.
Annunci online

Diario On-Line di Loris Marchesini

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari

Le lettere di Minella a Sita e di Calzolari al Corriere di Bologna mi hanno“ferito” politicamente e cerco di spiegare il perché. Vorrei prima sgombrare il campo da possibili equivoci:

 

-          considero l’autonomia del movimento cooperativo assolutamente necessaria e una realtà in essere da molti anni; quindi la forzatura che viene fatta per rimarcare questa caratteristica la trovo anacronistica; ho iniziato da giovanissimo a lavorare in una Coop di cui era presidente un grande cooperatore, ora scomparso, Ivano Barberini, costruttore instancabile di questa autonomia;

 

-          sia a livello nazionale che bolognese io, in modo attivo, ho sostenuto chi ha perso: Franceschini e Licciardello; e tuttora non sono così soddisfatto di come “funziona” il PD. Ma ciò non cambia nulla del mio atteggiamento di assoluta lealtà e impegno per il PD di Bersani e di Donini.

 

Il PD di Bologna vive un periodo molto difficile e confuso. Ma è un partito da rispettare ed un interlocutore importante (ha il 40% dei consensi dei cittadini bolognesi, per non parlare dei Comuni della provincia).  Da dove ha tratto Minella la convinzione che il PD “ormai da troppi anni avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia” ? Forse che Bersani e Donini considerano le Coop una realtà secondaria ? Non ci crede nessuno. Bersani, oltre ad essere un amico da sempre della cooperazione, è stato accusato dalla destra di aver avviato le liberalizzazioni anche per favorire le Coop.

 

Minella cita come esempio della “disattenzione” del PD il presidente di Manutencoop che forse non voterà più PD. A parte il fatto che tanti importanti dirigenti cooperativi di oggi (lo stesso Levorato) non sono nati come cooperatori sotto il cavolo della Coop, ma in gioventù hanno iniziato come funzionari del PCI, non credo che la preoccupazione maggiore del nostro partito sia cosa voterà il presidente di Manutencoop (semmai ci importa cosa voteranno i suoi dipendenti).

 

E’ difficile concordare con Minella quando accusa il nuovo corso del PD (in modo molto ingeneroso, è in pista da metà giugno; potrà anche aver sbagliato qualcosa, ma ha di fronte a sé un lavoro molto duro) di non vivere la vita della città: è stata evidente l’azione, avviata subito, di riprendere i contatti con la città, sia con i circoli, i tavoli con il questionario, le quasi 200 feste dell’Unità, le 15 domande a cui rispondere insieme alla società bolognese …

 

Fa bene Calzolari a ricordare la trasformazione politica e sociale degli ultimi 20 anni ed il fatto che gli attori della cooperazione di oggi appartengono a più culture politiche. Giusto. Ma questa è la società, queste sono le persone. Non altrettanto si può dire dei partiti politici. Non tutti sono a fianco della cooperazione quando c’è da difenderne le prerogative. In Parlamento non tutti votano nello stesso modo su ciò che riguarda le Coop. Noi, come PD, non faremo mai abbastanza per i valori di solidarietà, economia sociale, mutualità. Ma noi ci siamo, altri no.

 

Mi piace Calzolari quando scrive del primato della politica, ma perché questo possa essere fecondo occorre che la politica non sia snobbata per qualche segnale permaloso; anche alla Festa dell’Unità è utile la voce autonoma delle Coop per portare il loro contributo e le loro critiche pubbliche al PD.

 

Il PD non chiede che le Coop schierino le loro “truppe” al suo fianco. Anzi, non vi devono essere truppe, ogni cittadino, socio o lavoratore Coop deve usare la sua testa. Lavoriamo invece tutti a “risarcire” la ferita che Bologna sente, ad indicare gli obiettivi più importanti da realizzare per le generazioni future di Bologna, nel loro esclusivo interesse, abbandonando le gelosie del proprio orticello, cooperativo o politico che sia.

 

 

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari

Le lettere di Minella a Sita e di Calzolari al Corriere di Bologna mi hanno“ferito” politicamente e cerco di spiegare il perché. Vorrei prima sgombrare il campo da possibili equivoci:

 

-          considero l’autonomia del movimento cooperativo assolutamente necessaria e una realtà in essere da molti anni; quindi la forzatura che viene fatta per rimarcare questa caratteristica la trovo anacronistica; ho iniziato da giovanissimo a lavorare in una Coop di cui era presidente un grande cooperatore, ora scomparso, Ivano Barberini, costruttore instancabile di questa autonomia;

 

-          sia a livello nazionale che bolognese io, in modo attivo, ho sostenuto chi ha perso: Franceschini e Licciardello; e tuttora non sono così soddisfatto di come “funziona” il PD. Ma ciò non cambia nulla del mio atteggiamento di assoluta lealtà e impegno per il PD di Bersani e di Donini.

 

Il PD di Bologna vive un periodo molto difficile e confuso. Ma è un partito da rispettare ed un interlocutore importante (ha il 40% dei consensi dei cittadini bolognesi, per non parlare dei Comuni della provincia).  Da dove ha tratto Minella la convinzione che il PD “ormai da troppi anni avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia” ? Forse che Bersani e Donini considerano le Coop una realtà secondaria ? Non ci crede nessuno. Bersani, oltre ad essere un amico da sempre della cooperazione, è stato accusato dalla destra di aver avviato le liberalizzazioni anche per favorire le Coop.

 

Minella cita come esempio della “disattenzione” del PD il presidente di Manutencoop che forse non voterà più PD. A parte il fatto che tanti importanti dirigenti cooperativi di oggi (lo stesso Levorato) non sono nati come cooperatori sotto il cavolo della Coop, ma in gioventù hanno iniziato come funzionari del PCI, non credo che la preoccupazione maggiore del nostro partito sia cosa voterà il presidente di Manutencoop (semmai ci importa cosa voteranno i suoi dipendenti).

 

E’ difficile concordare con Minella quando accusa il nuovo corso del PD (in modo molto ingeneroso, è in pista da metà giugno; potrà anche aver sbagliato qualcosa, ma ha di fronte a sé un lavoro molto duro) di non vivere la vita della città: è stata evidente l’azione, avviata subito, di riprendere i contatti con la città, sia con i circoli, i tavoli con il questionario, le quasi 200 feste dell’Unità, le 15 domande a cui rispondere insieme alla società bolognese …

 

Fa bene Calzolari a ricordare la trasformazione politica e sociale degli ultimi 20 anni ed il fatto che gli attori della cooperazione di oggi appartengono a più culture politiche. Giusto. Ma questa è la società, queste sono le persone. Non altrettanto si può dire dei partiti politici. Non tutti sono a fianco della cooperazione quando c’è da difenderne le prerogative. In Parlamento non tutti votano nello stesso modo su ciò che riguarda le Coop. Noi, come PD, non faremo mai abbastanza per i valori di solidarietà, economia sociale, mutualità. Ma noi ci siamo, altri no.

 

Mi piace Calzolari quando scrive del primato della politica, ma perché questo possa essere fecondo occorre che la politica non sia snobbata per qualche segnale permaloso; anche alla Festa dell’Unità è utile la voce autonoma delle Coop per portare il loro contributo e le loro critiche pubbliche al PD.

 

Il PD non chiede che le Coop schierino le loro “truppe” al suo fianco. Anzi, non vi devono essere truppe, ogni cittadino, socio o lavoratore Coop deve usare la sua testa. Lavoriamo invece tutti a “risarcire” la ferita che Bologna sente, ad indicare gli obiettivi più importanti da realizzare per le generazioni future di Bologna, nel loro esclusivo interesse, abbandonando le gelosie del proprio orticello, cooperativo o politico che sia.

 

 

24 marzo 2010
Sono orgoglioso di essere stato iscritto al PCI

Alcuni giorni fa mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna, per commemorare il rapimento di Moro (32 anni fa, ma quel giorno ci fu anche la strage della sua scorta) ha usato parole molto forti ed avventate, certamente tutte sue e non certo discendenti dal suo magistero di vescovo, verso il PCI ed i comunisti:

"Non vergognatevi di essere stati democristiani. C'è da vergognarsi piuttosto di aver fatto parte del Partito comunista"
 

Ha poi ricordato il tentativo di Moro del compromesso storico, di unione delle forze della DC e del PCI. Che secondo lui è andato male. 

Io, come cattolico praticante della diocesi di Bologna, come attivista e dirigente di base del PCI dall'inizio degli anni '70, come promotore dell'Ulivo e del PD ad Anzola gli rispondo nello stesso giusto modo che ha fatto il mio segretario provinciale, Andrea De Maria:

"SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE STATO ISCRITTO AL PCI"

L'invito evangelico di Gesù Cristo: "non vergognatevi di essere cristiani" nelle parole di mons. Vecchi non solo è diventato "non vergognatevi di essere stati democristiani", ma si è "arricchito" dell'epiteto "c'è da vergognarsi di essere stati comunisti". 

E Moro e Berlinguer hanno invece cominciato a tracciare il solco, il sentiero su cui è nato il progetto dell'Ulivo e del PD, che ha dentro di sè molta più vicinanza al messaggio cristiano di quello di questo centro-destra.

Ovviamente altro discorso è l'analisi di cosa sia stato il comunismo al potere negli Stati dell'Europa dell'Est, in Cina, etc.. Altro discorso ancora è l'analisi delle luci e delle ombre delle idee e delle azioni del PCI, della DC e degli altri partiti italiani.

Ma l'invito alla vergogna per chi ha militato nel PCI, per chi è stato iscritto a questo partito è rimandato al mittente. Che dovrebbe avere a cuore di unire il suo popolo invece di dividerlo. Un errore che certamente non ha mai fatto un grande vescovo bolognese (Card. Lercaro) ed un grande sacerdote come don Giulio Salmi. Neanche il Card. Biffi, a cui non difettano certo polemica e chiarezza, è mai arrivato a queste parole offensive e, soprattutto, smentite dalla storia. Anche dalla storia che mons. Vecchi conosce benissimo, quella di Bologna e di Borgo Panigale, fatta di solidarietà fra comunisti e non, di collaborazione fra PCI e parrocchie.

Poi sarebbe necessario ricordare, a proposito del rapimento di Aldo Moro da parte delle BR, qual'è stato il ruolo del PCI. Che ha messo la difesa dello Stato democratico e l'unità delle forze politiche sopra a tutto, pagando in modo significativo questa posizione con la perdita di consensi.

Trovo poi assolutamente fuori luogo, contrarie alla comprensione ed alla solidarietà politica (anche cristiana) le opinioni di Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani sui giornali stamattina. Invece di reagire alle gravi parole di mons. Vecchi (prima di tutto perchè cattolici ed ex-democristiani), si accaniscono contro il PD di Bologna e De Maria nel momento in cui questi sono attaccati in modo ingiusto.

Un'altra persona che la pensa come me, ma che ha motivato le sue idee certamente meglio con una lettera aperta a mons. Vecchi pubblicata oggi su "La Repubblica" di Bologna: 
 
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/03/19/news/monsignor_vecchi_io_non_mi_vergogno_una_lettrice_sull_attacco_agli_ex_pci-2757477/


4 agosto 2009
Pensieri difficili e dubbi sulla strage di Bologna

Domenica ho partecipato ancora una volta alla manifestazione per il ricordo della strage del 2 agosto 1980. La più grande e sanguinosa dal dopoguerra. Un colpo tremendo alla democrazia italiana ed alla città di Bologna. E’ vero ciò che ha detto Flavio Delbono: tutti noi (almeno chi ha almeno 40 anni) ci ricordiamo cosa facevamo quel giorno. Una data rimasta impressa nella memoria permanente dei bolognesi.


Molte persone, tante istituzioni, molto duro Bolognesi, bravo Delbono a proporre di rinnovare il rituale per ridare sostanza alla memoria. Ma, alla fine, due stupidità antidemocratiche si sono incontrate: i fischi continui, rituali, al ministro Bondi e le provocazioni di questo che dice ai cittadini che solo lui sa cos'è la democrazia. Stupidità, certo, quella dei fischi: lo penso consapevolmente. In una società democratica anche i fischi sono una espressione di libero pensiero, ci mancherebbe. Ma che ogni anno vi siano persone, non importa se di sinistra, che mettono in scena il rituale del fischio verso qualunque rappresentante dei governi di centro-destra, dimenticando completamente che siamo lì innanzitutto per onorare le 85 persone uccise, le vittime ferite, i loro familiari, a me dà fastidio e mi sembra un rito stanco, stupido, senza fantasia. L’esatto contrario di ciò che giustamente ha chiesto Delbono.

 

Tra l’altro sulle questioni poste da Bolognesi a nome dell’Associazione dei familiari i governi di centrosinistra non sono esenti da responsabilità, ritardi, sottovalutazione.

 

E vi sono altre cose poco chiare, difficili da pensare con i requisiti della certezza, della serenità, delle convinzioni sicure e fondate. La messa in libertà definitiva di Valerio Fioravanti non fa che complicare questo quadro, aggiunge confusione ma rende ancora più palese la gravità della mancanza della verità, quella completa.

 

Ed allora vi sono alcuni altri pensieri che non riesco a scacciare dalla mente; di nessuna strage italiana, di nessuna azione terroristica rilevante in Italia si sa tutto e tutti i responsabili sono stati assicurati alla giustizia. Per la strage del 2 agosto la situazione è ancora più torbida. Per tutto ciò che ha ricordato Bolognesi. Ma anche perché non c’è nessuna certezza (se non la sentenza dei giudici, che ovviamente va rispettata) che Fioravanti e Mambro (autori comunque di tanti omicidi) siano effettivamente colpevoli della strage.

D’altra parte, indipendentemente dalla strage del 2 agosto, è difficile accettare (anche se è ciò che prevede la legge, come correttamente ricorda Daria Bonfietti) che un pluri-omicida fascista come Fioravanti sia ora libero in modo definitivo. Assolutamente inaccettabile poi è che già il primo giorno di libertà cominci a pontificare e a suggerire cosa la politica e la giustizia dovrebbero fare!

Ma Bolognesi ed i familiari non possono avere la loro tristezza e la loro rabbia lenite dal fatto di avere dei colpevoli qualunque in carcere: ciò che è giusto e necessario è che tutti i segreti siano svelati, che tutta la verità emerga. Non una verità purchessia.

 

Mi sembra utile l’articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera di oggi:

http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_03/fioravanti_libero_strage_bologna_bianconi_c5d43ec4-7fee-11de-bb07-00144f02aabc.shtml

 

Infine penso che il centrosinistra non abbia fatto tutto quello che doveva fare per rispondere positivamente all’esigenza di trasparenza sugli apparati dello stato, anche sui servizi segreti e militari. Ciò non è più rimandabile, costi quel che costi. I proprietari della verità di una società democratica sono i cittadini, in questo sono sovrani. Non una burocrazia statale rigida, chiusa, se non spesso dimostratasi collusa con le forze terroristiche ed anti-democratiche. Abbiamo sempre offerto tante parole in piazza, abbiamo giustamente guidato spesso la protesta, l’indignazione. Ma siamo stati poi formalisti ed inadempienti quando eravamo al governo.

Intanto, piccola cosa ma significativa, la sera stessa di domenica alla Festa dell'Unità di San Giacomo del Martignone (circa 1000 persone ogni sera a cena) abbiamo programmato uno spettacolo teatrale (in forma ridotta) sulla strage del 2 agosto: "Il sonno della ragione genera mostri: 2 agosto 1980", della compagnia "Cantine Teatrali Babele". Un modo per cercare di ricordare in modo meno rituale e che possa servire anche ai giovani. E lo spettacolo si chiude, non a caso, con la recita dell'editoriale di Pasolini sul Corriere della Sera del novembre 1974 ("Io so ..."):

http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html


3 luglio 2009
La nuova Giunta comunale di Bologna
Ieri è stata presentata da Flavio Delbono, nuovo Sindaco di Bologna, la sua Giunta. 10 assessori, con Claudio Merighi (PD) vice-sindaco. 5 donne e 5 uomini. Con CGIL, IDV e Socialisti scontenti. Ma penso che Delbono abbia fatto bene, ha agito con abbastanza autonomia, pur tenendo conto degli equilibri politici. Una Giunta non serve per sistemare i desideri dei partiti, ma per governare al meglio una città. E Bologna ne ha davvero bisogno. Da tempo. E' una città con tante cose positive, ma ferma da molti anni. E di tutto c'è bisogno, ma non certo delle ambizioni dei partiti sui posti di assessorato.
Buon lavoro, Flavio!

Ecco l'elenco e la presentazione della Giunta fatta dal Corriere di Bologna oggi:


1 luglio 2009
Congresso: cosa significa far avanzare il progetto del PD
Cosa significa ovviamente per me… Ho scritto congresso, sapendo che formalmente si chiamerà convenzione. Che in italiano non suona proprio come la “Democratic National Convention”.

Quella dei democrats americani di Denver 2008, che incoronò Obama come candidato alla Presidenza degli USA, fu spettacolare anche perché fu non solo un appuntamento importante interno al partito democratico, ma fu anche un evento che riguardò tutta la città di Denver. Quindi il segno di un partito proiettato all’esterno, verso il popolo, verso gli americani per includerli e farli protagonisti del loro futuro.

Ecco, quindi, per me, il primo punto da tener presente per riuscire a “non tornare indietro”, ma per far avanzare il progetto del PD: tutte le discussioni congressuali del PD da ora alla fine di ottobre (primarie) siano indirizzate non a guardarsi l’ombelico, ad auto-referenziarsi, a dividersi in tante squadre/correnti/conventicole inconcludenti, ma a decidere cosa fare di concreto per il futuro dell’Italia e a scegliere il gruppo dirigente per attuare questa linea politico-programmatica. In modo democratico, ma anche coinvolgendo la società civile, gli elettori, i cittadini. Che la fase congressuale diventi una fase di chiamata del PD verso tutta la società italiana. Con iniziative collaterali alle discussioni congressuali interne, dai piccoli Comuni alle grandi città.

Perché questo? Perché ogni giorno le famiglie italiane, i giovani precari, gli artigiani, i lavoratori di aziende in crisi, gli imprenditori, gli insegnanti, etc.. si chiedono se la politica sarà ancora capace di fare qualcosa per risolvere la crisi economica, per eliminare le mafie, l’evasione fiscale, assicurare più servizi. Il loro primo pensiero non è chi sarà il segretario del PD, non è se questo proviene dagli ex-DS o dagli ex-Margherita. Perché un partito è come un cacciavite, una scopa, serve ad uno scopo specifico, far partecipare democraticamente la gente a risolvere insieme i problemi. Se non serve a questo, prima o poi viene buttato via e dimenticato.

La seconda considerazione a cui tengo molto è relativa al rinnovamento, al ricambio del gruppo dirigente del PD, proprio in funzione sempre di far avanzare il progetto. In questi giorni su questo tema si stanno esercitando in molti. E con troppa enfasi, addirittura nei 10 giorni precedenti il ballottaggio, quando ogni energia doveva essere spesa, da parte dei dirigenti PD più importanti e riconosciuti, a girare l’Italia per conquistare nuovi voti e motivare gli elettori al voto per gli amministratori del centrosinistra. In questi giorni si intreccia il dibattito sui candidati alla segreteria nazionale con quello sulle scelte dei nuovi assessori provinciali e comunali e dei prossimi segretari provinciali e regionali del PD. Senza rendersi conto che questo è un parlarsi addosso, con una completa afasia invece verso le aspettative della nostra gente e degli elettori che forse si stanno stancando di Berlusconi e cominciano a guardare verso di noi. Cosa c’entra questo con il rinnovamento ? E non è solo una questione di età, di generazione, pur importante.

No, la questione è più grave, noto una incapacità di ascoltare il “silenzio” di coloro che avrebbero grandi speranze in questo progetto, ma continuano ad assistere agli stessi meccanismi di cooptazione e di scambiarsi i ruoli all’interno di un gruppo dirigente che vive, anche economicamente, solo della professione politica. Che, una volta terminate le elezioni, automaticamente, come avviene da decenni, ha bisogno di trovare un posto per poter continuare a svolgere quella professione. Professione nobile, faticosa, a volte ingenerosa, che non sarò certo io a svalutare. Ma che nella buona politica non è prevista a tempo indeterminato (peraltro sia che si vinca, sia che si perda).

Quindi invito a considerare il rinnovamento anche come cambiamento di questi meccanismi, ad avere attenzione, per i ruoli dirigenti anche provinciali e regionali, a persone che hanno tutt’altra professione e che sacrificano alla politica il tempo libero e che, spesso, dimostrano capacità politiche (come strategia e come innovazione amministrativa) pari o superiori a coloro che ormai vedono sé stessi come inseparabili dall’impiego di funzionario politico. E non è detto che per ricoprire questi ruoli occorra essere a tempo pieno. Come non è detto che occorra sempre cercare queste persone nella grande città ma possono esserci anche nei piccoli o medi Comuni della provincia. In questi ultimi 30 anni la società è molto cambiata, non siamo alla necessità di ricevere una linea politica degli anni ’50 e ’60. Oggi vi sono parti di società, cittadine e cittadini molto preparati e che sperano nella politica. Ma la politica quasi sempre li lascia ai margini. Come se fossero dei dilettanti che rischiano di rovinare il giocattolo. Ma il giocattolo è già usurato. E qualche scelta innovativa in questo senso non potrà che fare bene al PD, al suo progetto per l’Italia. E farà bene anche al PD di Bologna che è da tanto tempo sottovalutato e pochissimo rappresentato nel gruppo dirigente nazionale. Le vittorie di Delbono a Bologna e quelle in quasi tutti i Comuni della provincia (merito dei gruppi dirigenti “dilettanti” di questi Comuni) dovrebbero aiutare e non ostacolare a fare questi cambiamenti. Se l’obiettivo è costruire davvero il nuovo PD e proporre una nuova frontiera per il nostro Paese.

15 giugno 2009
La scossa se la deve dare il gruppo dirigente del PD
Durante questi mesi di segreteria Franceschini, a parte poche note stonate, dopo aver toccato il fondo, vi è stato un buon clima collegiale attorno al segretario stesso, che ha lavorato bene, ha fatto davvero tutto quello che era possibile.

Ma evidentemente la voglia di protagonismo di alcuni dirigenti nazionali, di alcuni effettivi o pseudo-leader nazionali è un'erba cattiva difficile da sradicare. Ed infatti è cresciuta di nuovo in questi giorni, con le dichiarazioni più disparate, con candidature o auto-candidature alla segreteria del PD, in giorni in cui l'unica preoccupazione di costoro dovrebbe essere girare l'Italia (e non gli studi televisivi) per far vincere il centrosinistra nei ballottaggi e spiegare agli elettori perchè e cosa andare a votare per il referendum elettorale.

Oltre alla cattiva politica di costoro c'è anche il dilettantismo, l'incapacità di concretezza, l'incapacità di fare una battaglia e di vincerla. Perchè parlare ora di una scelta politica che dovrà avvenire, se avverrà, in autunno ? E poi perchè parlare tanto di congresso, in modo totalmente sfasato con gli eventi attuali che preoccupano gli elettori del PD, quando, per esempio, nello statuto del PD il congresso non è neanche previsto ?

Quale acuta mente può partorire l'idea che il segretario debba essere un ambientalista (Realacci) o un cattolico zelante (Binetti) o l'extrema-ratio (D'Alema) oppure un quarantenne (Zingaretti). Ma perchè allora non dovrebbe essere un gay, oppure un precario, oppure un ateo, oppure un attore, etc., etc.. Vi è da deprimersi davvero in questo impazzimento ed in questa confusione dilettantesca.

Ma sappiano questi signori che è possibile sempre fare peggio del peggio: il progetto del PD potrebbe fallire (nonostante che perfino alcuni di loro pensano che il 26,1% sia un fallimento: un quarto di elettori nonostante tutto ci vota e voi sputate su questo piatto??!!).

Spero in un veloce rinsavimento già da oggi, ma se dovesse servire, mi permetto di dare un consiglio, di proporre un aiuto: nel mio Comune (Anzola dell'Emilia - BO) il PD ha preso il 51,5% alle europee, il 54,5% alle provinciali (primo Comune in provincia di Bologna) , il 61,3% (!!) alle comunali (da solo, unico Comune in Provincia di Bologna). Ha aumentato il 4% sul 2004, ha cambiato l'80% dei candidati (età media: sotto i 40). E' un partito fatto solo da dilettanti che si impegnano nel tempo libero, senza percepire un € (anzi alcuni ci rimettono alcune centinania di € all'anno). Abbiamo deciso una linea politica che ha messo in crisi il centro-destra, ha evitato il protagonismo di IDV, ha portato bene anche alla lista di "Sinistra Unita" con cui non abbiamo voluto fare l'alleanza.

Bene: siamo disponibili, in tutta modestia ed umiltà, ad impartire qualche lezione di buona politica. Noi abbiamo vinto, oltre che per i risultati del nostro mandato, anche per altre due ragioni: unità del PD locale e continua immersione in mezzo ai cittadini.
21 gennaio 2009
La candidatura di Cazzola a Bologna e le coop

Da alcuni giorni Alfredo Cazzola, imprenditore scaltro e che ha sempre agito da solo (ma socio anche di Intermedia assieme a Consorte), ha annunciato la sua candidatura a Sindaco di Bologna. 


In questi giorni abbiamo potuto leggere alcune sue dichiarazioni che la dicono lunga sul suo “civismo” e sulla sua indipendenza dai partiti; è stato un crescendo, dalla massima indipendenza alla scelta odierna di Berlusconi:
 

«Credo di poter decidere con i tempi miei e non voglio essere utilizzato da nessuno in queste schermaglie politiche. Se dovessi candidarmi, penso che potrei farlo con le mie forze ..” (6 gennaio)

"Mi candiderò per le prossime elezioni amministrative con una mia lista civica ….  non sono il candidato di nessun partito ma sono pronto ad accettare l'appoggio di quelle forze politiche che mi vorranno sostenere ..  (14 gennaio)

Appoggio leale e completo a Cazzola da parte del PDL e della Lega Nord. Cazzola: “Sono molto soddisfatto dell’apprezzamento che il premier Silvio Berlusconi ha mostrato per la mia candidatura a sindaco di Bologna” (21 gennaio)

 
D’altra parte il “civico” per eccellenza, Guazzaloca (che almeno può dimostrare il peso di aver vinto nel 1999), è sostenuto dall’UDC e dalla “Tua Bologna”.
 

Alcuni giorni fa alcuni dei dirigenti cooperativi, tra i più importanti ed apprezzati hanno rilasciato dichiarazioni o hanno risposto ad interviste con apprezzamenti di stima per Cazzola e con l’impegno a valutare, da parte delle coop, il programma e la squadra che presenterà Cazzola stesso.
 

Insomma … mi sembra evidente che il centro-destra ha messo il cappello su Cazzola (che comunque non è certamente portatore di valori solidali e caratterizzanti il centro-sinistra) e che la sua lista sarà circondata dal PDL e dalla Lega Nord durante la formazione del programma e della squadra. Di civismo non c’è nulla, evidentemente. C’è un personaggio forte che il PDL appoggia, vista la crisi di leadership che il centro-destra ha a Bologna. Di programma finora non si è parlato. Di squadra neanche. Ed allora: perché queste dichiarazioni dei dirigenti cooperativi ? Non è obbligatorio rispondere alle domande dei giornalisti. Soprattutto se non si è politici, se non si deve fare la campagna elettorale, se si rappresentano interessi economici e sociali così importanti, frutto di più di un secolo dei sacrifici dei soci lavoratori e delle lotte sociali e parlamentari dei partiti della sinistra. Un dirigente coop non è che debba dichiarare di votare per Delbono, soprattutto ora che non ci sono ancora programma e squadra. Ma, appunto, tantomeno è obbligato a dichiarare interesse e simpatia per Cazzola. Oppure si vogliono mandare messaggi un po’ criptici in caso di vittoria del centro-destra ?
 

Ognuno, quindi, faccia la sua parte, senza squilibri, senza tifo, con rigore. Senza credere al civismo che non c’è, senza dimenticare la storia e la sostanza di sviluppo, coesione sociale e solidarietà di una città come Bologna.  

 

 

5 gennaio 2009
Per la pace a Gaza, ma rispettando Israele e la Chiesa bolognese

Ciò che è successo a Bologna, in Piazza Maggiore, sabato pomeriggio è una preoccupante manifestazione di odio per Israele ed una provocazione pericolosa, irrispettosa per la Chiesa cattolica bolognese.

Credo sia comune alla maggior parte dei cittadini bolognesi ed italiani la preoccupazione per ciò che sta accadendo a Gaza, l’orrore per tutti i morti, militari e civili, israeliani e palestinesi. Con le aggravanti della rottura della tregua da parte di Hamas, del carattere terroristico di questa organizzazione, della reazione enorme, sproporzionata di Israele, che ha causato moltissime vittime anche fra civili, bambini, famiglie, donne. 

 Ma questa preoccupazione non ha nulla a che fare con lo schierarsi solo da una parte, con la stupidità del rituale dell’incendio della bandiera israeliana. Tutto ciò ha ancora meno a che fare con la provocazione della preghiera mussulmana in Piazza Maggiore, davanti a San Petronio. Proprio nei giorni in cui alta si è levata la voce della Chiesa cattolica per fermare questo massacro e per una tregua, per la pace.  

Occorre che il PD di Bologna faccia sentire in modo chiaro e netto la sua voce contro queste due reazioni non rispettose di Israele e della Chiesa bolognese e per una tregua, un cessate il fuoco a Gaza e nei territori segnati ora da questo orrore.  

La guerra non porta con sé nessuna ragione, ma solo torti e distrugge vite umane, ritarda sempre di più la comprensione fra i popoli. Rafforza Hamas, il terrorismo, invece di sconfiggerlo.

31 dicembre 2008
Il 10% del finanziamento pubblico del PD in solidarietà

Oggi è l’ultimo giorno del 2008. Un anno difficile, soprattutto per il PD. La gelata ad aprile, poi tante delusioni. Ma il 2009 sembra promettere peggio per il mondo e per gli italiani, a partire da quelli che fanno più fatica. E’ un giorno in cui tanti italiani non possono essere sereni e spensierati. I tanti italiani che sono in cassa integrazione, che sono già stati licenziati, i lavoratori precari che non hanno avuto il contratto rinnovato. Una crisi economica reale che si sta facendo sentire per centinaia di migliaia di famiglie italiane.

In questi giorni così particolari per la Chiesa, il cardinale Tettamanzi, vescovo della più grande diocesi italiana (Milano), ha annunciato una iniziativa di solidarietà: un milione di € da mettere a disposizione dei cassintegrati e di chi ha più bisogno in questa crisi.

Non so se altri vescovi della Chiesa italiana seguiranno il suo esempio. Speriamo. Sembra che il card. Caffarra, il mio vescovo, stia pensando a qualcosa di simile.

Ma sono convinto che il Partito Democratico deve dare un segnale dello stesso tipo. Non per competere con la Chiesa, ma perchè è utile e giusto, etico. Perchè i partiti italiani in questa situazione devono mantenere la stessa quota di finanziamento pubblico, peraltro esagerata rispetto anche alle spese elettorali ? Per il PD sarà di circa 120-130 milioni di € all'anno, dal 2008 al 2013.

Vi è molto da rivedere in questo finanziamento pubblico dei partiti, esagerato (circa 1500 milioni di € nei prossimi 5 anni) e non supportato dall'adempimento da parte dei partiti stessi dell'art. 49 della Costituzione.

Ma anche senza riformarlo, perchè la società fa fatica, deve fare rinunce, ed invece il sistema dei partiti deve vivere al di sopra delle sue possibilità, senza condividere il momento difficile del Paese e delle famiglie ?

Propongo quindi che il PD metta a disposizione, per il 2009, il 10% del finanziamento pubblico per progetti di solidarietà ai lavoratori che perderanno il lavoro.

Ho mandato questa proposta al tesoriere Agostini e al ministro-ombra del Lavoro, Damiano. L’ho mandata anche al segretario Veltroni. Ho indicato una proposta, comunque la necessità di avere una iniziativa in tal senso anche a De Maria, segretario provinciale del PD di Bologna.

Non vi è nessuna demagogia in questa proposta, nessuna concessione a Di Pietro e Grillo, che non sopporto. Ma solo la totale convinzione che il Partito Democratico non può che essere vicino, anche concretamente, alla propria gente. Per più, non meno, Politica. Quella buona.



sfoglia marzo