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Diario On-Line di Loris Marchesini

3 luglio 2009
La nuova Giunta comunale di Bologna
Ieri è stata presentata da Flavio Delbono, nuovo Sindaco di Bologna, la sua Giunta. 10 assessori, con Claudio Merighi (PD) vice-sindaco. 5 donne e 5 uomini. Con CGIL, IDV e Socialisti scontenti. Ma penso che Delbono abbia fatto bene, ha agito con abbastanza autonomia, pur tenendo conto degli equilibri politici. Una Giunta non serve per sistemare i desideri dei partiti, ma per governare al meglio una città. E Bologna ne ha davvero bisogno. Da tempo. E' una città con tante cose positive, ma ferma da molti anni. E di tutto c'è bisogno, ma non certo delle ambizioni dei partiti sui posti di assessorato.
Buon lavoro, Flavio!

Ecco l'elenco e la presentazione della Giunta fatta dal Corriere di Bologna oggi:


25 novembre 2007
Bologna conta sempre di meno
Diversamente dalla parola-chiave delle elezioni regionali 2005, Bologna capitale, gli eventi, i trend ed i dati ci confermano quasi tutti i giorni che Bologna significa sempre di più difficoltà nel governo dei problemi complessi, degrado urbano e declino. Non tanto dal punto di vista economico: è pur sempre seconda o terza, dopo Milano e/o Roma, per competitività, per reddito pro-capite, per depositi bancari, per occupazione. Inoltre sono tante le eccellenze nel mondo delle imprese bolognesi.
Anche la qualità di vita complessiva rimane sempre molto alta. Confermata dalle varie rilevazioni (Sole 24 Ore, Italia Oggi). No, il declino è nel grande ritardo a darsi le indispensabili infrastrutture per la mobilità e la sostenibilità urbana, territoriale.
Poi la politica: diversamente dagli anni 60-70-80, Bologna non solo fa fatica a rimanere un laboratorio avanzato di governo locale, di governo del territorio, di innovazione del governo locale, ma è netta la sensazione (e non solo) che conti sempre di meno nella politica nazionale. Nonostante i bolognesi Prodi, Casini, Fini, Montezemolo, etc.., Bologna è sempre di più fuori dalle scelte più importanti del Paese. Come centrosinistra governiamo i Comuni (Bologna e quasi tutti quelli della Provincia), la Provincia, la Regione, il Governo centrale. Eppure Bologna non riesce neanche a spuntare il finanziamento della progettazione (!) del Passante Nord, peraltro già in ritardo sui tempi pianificati. Per non parlare dei continui passi indietro per il finanziamento delle altre infrastrutture per la mobilità bolognese.

Se poi guardiamo il panorama della rappresentanza politica bolognese nei luoghi decisivi nazionali del centrosinistra, lo sconforto è notevole.
Nel Governo Prodi: vi sono due ministri (De Castro e Parisi), bolognesi acquisiti, non certo rappresentanti del territorio. Un solo sottosegretario: Alfiero Grandi.
Con il Partito Democratico direi che la situazione è peggiorata rispetto a prima del 14 ottobre: nessun bolognese (la più grande federazione DS ..) nell'esecutivo nazionale nominato da Veltroni, due bolognesi su 100 nella Commissione Statuto (Barbera e Vitali), una bolognese su 100 nella Commissione Manifesto Valori (Marzocchi), una bolognese su 100 nella Commissione Codice Etico (Lembi), due bolognesi su 77 nel coordinamento nazionale (Cofferati e La Forgia).

Non è evidentemente una questione di campanile, ma solo il segno di una sottovalutazione da parte di Prodi e Veltroni dell'importanza di Bologna, della sua Provincia nella ripartenza dell'Italia. Ed una stima sicuramente al di sotto del normale delle risorse umane, di intelligenza che vi sono fra i dirigenti bolognesi del Partito Democratico.

Come uscirne ? Certamente premendo di più, facendo di più la voce grossa sui responsabili nazionali perchè Bologna possa avere l'attenzione che merita e di cui ha estrema necessità. Non può essere utile solo per portare risorse (elettorali, umane e finanziarie), occorre anche un equilibrio fra dare ed avere. Caronna (che è stato eletto in Consiglio regionale anche per questo) e De Maria (appena eletto coordinatore del PD bolognese) dovranno avere questo tema come priorità numero 1.

Ma non basta. Occorre che Bologna, il quadro dirigente largo del centrosinistra bolognese si interroghi su cosa sta sbagliando, analizzi le proprie inacapacità, le proprie carenze, guardi in faccia senza timidezze le proprie carenze e pigrizie e si dia da fare, si rimbocchi le maniche e riapra le menti per ridiventare protagonista ed esempio anche per il Paese. Oggi ho assistito in Sala Borsa alla lezione dello scienziato Boncinelli sull'evoluzione della mente. Bravissimo! Ha parlato di mente collettiva, di evoluzione culturale dell'umanità. Bene, al di là delle menti individuali (certamente ce ne sono tante di notevoli), noi, in questi anni, abbiamo messo in letargo la "mente collettiva". E' ora di svegliarla.

Non c'è da tornare alla "Bologna isola felice", laboratorio della sinistra, a Dozza e Dossetti, a Zangheri. E' necessario invece guardare al futuro ed attrezzarsi ad immaginarlo, costruirlo, in modo da essere all'altezza, questo sì, di chi, nel secolo passato, ha saputo fare questo per la nostra città: Zanardi, i partigiani, Dossetti, Dozza, Fanti, Zangheri. Occorre saper costruire una sfida per la città, affinchè tutti (politica, cittadini, imprese) si rimettano in moto; come fece Dossetti nel 1956. Dozza raccolse questa sfida e seppe usare anche le proposte dell'avversario politico.


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