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Diario On-Line di Loris Marchesini

24 dicembre 2009
La candidatura di Emiliano per la Regione Puglia: la cattiva politica
Se penso e scrivo di un esempio di cattiva politica nel nostro campo, quello del centrosinistra e del Partito Democratico, occorre prima precisare che cos'è, per me, la buona politica. Buona politica è mettersi al servizio del bene comune con onestà, competenza, dedizione; è decidere democraticamente, è risolvere insieme i problemi, è lavorare per tutti i cittadini amministrati e non solo per una parte, partendo dai più indifesi, dai più poveri. Buona politica è essere coerenti con gli impegni presi e, ancora di più, con l'incarico affidato dal voto degli elettori.

Ecco perché l'eventuale scelta di Emiliano, sindaco di Bari, come candidato del PD (e forse dell'UDC) alla presidenza della Regione Puglia è secondo me un esempio di cattiva politica. Primo: Emiliano è stato votato, con un grande consenso, sindaco di Bari 6 mesi fa. Basterebbe solo questo per non essere disponibile a qualsiasi altro incarico, è una questione di coerenza, di responsabilità verso gli elettori ma anche verso i cittadini baresi. E' questione di rispetto delle istituzioni, che non sono un autobus da prendere per poi scendere e salire a piacimento.

Ma è un esempio di cattiva politica anche perché non tiene conto del consenso avuto dall'attuale Presidente (Vendola), prima attraverso le primarie, poi con il consenso degli elettori. E' un esempio di cattiva politica perché sarebbe una decisione presa da un ristretto gruppo di dirigenti del PD (assieme forse all'UDC), senza una discussione democratica e che coinvolga gli iscritti e gli elettori (primarie).

Si dice, anzi in particolare Emiliano dice (in una intervista su "La Repubblica" in cui si dimostra purtroppo arrogante, troppo sicuro di sè, un super uomo che sembra abbia in pugno gli elettori) che senza di lui si perde la Regione Puglia, che Vendola non ha il consenso dell'UDC, etc... Io noto solo che con una scelta di Emiliano come candidato rischiamo comunque di perdere la Regione Puglia (non c'è nessuna sicurezza di vincere, solo gli arroganti lo possono pensare), rischiamo fortemente di perdere il Comune di Bari, tradiamo la fiducia degli elettori, rompiamo l'alleanza con Vendola e la Sinistra. 

Mi sembra abbastanza per ripensare a una scelta di buona politica.

29 settembre 2008
Il PD in Abruzzo dimostri di essere davvero nuovo
Il 30 novembre ed il 1° dicembre vi saranno in Abruzzo le elezioni regionali, a seguito delle note vicende che hanno coinvolto il presidente Del Turco, assessori, consiglieri. Che hanno coinvolto in particolare il PD.

La magistratura indagherà e giudicherà su questi fatti, cosa è vero e cosa no delle accuse.

La politica ha un altro compito, quello di prendere decisioni importanti, gravi, nuove, di fronte comunque ad un quadro negativo, difficile: comunque fenomeni di corruzione, di malaffare, una sanità pubblica abruzzese fra quelle più indebitate in Italia. Un Consiglio regionale che, come in altre regioni, di fronte a ciò ha pensato bene di aumentare da 40 a 42 il numero dei consiglieri regionali, lautamente pagati spesso senza fare il loro lavoro (indirizzo e controllo). Senza neanche avere le responsabilità del sindaco di un piccolo Comune che magari ha un'indennità di 800 €.

Inoltre il PD abruzzese ha ancora difficoltà maggiori: oltre ad avere diversi indagati, ha una concorrenza molto forte in Di Pietro e nell'IDV.

Questo quadro dovrebbe far decidere scelte drastiche, radicali:
- anche se un indagato si rivelerà innocente, occorre che ogni candidato sia esente da condanne, indagini, processi in corso. Non bastano qui le regole del nostro codice etico;
- occorre essere contro l'abolizione della legge "anti-sindaci" che finora impone a sindaci che vogliono candidarsi alle regionali di dimettersi prima;
- fare le primarie aperte il più possibile per i candidati alle regionali, favorendo candidature di persone nuove, considerando che non vi sono solo le vecchie appartenenze DS e Margherita
- preparare un programma che comprenda poche scelte chiare di totale discontinuità sulla spesa pubblica usata per le clientele; scelte drastiche per risanare il bilancio della sanità senza chiedere sempre soldi a Roma.

Io non sono abruzzese, ma se lo fossi questo vorrei che facesse il PD, il mio partito. E non difendere pezzi di potere, mentre tutto sta fallendo. Altrimenti il PD il 2 dicembre non stringerà nulla, Di Pietro avrà vinto comunque, diventeremo insignificanti in questa importante regione. E non avremo dato una dimostrazione di ciò che dovrebbe essere il nuovo partito, il PD. Se il PD abruzzese non capisce questo deve intervenire Walter Veltroni, altro che autonomia federale!
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