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Diario On-Line di Loris Marchesini

31 dicembre 2008
Il 10% del finanziamento pubblico del PD in solidarietà

Oggi è l’ultimo giorno del 2008. Un anno difficile, soprattutto per il PD. La gelata ad aprile, poi tante delusioni. Ma il 2009 sembra promettere peggio per il mondo e per gli italiani, a partire da quelli che fanno più fatica. E’ un giorno in cui tanti italiani non possono essere sereni e spensierati. I tanti italiani che sono in cassa integrazione, che sono già stati licenziati, i lavoratori precari che non hanno avuto il contratto rinnovato. Una crisi economica reale che si sta facendo sentire per centinaia di migliaia di famiglie italiane.

In questi giorni così particolari per la Chiesa, il cardinale Tettamanzi, vescovo della più grande diocesi italiana (Milano), ha annunciato una iniziativa di solidarietà: un milione di € da mettere a disposizione dei cassintegrati e di chi ha più bisogno in questa crisi.

Non so se altri vescovi della Chiesa italiana seguiranno il suo esempio. Speriamo. Sembra che il card. Caffarra, il mio vescovo, stia pensando a qualcosa di simile.

Ma sono convinto che il Partito Democratico deve dare un segnale dello stesso tipo. Non per competere con la Chiesa, ma perchè è utile e giusto, etico. Perchè i partiti italiani in questa situazione devono mantenere la stessa quota di finanziamento pubblico, peraltro esagerata rispetto anche alle spese elettorali ? Per il PD sarà di circa 120-130 milioni di € all'anno, dal 2008 al 2013.

Vi è molto da rivedere in questo finanziamento pubblico dei partiti, esagerato (circa 1500 milioni di € nei prossimi 5 anni) e non supportato dall'adempimento da parte dei partiti stessi dell'art. 49 della Costituzione.

Ma anche senza riformarlo, perchè la società fa fatica, deve fare rinunce, ed invece il sistema dei partiti deve vivere al di sopra delle sue possibilità, senza condividere il momento difficile del Paese e delle famiglie ?

Propongo quindi che il PD metta a disposizione, per il 2009, il 10% del finanziamento pubblico per progetti di solidarietà ai lavoratori che perderanno il lavoro.

Ho mandato questa proposta al tesoriere Agostini e al ministro-ombra del Lavoro, Damiano. L’ho mandata anche al segretario Veltroni. Ho indicato una proposta, comunque la necessità di avere una iniziativa in tal senso anche a De Maria, segretario provinciale del PD di Bologna.

Non vi è nessuna demagogia in questa proposta, nessuna concessione a Di Pietro e Grillo, che non sopporto. Ma solo la totale convinzione che il Partito Democratico non può che essere vicino, anche concretamente, alla propria gente. Per più, non meno, Politica. Quella buona.



10 ottobre 2008
A Bologna difficoltà, ora pensare alla città

Dopo aver letto il resoconto di repubblica.it sulla conferenza stampa di Cofferati faccio fatica a credere a ciò che leggo. Uno appassionato alla politica come servizio e come razionalità, anche se abitante in provincia di Bologna, fa fatica ad essere sereno.

"E la prima persona a cui l'ho comunicato è stato il segretario del Pd Walter Veltroni.”

La prima persona a cui comunicarlo DOVEVA essere Andrea De Maria (segretario provinciale del PD di Bologna), tenuto sui carboni ardenti negli ultimi 6 mesi.

“E' stata una scelta esclusivamente familiare. Nel fine settimana mio figlio e la mia compagna erano a Bologna. E 600 km in due giorni per un bambino di pochi mesi non si possono replicare in continuazione. Non si può pensare che un bambino cresca passando gran parte del suo tempo su un'autostrada" 

Per me le scelte familiari, private, sono sacre. Negli anni passati, per due volte mi hanno chiesto di essere il candidato a sindaco del mio Comune ed ho, in entrambe le occasioni, declinato la richiesta. Ma l'ho fatto dopo una settimana, senza ripensarci. Per Cofferati in aprile, in giugno, le condizioni erano le stesse. Intanto il PD di Bologna ha dovuto star fermo in attesa, frustrare le primarie vere, ripartire per poi essere ora di nuovo fermo.

"Il gruppo dirigente deve avere una sua proposta. Se nascerà nelle prossime ore sarà un segno non solo di unità ma anche di forza"

Questo è addirittura surreale. L’ultima persona che può dire al PD di Bologna di fare in fretta è proprio lui. Che non ha contribuito a dare unità e forza.

"Sono convinto che il Pd ed il centro-sinistra abbiano un radicamento molto forte a Bologna, se i gruppi dirigenti non si divideranno e faranno lo sforzo necessario per indicare la soluzione in tempi brevi la città li premierà col voto" 

Idem, come sopra. E’ un nulla: il PD deve trovare candidati forti, stimati, rifare il percorso delle primarie, recuperare l’armonia in mezzo al popolo della sinistra, spiegare ciò che è stato fatto, preparare un programma all’altezza delle sfide 2009-2014 !!!

Ora bisogna pensare alla città, ai suoi cittadini. A completare il mandato 2004-2009 con il massimo impegno, con responsabilità e trasparenza. Ad inviduare almeno 2-3 candidati capaci di governare e rilanciare Bologna e di vincere la sfida democratica con il centro-destra nel 2009 e sottoporli alla procedura delle primarie. Evitando, dopo questo periodo difficile e contradditorio, di trovare un sostituto fra i dirigenti locali del PD, che invece hanno come loro missione quella di lavorare per proporre alla città una personalità forte, competente, stimata, che sappia raccogliere il favore anche di tanta parte degli elettori del centro cattolico democratico. Qualche proposta (senza sapere la  loro disponibilità): Romano Prodi, Pierluigi Bersani, Stefano Zamagni, Filippo Andreatta, Flavio Delbono.

   

1 luglio 2008
Gay Pride a Bologna: il vero silenzio dei cattolici
Mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare della nostra Diocesi, si lamenta della disattenzione dei cattolici bolognesi verso le offese a cui è stato sottoposto il Card. Carlo Caffarra da parte di una parte dei partecipanti al Gay Pride 2008 a Bologna:  

e' strano il silenzio dei cattolici … noi non vogliamo fare polemiche, ma nemmeno tacere la verità. … E' singolare vedere tanti cattolici che fanno parlare di sé e non lo difendono. … Il Pd e i politici seri stiano attenti ad appoggiare manifestazioni come il Pride. Rischiano di perdere voti più che guadagnarne. .. una manifestazione vergognosa, .. è una vergogna che si insulti il vescovo, che è il primo cittadino storico della città .. I politici dovrebbero capire che non si può andare avanti così. Che queste persone non vanno appoggiate. Si ricordino invece, i politici, che chi ha attaccato la Chiesa ha preso lo 0,9% alle ultime elezioni. Anche sabato in piazza non c´erano più di 50mila persone. Cosa sono 50mila? Un nulla. Uno 0,9% appunto”.

Io sono cattolico, impegnato nel PD, e non ho nessuna difficoltà a criticare, stigmatizzare le volgarità e le offese gratuite (forse l’aggettivo anticlericale è un po’ troppo nobile per questo tipo di espressioni) lanciate sabato durante il Gay Pride, anche se sono state un tratto non principale di questa manifestazione. D’altra parte non mi piacciono l’esibizionismo, l’esteriorità volgare del Gay Pride che credo non siano utili a loro stessi ed alle loro rivendicazioni di maggiori diritti. Non condivido neanche quella greve e cinica analisi elettorale di mons. Vecchi. Allora i cattolici, giustamente spronati a non essere silenti, dovrebbero sentire il vento e seguire le correnti che portano molti voti ? Io non so se il PD perda o acquisti voti per la sua politica verso i diritti degli omosessuali. Penso che Andrea De Maria abbia fatto bene a proporre un documento unitario di valorizzazione dei loro diritti, senza un’adesione indistinta ed elettoralistica, ed a partecipare come segno di attenzione alla loro manifestazione.  

Ma la Chiesa cattolica italiana e, in particolare, la gerarchia ecclesiatica bolognese non hanno certo aiutato il mondo gay ad avere un atteggiamento di ascolto, di comprensione, di tolleranza verso la Chiesa stessa. Pensiamo allo stesso mons. Vecchi cosa dichiarò circa due anni fa per commentare il pestaggio di una coppia gay: “Una società che spesso educa o quantomeno ammicca con indulgenza o compiacimento a comportamenti trasgressivi... non può poi far finta di meravigliarsi se tra le tante trasgressioni nasce anche il mostro aberrante e obbrobrioso della violenza”.  

Oppure lo stesso Card. Caffarra che, a proposito di questo Gay Pride, ha dichiarato qualche settimana fa: “Poiché la società uomo-donna è il paradigma fondamentale di ogni socializzazione della persona, l´errore e il disordine circa quella inficia ogni rapporto sociale”.  

Mi sembra che queste dichiarazioni, in certe parti davvero gravi anche dal punto di vista della solidarietà umana, poco abbiano a che fare con il messaggio evangelico e l’interpretazione recente del magistero della Chiesa. Non mi voglio tanto riferire a Matteo 7,1: “Non giudicate, affinché non siate giudicati”, quanto a ciò che la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali (1986) contiene: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni”.

Oppure allo stesso Card. Ratzinger: “.. Da questo approccio diversificato possono derivare molti vantaggi, non ultimo la constatazione che una persona omosessuale, come del resto ogni essere umano, ha una profonda esigenza di essere aiutato contemporaneamente a vari livelli. La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un "eterosessuale" o un "omosessuale" e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna.” (Homosexualitatis Problema, 1986).

Ritengo perciò che il giusto atteggiamento dei cattolici è quello suggerito dal Card. Carlo Maria Martini: “Credo che la chiesa italiana debba dire cose che la gente capisce, non tanto come un comando ricevuto dall'alto, al quale bisogna obbedire perché si è comandati. Ma cose che si capiscono perché hanno una ragione, un senso. Prego molto per questo”. …. “Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli”.
15 giugno 2008
Gens Romilia e polli di allevamento

Due giorni fa Alfredo Cazzola, un importante imprenditore bolognese, ha dato ai giornalisti due notizie (vendita ad un fondo americano della società calcistica Bologna FC 1909 e sua rinuncia a candidarsi come Sindaco di Bologna nel 2009) e giudizi offensivi e gratuiti sul Partito Democratico di Bologna e sui due suoi maggiori esponenti, Salvatore Caronna e Andrea De Maria:

"Quando sento dichiarazioni da parte di uomini come Caronna o De Maria , eccetera, vedo persone che nulla hanno a che fare con le esigenze della città e dei cittadini.. abbiamo bisogno di uomini che fanno, che sappiano affrontare con energia lo sviluppo di questa città .. abbiamo sostituito degli uomini che arrivavano dal Dopoguerra, che avevano degli ideali di un certo tipo e pensavano a un certo tipo di sviluppo, con degli uomini allevati in batteria come dei polli e che, sostanzialmente, oggi sono drammaticamente ai vertici della nostra città o elaborano teorie politiche … Credo che siano quanto di più lontano dalle esigenze dei nostri cittadini".

Penso che questi giudizi siano molto gravi sia nei confronti del PD, sia nei confronti della metà degli elettori bolognesi che hanno votato per questo partito a Bologna, ma soprattutto verso due persone che, con tutti i limiti di qualsiasi uomo che ha dedicato la vita alla politica, sono oneste, sono state scelte e confermate dal voto degli iscritti e dei cittadini ed hanno svolto ruoli diversi politici nella loro vita. Penso non sia inutile che Cazzola si riveda le biografie di Caronna e De Maria.

Io la penso così, e non sono un cieco e zelante sostenitore di Caronna e di De Maria. Ad esempio, in questo periodo (e l’ho scritto in questo blog), penso che il PD di Bologna si sia un po’ troppo sbilanciato verso l’affannosa richiesta di disponibilità di Cofferati, mettendo in secondo piano le idee specifiche del PD per il governo della città, mentre fa finta di niente sulla disponibilità di Beatrice Draghetti. Ma queste sono opinioni politiche diverse in un comune progetto, che è quello di cambiamento della politica attraverso il PD.

Cazzola ha parlato di “uomini allevati in batteria come dei polli”. Allora mi è venuto in mente una raccolta di Gaber, “Polli di allevamento”, appunto (del 1978):

Cari, cari polli di allevamento

……………
 Innamorati dei colori accesi
e delle grandi autostrade solitarie
dove si possono inventare le americhe
più straordinarie.

Con le mani sui grandissimi volanti
l'odore dell'incenso e tanta atmosfera
spingendo sull'acceleratore
col vento tutto addosso
finché non scoppia il cuore, il cuore, il cuore, il cuore...

Queste strofe in realtà mi hanno fatto pensare non alle vite di Caronna (nato in Germania da emigrati) o di De Maria (attivista già da ragazzino quando c’era Berlinguer), ma a certa borghesia, anche bolognese, molto frequentata da Cazzola, che ha sicuramente capacità, meriti imprenditoriali, ma che pensa che gli obiettivi della vita siano fare soldi, essere veloci, vincere sempre e dare al pubblico tutto ciò che di più sfavillante vi sia….  Così si arriva, purtroppo davvero, ai polli di allevamento.

Ma ho anche pensato, stavolta maliziosamente (quindi mi posso sbagliare), che dietro a questi giudizi offensivi vi sia anche il rancore verso un mondo politico che ha rotto il giocattolo quando era già costruito ed era così bello: il progetto Romilia. Fra il 2006 ed il 2007 la politica di centrosinistra di Bologna si è opposta a questo progetto per varie ragioni, ma soprattutto in coerenza con una pianificazione territoriale (PTCP) che non prevedeva un intervento così importante ed invasivo. Ma la gens Romilia del XXI secolo (quella originale era una delle familias che hanno dato vita alla Roma dell’antichità) non intende fermarsi di fronte ai paletti ed alle regole decise dalla politica che rappresenta democraticamente i cittadini. E diventa arrogante.

Ora, di fronte a noi abbiamo il 2009 (elezioni comunali e provinciali, ma anche i primi cento anni del BFC): spero che la coerenza e la fermezza della politica siano confermate senza altri calcoli. Non sono un esperto, può darsi che vi possa essere una soluzione coerente per un nuovo stadio (ma non prendiamoci in giro: se fosse solo un nuovo stadio, non ce ne sarebbe bisogno). Mi preoccupa però che ora, a pochi mesi dalla decisione su Romilia, si dica a Cazzola che possiamo trovare un’altra soluzione. Lo si dica dopo aver capito se è possibile o no. Non prima per tattica politica. Anche perché i nostri referenti non sono i possibili candidati a Sindaco di Bologna del centro-destra, ma i cittadini che hanno votato PD il 13-14 aprile (49,7%) e quelli che hanno votato Cofferati nel 2004 (54%): a quelli dobbiamo offrire un convincente motivo per ripetere la scelta.

3 giugno 2008
La disponibilità di Beatrice Draghetti: un'ottima notizia per tutti ?
Per alcune settimane mi sono trattenuto dallo scrivere in questo blog di Beatrice Draghetti, della sua disponibilità a candidarsi per un secondo mandato come Presidente della provincia di Bologna (“a continuare l'esperienza amministrativa in Provincia nel 2009”), annunciata il 24 aprile in mezzo ad un silenzio assordante quanto ipocrita.

Mi ha trattenuto la mia pluri-decennale moderazione e volontà di non essere strumento, pur piccolo, di polemiche in un momento delicato per la costruzione del PD e delle scelte per il 2009.

Adesso basta, però. Non ho letto dichiarazioni, dopo più di un mese, che avessero una minima somiglianza con quelle per Cofferati (di cui ho commentato con favore la sua scelta sul blog del PD di Bologna: www.pdbologna.org ). Mi sembra un comportamento poco adulto e caratterizzato da uno strabismo politico che nulla ha di coerente con il bene comune, con il giudizio meritocratico del lavoro svolto che ha sicuramente caratterizzato l’impegno di Beatrice Draghetti. Che ha giustamente ribadito, nell’assemblea del 24 maggio, la giustezza della vocazione maggioritaria del PD ma anche la necessità di portare a termine il lavoro promesso ai cittadini senza introdurre inutili e dannose polemiche sulle alleanze. Quando è stato necessario, ha dimostrato di saper rompere con chi era contrario al programma concordato e di decidere comunque (vedi dimissioni dell’assessore Meyer ed approvazione del Piano provinciale del Commercio).

Beatrice Draghetti è anche una persona che stimo moltissimo per la disponibilità dimostrata in ogni occasione, la sua competenza come “educatore” e come amministratore, la sua passione cristiana e sociale, la sua immediata simpatia suscitata in ogni occasione. Tanti militanti ed amministratori ex-DS da anni l’apprezzano moltissimo.

Non bastasse questo, anche indagini più o meno serie (Sole 24 Ore, Ekma, etc..) l’hanno inserita fra i primi posti nella classifica dei Presidenti di provincia, non altrettanto si può dire del Sindaco di Bologna.

Io ritengo che le Province siano enti da superare (mentre anche come centrosinistra abbiamo contribuito negli ultimi 15-20 anni ad aumentarle), con le Città Metropolitane dove esistono di fatto e con le Unioni dei Comuni nelle realtà minori. Ma finché esiste la Provincia essa, come sanno bene i Sindaci dei Comuni della provincia, ha alcune competenze molto importanti: coordinamento della pianificazione territoriale, edilizia scolastica, promozione delle biblioteche, mobilità, etc… Con Draghetti la Provincia di Bologna ha assolto molto bene a questo ruolo, come sanno i suoi assessori che costituiscono, a differenza di quella del Comune di Bologna, una Giunta forte e competente in tutti i suoi settori. E come sa bene anche Andrea De Maria, che di Beatrice è stato autorevole e stimato Vice-presidente.

Chiedo perciò ad Andrea De Maria, all’esecutivo del PD di Bologna, ai Sindaci PD dei Comuni della Provincia di Bologna di esprimersi sulla disponibilità di Beatrice Draghetti, al fine di riempire un vuoto ed una mancanza che si fa fatica a spiegare. Poi, secondo il comma 6 dell’art. 18 dello Statuto del PD, chiunque potrà presentare, secondo le regole previste, la candidatura alternativa a Draghetti e si potranno quindi fare le primarie per il candidato a Presidente della provincia.

Ma se è stato già dato un giudizio positivo su Cofferati, se è stato tirato per la giacca per molte settimane, perché di fronte a Beatrice Draghetti che dichiara, in tutta umiltà, la sua disponibilità, che non crea polemiche, che ha sostenuto in modo convinto la campagna elettorale e le proposte di Veltroni vi è il silenzio ? Deboli con i forti e forti con i deboli ? Questo non deve far parte del DNA del PD. Per favore !

Io, in ogni caso, sosterrò la candidatura di Beatrice Draghetti.

(Loris Marchesini, capogruppo Ulivo nel Consiglio comunale di Anzola dell’Emilia)

21 febbraio 2007: il Presidente Napolitano visita Bologna; nella foto: Napolitano, la moglie Cleo, Beatrice Draghetti, il Presidente della Regione, Vasco Errani, il prof. Anselmi e la Presidente del Consiglio regionale

26 febbraio 2008
Il PD di Bologna candidi il prof. Stefano Zamagni
Ripropongo fortemente al PD di Bologna di candidare il prof. Stefano Zamagni, ordinario di economia politica della nostra Università e presidente dell'Agenzia per le Onlus. E' una delle migliori intelligenze della nostra città, forte sostenitore competente dell'economia sociale, della solidarietà, del volontariato. Una delle migliori espressioni del cattolicesimo laico e democratico.
Non so se il prof. Zamagni è disponibile alla candidatura, penso però che il PD di Bologna e Veltroni dovrebbero fare un tentativo per convincerlo.

Per chi non conosce le competenze del prof. Zamagni, basta leggere il suo Curriculum Vitae:

http://www.agenziaperleonlus.it/intranet/Home-page/Home-page/L-Agenzia-/Organi/Curriculum-vitae-Stefano-Zamagni.pdf

C'è bisogno di qualcuno nel Parlamento che, con competenza e passione, lavori su questi temi e su quello del lavoro. Se non avete ancora letto l'articolo di domenica sul lavoro di Furio Colombo ("L'Unità"), fatelo: è un capolavoro di giornalismo appassionato su un tema troppo evitato.

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=45238

Come dice bene Zamagni, un conto è l'economia di mercato, che ha addirittura ascendenze nel francescanesimo, un conto è il capitalismo, nato 3 secoli dopo:

"
Allora recuperare queste radici storiche, oggi, è importante, perché molti pensano che l’economia di mercato coincida con il capitalismo, mentre il capitalismo è nato tre secoli dopo l’economia di mercato. Successivamente l’economia di mercato è diventata economia capitalistica, poi è degenerata, è andata per conto suo. Ma all’origine l’economia di mercato è nata per praticare la fraternità. La tradizione francescana, calata nella tradizione benedettina, aveva capito che è col lavoro che noi fraternizziamo.

Vi lascio con la metafora della corda e della catena. Provate a pensare che differenza c’è tra una corda e una catena. Immaginate una catena alla quale siamo appesi. La nostra tendenza è aggiungere sempre più anelli, cioè accumulare sempre più beni materiali. Basta che un anello ceda che tutta la catena cade, perché la forza di una catena è la forza dell’anello più debole.

La corda, invece, è fatta di tanti fili che sono tra loro intrecciati. La società è come una corda in cui ogni filo è ognuno di noi con le nostre relazioni. Anche se qualche filo cede, la corda mi regge.

Quanto migliorerebbe la nostra condizione di vita se passassimo dalla logica della catena alla logica della corda!"






 

18 febbraio 2008
Proposta da Bologna per candidature del PD affidabili e nuove
Andrea De Maria venerdì sera è stato eletto con il 92,3% dei voti dei presenti all'Assemblea Territoriale del PD di Bologna. Io l'ho votato in modo convinto e, stavolta, è stato votato anche dagli amici "bindiani" che hanno apprezzato la gestione straordinaria di questo periodo di costruzione del PD. Andrea ha davanti a sè la massima responsabilità nella gestione di tre questioni molto difficili per tutto il PD: 1)  fare una buona campagna elettorale proponendo buone candidature bolognesi al Parlamento (chiedo che la consultazione, pur veloce, sia vera ed aperta a tutti gli elettori, cioè tenga conto, nelle conclusioni, dei risultati della consultazione stessa); 2)  proseguire il lavoro di costruzione e radicamento del PD sul territorio; 3)  rafforzare il ruolo del PD nella discussione e nelle scelte che riguardano le elezioni comunali del 2009, a Bologna come nei Comuni della provincia, altrimenti vi è il rischio di un ruolo autistico del Partito Democratico con il pallino che viene tenuto da Cofferati e dagli altri sindaci, proprio nel momento in cui dovrebbe essere giudicata la loro azione per una eventuale loro riconferma.

Relativamente alle candidature bolognesi per il Parlamento, con lo scopo di garantirci sia alcune persone di esperienza e legate al territorio, sia un grande rinnovamento (ed insisto, il 50% delle candidature devono essere femminili !), comincio a proporre alcuni nomi:

- Livia Zaccagnini
- Maria Teresa Marzocchi
- Anna Maria Tagliavini
- Donata Lenzi
- Paola Diana
- Silvia Zamboni
- Gabriella Montera
- Walter Vitali
- Andrea Segrè
- Paolo Pombeni
- Augusto Barbera
- Stefano Zamagni
- Roberto Grandi
- Anna Maria Artoni
- Gian Luca Borghi
- Nadia Urbinati
- Flavia Franzoni
- Filippo Andreatta

6 febbraio 2008
Gli errori politici degli amici bindiani
Dall'articolo del Resto del Carlino-Bologna di oggi: "La fronda interna al Pd non abbassa le armi. A mettere sotto processo il sindaco Cofferati sono questa volta gli uomini di Antonio La Forgia. La minoranza bindiana, infatti, da tempo è critica nei confronti del sindaco, al punto da caldeggiare un candidato alternativo per il 2009. Si è già speso il nome di Mauro Zani, eurodeputato, che però al momento si dice non interessato. Di certo ora i bindiani invocano da parte del partito l’apertura di una «riflessione specifica sui problemi del governo della città». Un invito implicitamente rivolto al segretario provinciale ulivista Andrea De Maria, in attesa di essere confermato leader del Pd il 16 febbraio prossimo, al cinema Fossolo. «A Bologna — si legge nel documento dell’area ‘Democratici davvero’, discusso e approvato l’altra sera — da tempo si sono manifestate vicende critiche che hanno riguardato il metodo di governo, i contenuti dell’azione amministrativa, il rapporto tra le diverse forze della coalizione». A questo punto, è l’invito dei laforgiani, «sui diversi temi è necessario un confronto disincantato sul bilancio effettivo dell’attuale conduzione del Comune». Non solo. Gli uomini di La Forgia (all’incontro, oltre allo stesso deputato, c’erano Teresa Marzocchi, Luigi Mariucci, Giovanni Mazzanti, Fabio Mignani e Giuseppe Bacchi Reggiani) chiedono alla maggioranza del Pd di «assumere un’iniziativa fortemente propositiva, per contribuire a costruire le condizioni per affrontare con successo la scadenza delle elezioni amministrative del 2009». E in vista di questa scadenza replicano al segretario regionale del Pd, Salvatore Caronna, che l’altra sera aveva decretato la fine dell’Unione: «L’autosufficienza — è l’ammonimento — non può essere un punto di partenza, ma semmai di arrivo». Ed ecco le regole: «Sulla base di un programma costruito con la partecipazione dei cittadini e dei circoli si sceglieranno poi i candidati per il centrosinistra alla carica di sindaco e presidente della Provincia con il metodo delle primarie». Dunque, a Bologna e in Emilia Romagna «il Pd deve rivolgersi a quelle forze con cui ha governato fino ad oggi, ribadendo la sua funzione di ‘asse’ di un’ampia alleanza di centrosinistra», magari accogliendo anche quelle raccolte dalla Cosa Rossa, casa dei ribelli della sinistra radicale."

Poi dal Corriere della Sera del 28 gennaio, intervista a Rosy Bindi: "Veltroni è il vostro candidato premier?  Non è scontato, non c'è un automatismo. Dobbiamo mettere in campo una sintesi intelligente di novità e tradizione. Il Pd ha grandi risorse e una si chiama Veltroni, ma c'è anche Prodi e ci sono altri leader. Chi sarà il candidato premier è una scelta che noi faremo insieme».

Mi sembra che non ci siamo, e non per antipatia verso queste persone (Bindi e "bindiani"), anzi: conosco e stimo diversi di loro (La Forgia, Bacchi Reggiani, Marzocchi, Mazzanti e Mignani), ho sempre stimato Rosy Bindi. Non ci siamo dal punto di vista politico, secondo me. E mi spiego:

1)  mi sembra voler fare i formalisti dire che dobbiamo ancora scegliere chi è il candidato-premier; provatelo a chiedere agli elettori del PD, allora !

2)  perchè riaprire un fronte di critica a Cofferati ed alla giunta di Bologna in questo momento, a campagna elettorale praticamente aperta per le elezioni politiche nazionali ? Vogliamo farci del male ? Cosa facciamo: proponiamo di andare da soli (o assieme a chi sottoscrive il ns. programma) a livello nazionale e qui, a Bologna, dove siamo più forti come PD, rifacciamo il centrosinistra con Loreti e gli altri della sinistra (che non chiamerei radicale) ?

Quindi, molto semplicemente, inviterei a ricordare le date del calendario: 14 ottobre 2007 (Veltroni), 13-14 aprile 2008 (elezioni politiche anticipate).
Poi si riprenderanno le altre questioni.


5 dicembre 2007
Prima assemblea del PD bolognese
Ieri sera ho partecipato alla prima assemblea provinciale del gruppo dirigente largo del PD bolognese, introdotta dalla relazione del coordinatore Andrea De Maria e presieduta da Silvia Manfredini (consigliera comunale del mio gruppo) ed Angela Cocchi. Grande partecipazione, la maggior parte degli intervenuti ha dovuto assistere in piedi. Segno di grande interesse per questa fase costruttiva, dal basso, del PD sul territorio, nei quartieri e nei Comuni. Probabilmente si andrà a costituire i circoli territoriali alla fine di gennaio 2008, dopo aver contattato i votanti alle primarie del 14 ottobre ed aver loro consegnato il "certificato" di fondatore del PD.

Due annotazioni sull'assemblea: un intervento molto preoccupato di Roberto Grandi, sui problemi di governo di Bologna e sul dibattito polemico sugli organigrammi. Ed il suo invito a tener conto non solo degli ex-DS ed ex-Margherita, ma anche della maggioranza dei votanti del 14 ottobre, cioè coloro che non sono mai stati iscritti a nessun partito. Poi un amico che stimo molto, finora fra i più attivi a Bologna nelle associazioni e nella Margherita mi ha confidato la difficoltà a sentirsi a "casa sua" in quest'assemblea in casa ex-DS, partecipata in gran parte da ex-DS, ma soprattutto la sensazione che le regole, i criteri, gli organismi proposti "chiudano", rendano difficile la partecipazione di chi non è abituato alla vita partitica.

Un ultimo pensiero, di cui ho anche parlato nel mio intervento (ho anche detto che finalmente ci stiamo muovendo per costruire il PD nel territorio, ma occorre anche muoverci di più per sostenere e con più calore il Governo Prodi): se qualcuno avesse smarrita la differenza fra destra e sinistra può semplicemente pensare a questi giorni. Mentre in Provincia di Bologna si è eletta la consulta dei cittadini stranieri (suscitando anche candidature di donne) con una buona partecipazione (ad Anzola il 34,5%, terzo Comune della Provincia), in Veneto, in Lombardia alcuni sindaci della Lega hanno deciso ordinanze discriminatorie verso gli immigrati. Per non parlare della vergognosa frase di un consigliere comunale della Lega a Treviso che ha proposto reazioni come quelle naziste verso gli immigrati che sbagliano.


25 novembre 2007
Bologna conta sempre di meno
Diversamente dalla parola-chiave delle elezioni regionali 2005, Bologna capitale, gli eventi, i trend ed i dati ci confermano quasi tutti i giorni che Bologna significa sempre di più difficoltà nel governo dei problemi complessi, degrado urbano e declino. Non tanto dal punto di vista economico: è pur sempre seconda o terza, dopo Milano e/o Roma, per competitività, per reddito pro-capite, per depositi bancari, per occupazione. Inoltre sono tante le eccellenze nel mondo delle imprese bolognesi.
Anche la qualità di vita complessiva rimane sempre molto alta. Confermata dalle varie rilevazioni (Sole 24 Ore, Italia Oggi). No, il declino è nel grande ritardo a darsi le indispensabili infrastrutture per la mobilità e la sostenibilità urbana, territoriale.
Poi la politica: diversamente dagli anni 60-70-80, Bologna non solo fa fatica a rimanere un laboratorio avanzato di governo locale, di governo del territorio, di innovazione del governo locale, ma è netta la sensazione (e non solo) che conti sempre di meno nella politica nazionale. Nonostante i bolognesi Prodi, Casini, Fini, Montezemolo, etc.., Bologna è sempre di più fuori dalle scelte più importanti del Paese. Come centrosinistra governiamo i Comuni (Bologna e quasi tutti quelli della Provincia), la Provincia, la Regione, il Governo centrale. Eppure Bologna non riesce neanche a spuntare il finanziamento della progettazione (!) del Passante Nord, peraltro già in ritardo sui tempi pianificati. Per non parlare dei continui passi indietro per il finanziamento delle altre infrastrutture per la mobilità bolognese.

Se poi guardiamo il panorama della rappresentanza politica bolognese nei luoghi decisivi nazionali del centrosinistra, lo sconforto è notevole.
Nel Governo Prodi: vi sono due ministri (De Castro e Parisi), bolognesi acquisiti, non certo rappresentanti del territorio. Un solo sottosegretario: Alfiero Grandi.
Con il Partito Democratico direi che la situazione è peggiorata rispetto a prima del 14 ottobre: nessun bolognese (la più grande federazione DS ..) nell'esecutivo nazionale nominato da Veltroni, due bolognesi su 100 nella Commissione Statuto (Barbera e Vitali), una bolognese su 100 nella Commissione Manifesto Valori (Marzocchi), una bolognese su 100 nella Commissione Codice Etico (Lembi), due bolognesi su 77 nel coordinamento nazionale (Cofferati e La Forgia).

Non è evidentemente una questione di campanile, ma solo il segno di una sottovalutazione da parte di Prodi e Veltroni dell'importanza di Bologna, della sua Provincia nella ripartenza dell'Italia. Ed una stima sicuramente al di sotto del normale delle risorse umane, di intelligenza che vi sono fra i dirigenti bolognesi del Partito Democratico.

Come uscirne ? Certamente premendo di più, facendo di più la voce grossa sui responsabili nazionali perchè Bologna possa avere l'attenzione che merita e di cui ha estrema necessità. Non può essere utile solo per portare risorse (elettorali, umane e finanziarie), occorre anche un equilibrio fra dare ed avere. Caronna (che è stato eletto in Consiglio regionale anche per questo) e De Maria (appena eletto coordinatore del PD bolognese) dovranno avere questo tema come priorità numero 1.

Ma non basta. Occorre che Bologna, il quadro dirigente largo del centrosinistra bolognese si interroghi su cosa sta sbagliando, analizzi le proprie inacapacità, le proprie carenze, guardi in faccia senza timidezze le proprie carenze e pigrizie e si dia da fare, si rimbocchi le maniche e riapra le menti per ridiventare protagonista ed esempio anche per il Paese. Oggi ho assistito in Sala Borsa alla lezione dello scienziato Boncinelli sull'evoluzione della mente. Bravissimo! Ha parlato di mente collettiva, di evoluzione culturale dell'umanità. Bene, al di là delle menti individuali (certamente ce ne sono tante di notevoli), noi, in questi anni, abbiamo messo in letargo la "mente collettiva". E' ora di svegliarla.

Non c'è da tornare alla "Bologna isola felice", laboratorio della sinistra, a Dozza e Dossetti, a Zangheri. E' necessario invece guardare al futuro ed attrezzarsi ad immaginarlo, costruirlo, in modo da essere all'altezza, questo sì, di chi, nel secolo passato, ha saputo fare questo per la nostra città: Zanardi, i partigiani, Dossetti, Dozza, Fanti, Zangheri. Occorre saper costruire una sfida per la città, affinchè tutti (politica, cittadini, imprese) si rimettano in moto; come fece Dossetti nel 1956. Dozza raccolse questa sfida e seppe usare anche le proposte dell'avversario politico.


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