"I democratici italiani prendono esempio dal libro di Obama"

Walter Veltroni totalizza chilometri. Il candidato premier del centro-sinistra italiano nel prossimo mese di campagna elettorale ha preso la strada di campagna con un pullman per compiere un tour nel Paese nel tentativo di restringere il grande divario da Silvio Berlusconi nei sondaggi di opinione, il suo rivale di destra.

L'idea del pullman potrebbe essere stata presa in prestito dal Straight Talk Express della campagna presidenziale del 2002 del senatore repubblicano John McCain, ma questo è l'anno della speranza democratica rappresentata da Barack Obama che è il modello del leader del Partito Democratico in Italia.

"Obama è innovativo, unificante e post-ideologico", afferma l'onorevole Veltroni a bordo del suo "Pullman" che sta attraversando la Toscana, dopo aver completato circa un quarto del suo tour programmato di 12.600 km, prima delle elezioni di metà di aprile.

Mr Veltroni, che ha scritto la prefazione all'edizione italiana di "L'audacia della speranza" di Mr Obama, ha difficoltà da vendere.  Non vi sono dubbi, come egli e Mr Berlusconi dicono, che gli italiani sono stufi  della debole economia del loro Paese e sono diffidenti verso l'elite politica.

Ma dopo una vita in politica - era un consigliere della città di Roma per il Partito comunista all'età di 21 anni - e ora che dirige un partito che appartiene ad un disperato ed impopolare governo di coalizione, l'onorevole Veltroni ha il compito di presentare un messaggio riformista convincente.

Con entrambe le parti che propongono tagli alle tasse ed alla spesa pubblica, l'elettorato fa fatica a capire la differenza. Veltroni ha un punto di forza in più: l'onorevole Berlusconi ha 71 anni e ha già stato due volte come primo ministro con un record di economica debole.
"In quale altro posto in Europa -chiede il candidato 51enne premier Veltroni - si trova qualcuno che corre per la sua quinta campagna ?"

Durante un comizio, egli ridicolizza lo slogan della campagna elettorale di Berlusconi che esorta gli italiani a "rialzarsi" , dicendo che la gente si alza già per andare a lavorare duramente ogni giorno. Vivi applausi suscita la sua dichiarazione che i democratici  si sono lasciati alle spalle i loro partner di coalizione, i comunisti e i Verdi, e "liberato" da questo onere potrà diventare un governo stabile e più leggero.

Gli eventi della sua campagna hanno attratto diverse migliaia di persone. Ma molti di loro, come in un recente altalena di sinistra attraverso il cuore della Toscana, sono anziani. Secondo molti, l'assenza dei giovani è perché loro appoggiano i comunisti.

Arroccato su di un palco in abito e cravatta, l'onorevole Veltroni sembra piuttosto antiquato - in netto contrasto con l'immagine più casual e populista dell'onorevole Berlusconi. Ma è però un oratore forte e convincente, usa un linguaggio comprensibile, sincero e con senso dell'umorismo.


La sua campagna è un veloce percorso, che spesso coinvolge un programma giornaliero di tre o quattro interventi - sempre senza note - intervallati da regolari brevi ritorni a Roma.

Proprio come egli non ha alcun manager della campagna elettorale e dirige le operazioni con un piccolo staff - "Io non credo negli spin doctors" -  E' Veltroni a gestire il compito fondamentale di elaborazione delle candidature del suo partito.

I giovani, le donne rappresentano l'immagine di innovazione. L'esperienza e l'appello ad un elettorato più ampio sono riempiti da un ex generale, uno specialista di cancro e un prefetto anti-mafia.

Per alcuni italiani egli è un pò come un "grande fratello" politico impersonato da una personalità dominante. In una certa misura questo è ciò che l'onorevole Veltroni vuole con il suo progetto che egli sa come gestire, in quanto sindaco di Roma per gli ultimi sei anni.

Egli sottolinea il suo partito è "post-ideologico" e vuole evitare la politica di scontro, mediante la costruzione di un ponte tra lavoratori e datori di lavoro e disinnescare le tensioni tra società laica e cattolica.

Veltroni mostra il suo lato pragmatico, dicendo che non avrebbe alcun problema nei rapporti con Vladimir Putin, il presidente russo e presto primo ministro. "Chi governa rispetta gli altri che governano", egli spiega.

Per saperne di più sulla sua campagna:  www.ft.com/veltroni
(Copyright Financial Times Limited 2008)




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