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Diario On-Line di Loris Marchesini

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari

Le lettere di Minella a Sita e di Calzolari al Corriere di Bologna mi hanno“ferito” politicamente e cerco di spiegare il perché. Vorrei prima sgombrare il campo da possibili equivoci:

 

-          considero l’autonomia del movimento cooperativo assolutamente necessaria e una realtà in essere da molti anni; quindi la forzatura che viene fatta per rimarcare questa caratteristica la trovo anacronistica; ho iniziato da giovanissimo a lavorare in una Coop di cui era presidente un grande cooperatore, ora scomparso, Ivano Barberini, costruttore instancabile di questa autonomia;

 

-          sia a livello nazionale che bolognese io, in modo attivo, ho sostenuto chi ha perso: Franceschini e Licciardello; e tuttora non sono così soddisfatto di come “funziona” il PD. Ma ciò non cambia nulla del mio atteggiamento di assoluta lealtà e impegno per il PD di Bersani e di Donini.

 

Il PD di Bologna vive un periodo molto difficile e confuso. Ma è un partito da rispettare ed un interlocutore importante (ha il 40% dei consensi dei cittadini bolognesi, per non parlare dei Comuni della provincia).  Da dove ha tratto Minella la convinzione che il PD “ormai da troppi anni avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia” ? Forse che Bersani e Donini considerano le Coop una realtà secondaria ? Non ci crede nessuno. Bersani, oltre ad essere un amico da sempre della cooperazione, è stato accusato dalla destra di aver avviato le liberalizzazioni anche per favorire le Coop.

 

Minella cita come esempio della “disattenzione” del PD il presidente di Manutencoop che forse non voterà più PD. A parte il fatto che tanti importanti dirigenti cooperativi di oggi (lo stesso Levorato) non sono nati come cooperatori sotto il cavolo della Coop, ma in gioventù hanno iniziato come funzionari del PCI, non credo che la preoccupazione maggiore del nostro partito sia cosa voterà il presidente di Manutencoop (semmai ci importa cosa voteranno i suoi dipendenti).

 

E’ difficile concordare con Minella quando accusa il nuovo corso del PD (in modo molto ingeneroso, è in pista da metà giugno; potrà anche aver sbagliato qualcosa, ma ha di fronte a sé un lavoro molto duro) di non vivere la vita della città: è stata evidente l’azione, avviata subito, di riprendere i contatti con la città, sia con i circoli, i tavoli con il questionario, le quasi 200 feste dell’Unità, le 15 domande a cui rispondere insieme alla società bolognese …

 

Fa bene Calzolari a ricordare la trasformazione politica e sociale degli ultimi 20 anni ed il fatto che gli attori della cooperazione di oggi appartengono a più culture politiche. Giusto. Ma questa è la società, queste sono le persone. Non altrettanto si può dire dei partiti politici. Non tutti sono a fianco della cooperazione quando c’è da difenderne le prerogative. In Parlamento non tutti votano nello stesso modo su ciò che riguarda le Coop. Noi, come PD, non faremo mai abbastanza per i valori di solidarietà, economia sociale, mutualità. Ma noi ci siamo, altri no.

 

Mi piace Calzolari quando scrive del primato della politica, ma perché questo possa essere fecondo occorre che la politica non sia snobbata per qualche segnale permaloso; anche alla Festa dell’Unità è utile la voce autonoma delle Coop per portare il loro contributo e le loro critiche pubbliche al PD.

 

Il PD non chiede che le Coop schierino le loro “truppe” al suo fianco. Anzi, non vi devono essere truppe, ogni cittadino, socio o lavoratore Coop deve usare la sua testa. Lavoriamo invece tutti a “risarcire” la ferita che Bologna sente, ad indicare gli obiettivi più importanti da realizzare per le generazioni future di Bologna, nel loro esclusivo interesse, abbandonando le gelosie del proprio orticello, cooperativo o politico che sia.

 

 

27 agosto 2010
Perché non sono d’accordo con Minella e Calzolari

Le lettere di Minella a Sita e di Calzolari al Corriere di Bologna mi hanno“ferito” politicamente e cerco di spiegare il perché. Vorrei prima sgombrare il campo da possibili equivoci:

 

-          considero l’autonomia del movimento cooperativo assolutamente necessaria e una realtà in essere da molti anni; quindi la forzatura che viene fatta per rimarcare questa caratteristica la trovo anacronistica; ho iniziato da giovanissimo a lavorare in una Coop di cui era presidente un grande cooperatore, ora scomparso, Ivano Barberini, costruttore instancabile di questa autonomia;

 

-          sia a livello nazionale che bolognese io, in modo attivo, ho sostenuto chi ha perso: Franceschini e Licciardello; e tuttora non sono così soddisfatto di come “funziona” il PD. Ma ciò non cambia nulla del mio atteggiamento di assoluta lealtà e impegno per il PD di Bersani e di Donini.

 

Il PD di Bologna vive un periodo molto difficile e confuso. Ma è un partito da rispettare ed un interlocutore importante (ha il 40% dei consensi dei cittadini bolognesi, per non parlare dei Comuni della provincia).  Da dove ha tratto Minella la convinzione che il PD “ormai da troppi anni avverte le cooperative come un fastidio e un’anomalia” ? Forse che Bersani e Donini considerano le Coop una realtà secondaria ? Non ci crede nessuno. Bersani, oltre ad essere un amico da sempre della cooperazione, è stato accusato dalla destra di aver avviato le liberalizzazioni anche per favorire le Coop.

 

Minella cita come esempio della “disattenzione” del PD il presidente di Manutencoop che forse non voterà più PD. A parte il fatto che tanti importanti dirigenti cooperativi di oggi (lo stesso Levorato) non sono nati come cooperatori sotto il cavolo della Coop, ma in gioventù hanno iniziato come funzionari del PCI, non credo che la preoccupazione maggiore del nostro partito sia cosa voterà il presidente di Manutencoop (semmai ci importa cosa voteranno i suoi dipendenti).

 

E’ difficile concordare con Minella quando accusa il nuovo corso del PD (in modo molto ingeneroso, è in pista da metà giugno; potrà anche aver sbagliato qualcosa, ma ha di fronte a sé un lavoro molto duro) di non vivere la vita della città: è stata evidente l’azione, avviata subito, di riprendere i contatti con la città, sia con i circoli, i tavoli con il questionario, le quasi 200 feste dell’Unità, le 15 domande a cui rispondere insieme alla società bolognese …

 

Fa bene Calzolari a ricordare la trasformazione politica e sociale degli ultimi 20 anni ed il fatto che gli attori della cooperazione di oggi appartengono a più culture politiche. Giusto. Ma questa è la società, queste sono le persone. Non altrettanto si può dire dei partiti politici. Non tutti sono a fianco della cooperazione quando c’è da difenderne le prerogative. In Parlamento non tutti votano nello stesso modo su ciò che riguarda le Coop. Noi, come PD, non faremo mai abbastanza per i valori di solidarietà, economia sociale, mutualità. Ma noi ci siamo, altri no.

 

Mi piace Calzolari quando scrive del primato della politica, ma perché questo possa essere fecondo occorre che la politica non sia snobbata per qualche segnale permaloso; anche alla Festa dell’Unità è utile la voce autonoma delle Coop per portare il loro contributo e le loro critiche pubbliche al PD.

 

Il PD non chiede che le Coop schierino le loro “truppe” al suo fianco. Anzi, non vi devono essere truppe, ogni cittadino, socio o lavoratore Coop deve usare la sua testa. Lavoriamo invece tutti a “risarcire” la ferita che Bologna sente, ad indicare gli obiettivi più importanti da realizzare per le generazioni future di Bologna, nel loro esclusivo interesse, abbandonando le gelosie del proprio orticello, cooperativo o politico che sia.

 

 

31 luglio 2009
Verso il congresso del PD: le mie scelte ed i miei auspici
Ora è tutto ufficiale: sono stati ammesse tre candidature alla segreteria nazionale del PD (Bersani, Franceschini e Marino).

Queste le mozioni per chi vuole leggerle, conoscerle e confrontarle:

- mozione Pierluigi Bersani
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozione_bersani8417584318.pdf

- mozione Dario Franceschini
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozionedf098417584318.pdf

- mozione Ignazio Marino
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozionemarino8417584318.pdf

In questi giorni si parla molto della questione del Mezzogiorno. I tre candidati sono tutti maschi e tutti del Nord: due emiliani ed un ligure.

INVITO TUTTI A SCRIVERE QUI LA PROPRIA OPINIONE, sarà un confronto utile e positivo in previsione delle assemblee dei circoli che anche ad Anzola si svolgeranno entro il 30 settembre.

Vi sono inoltre anche già le tre candidature alla segreteria regionale:

- Mariangela Bastico, senatrice del PD (mozione Franceschini)
http://www.bastico.eu/il-pd-che-serve-allemilia-romagna
- Stefano Bonaccini, segretario provinciale del PD di Modena (mozione Bersani)
http://www.stefanobonaccini.it/
- Thomas Casadei, ricercatore e direttore dell'Istituto Gramsci di Forlì (mozione Marino)
http://www.latuastagione.it/wordpress/2007/08/12/thomas-casadei/

Le riunioni di Circolo, dove verranno illustrate e discusse le proposte dei diversi candidati, si concluderanno con un voto a scrutinio segreto sui candidati a Segretario nazionale e a Segretario regionale.

Il voto dei Circoli ha lo scopo di selezionare le candidature (non più di tre) che verranno proposte al voto degli elettori del PD il 25 ottobre, per eleggere il Segretario nazionale e il Segretario regionale.

Il 25 ottobre si voterà anche per eleggere l’Assemblea nazionale (composta da 1000 persone, 84 delle quali elette in Emilia-Romagna) e l’Assemblea regionale del PD (composta da 268 persone, corrispondenti a 1 ogni 10.000 voti PD nelle elezioni politiche del 2008 e 1 ogni 1.000 iscritti registrati nell’Anagrafe).

La partecipazione al voto del 25 ottobre è aperta agli elettori già registrati nell’Albo degli elettori del PD e a coloro che si presenteranno nel seggio che fa riferimento al proprio luogo di residenza e faranno richiesta di registrazione nell’Albo degli elettori del PD.

Io ho scelto di appoggiare Mariangela Bastico per la segreteria regionale:
http://www.pdbologna.org/Blog-Democratico-MultiBlog/Blog-Utenti/La-candidatura-di-Mariangela-Bastico-alla-segreteria-regionale-del-PD.html

Per la segreteria nazionale ci sto pensando, sto finendo di leggere le mozioni, anche se sono abbastanza orientato ad appoggiare Dario Franceschini. Con la tranquillità di sapere che ci sono in campo tre candidati molto bravi, eccellenti (Marino però penso che non sia adatto a fare il lavoro del segretario). E che, chiunque vinca, dopo il congresso vi dovrà essere la massima unità, coesione e solidarietà non solo alla base ma anche fra il gruppo dirigente nazionale e regionale. Ce lo chiedono gli elettori, gli iscritti e la grave situazione del Paese che non può continuare ad essere governato da una maggioranza estremista, che si diverte mentre aumenta la sofferenza.


19 dicembre 2008
- 170. Il tempo che rimane per recuperare il consenso degli elettori

I giorni peggiori nella breve vita del PD (ma, forse, anche i peggiori dalla nascita dell’Ulivo). Che coincidono con la crisi economico-finanziaria peggiore di questi ultimi 60 anni.

Questione morale, esponenti del PD indagati, arrestati, chiacchierati, sfiduciati. La sfiducia per la sconfitta di aprile, per la scarsa unità dei dirigenti nazionali, per il blocco del progetto di innovazione del PD e per la scarsa incisività, concretezza delle azioni di radicamento del nuovo partito sul territorio.

La crisi economica che sta già aggredendo con centinaia di migliaia di posti di lavoro in pericolo o persi. Sempre più persone e famiglie che stanno rischiando di entrare nella povertà. E risorse che questo governo sta facendo mancare per la scuola, la sanità, i servizi degli enti locali e per lo sviluppo economico. Un governo assolutamente inadeguato alla gravità della situazione.

La maggiore iniziativa del PD, dopo le elezioni, è stata "Salva l'Italia". A parte che non si è saputo più nulla delle firme raccolte, ora occorre salvare il PD, il suo progetto innovativo, se vogliamo cercare di salvare l'Italia.

In questo grave e deprimente scenario per il Paese e per noi del PD, oggi sappiamo che il prossimo importantissimo appuntamento politico-elettorale sarà il 6 e 7 giugno 2009. In quei due giorni (sabato e domenica!) si andrà a votare per le elezioni amministrative (Comuni, Province) e per quelle europee.

Per riuscire ad utilizzare nel modo più concreto e produttivo questi 170 giorni che rimangono (“Sentinella, quanto resta della notte?”, Isaia 21,11) occorre che riusciamo a comunicare agli elettori (nostri ed anche a quelli di centro-destra) dei messaggi chiari e delle azioni risolute, la luce necessaria per trasformare la notte nel giorno:

1) decisioni immediate e radicali sulla questione morale, sempre nel rispetto della magistratura e delle persone coinvolte, ma che separi questi ambiti dalla nostra politica; ci sarà da pagare un prezzo, di potere, di consensi ? Ma lo stiamo già pagando ampiamente!

2) l’alleanza con IDV/Di Pietro deve essere chiara, dove praticata, basata su un’effettiva concordanza programmatica, non possiamo essere noi a rimorchio, come è successo con l’affare Orlando/Villari e con il candidato in Abruzzo

3) diventare molto meglio ed in modo costante punto di riferimento dell’opposizione democratica, con il governo-ombra (o comunque i dirigenti nazionali del PD) che deve contrapporre verso la stampa e nel Paese continuamente le sue proposte, le sue denunce. Senza tatticismi, quando c’è incontro con il centro-destra deve essere ad alto livello ed in modo trasparente e chiaro, come nel caso dell’incontro Bersani-Tremonti

4) finire le primarie dove sono previste e lavorare insieme, nel PD, nel modo più unito e leale possibile; eventuali attività più o meno culturali di associazioni, fondazioni devono essere considerate dai dirigenti nazionali e provinciali al livello più basso di priorità ed impegno; coinvolgere il mondo associativo, la società civile, i cittadini nel costruire i programmi e nella scelta dei candidati alle assemblee elettive (anche per le elezioni europee)

5) non rincorrere i VIP, ma essere vicino ai lavoratori, ai cittadini, alle famiglie in un periodo molto critico anche per la vita personale.

 

Infine riporto una citazione dalla "Lettera Pastorale" del Cardinale Martini del 1992 dal titolo "Sto alla porta":

"Anzitutto all'interno dei partiti. Penso agli onesti, trasparenti e specchiati nella loro vita e, tuttavia, disancorati dalla realtà. Penso a un'altra categoria di onesti, che pur non commettendo nulla di illecito, non si domandano mai come può mantenersi il loro partito o la corrente. Infine, vado con la mente agli onesti che voltano la testa dall'altra parte quando accade qualcosa, quasi la vicenda della gestione pratica della politica non li riguardasse. E che dire poi di chi ha i numeri per farsi avanti e partecipare, eppure si defila per paura di "sporcarsi le mani" rifiutando responsabilità pubbliche?"


 

28 ottobre 2008
Ballarò: che delusione l'impreparazione dei politici
Ho appena visto parte della trasmissione Ballarò, dedicata ai tagli sulla scuola e sull'università di Tremonti e Gelmini. E sono rimasto nuovamente colpito dall'impreparazione e dall'approssimazione dei politici presenti. Per una volta, ahimè, queste malattie hanno colpito anche Bersani, almeno in parte. Non parliamo poi di Di Pietro, Giordano (direttore del Giornale), Rotondi, Lupi. Nessuno che abbia ricordato in modo preciso cosa prevedono la Finanziaria 2009, il Dpef 2009-2011, il decreto legge Gelmini. Di fronte a Rotondi che dichiara che la spesa per l'istruzione di 40 miliardi di € (vero) è il 7% del PIL (falso, è il 3,5%). E' il 7,2% della spesa pubblica. Ed è una cifra al di sotto della media OCSE (3,8% e 8,9% rispettivamente). Poi omissioni ed imprecisioni sui singoli punti. Il non ricordare che la spesa per l'università in Italia è tra le più basse nell'OCSE, sia come spesa rispetto al PIL, sia rispetto ad ogni studente (in questo caso 7.500 $ contro la media di 11.000 $). E spesso banalizzazione, non solo dipendente dal media TV, delle questioni in campo. Solo il prof. Antiseri (in parte: in realtà il suo concetto che competizione è cooperazione nella scuola non va certo bene per la scuola primaria), la Prof.ssa Saraceno e la dott. ssa Caramelli hanno svolto il loro lavoro con professionalità.

Allora: perchè politici di livello nazionale, pagati notevolmente per questo, eletti per questo, non sono in grado, spesso, di sostenere il ruolo svolto in tante parti d'Italia da umili consiglieri comunali (che si preparano nel tempo libero), da insegnanti, genitori, studenti ?

La rinascita della politica, come servizio ai cittadini ed al Paese, deve partire anche da qui: dalla serietà e dalla preparazione in ogni occasione, non solo per una grande comizio o per un intervento a Cernobbio. Basta pensare che spesso il cittadino, l'elettore che è un minimo appassionato ed informato, ne sa di più di ciò che quel politico esprime in TV.


10 ottobre 2008
A Bologna difficoltà, ora pensare alla città

Dopo aver letto il resoconto di repubblica.it sulla conferenza stampa di Cofferati faccio fatica a credere a ciò che leggo. Uno appassionato alla politica come servizio e come razionalità, anche se abitante in provincia di Bologna, fa fatica ad essere sereno.

"E la prima persona a cui l'ho comunicato è stato il segretario del Pd Walter Veltroni.”

La prima persona a cui comunicarlo DOVEVA essere Andrea De Maria (segretario provinciale del PD di Bologna), tenuto sui carboni ardenti negli ultimi 6 mesi.

“E' stata una scelta esclusivamente familiare. Nel fine settimana mio figlio e la mia compagna erano a Bologna. E 600 km in due giorni per un bambino di pochi mesi non si possono replicare in continuazione. Non si può pensare che un bambino cresca passando gran parte del suo tempo su un'autostrada" 

Per me le scelte familiari, private, sono sacre. Negli anni passati, per due volte mi hanno chiesto di essere il candidato a sindaco del mio Comune ed ho, in entrambe le occasioni, declinato la richiesta. Ma l'ho fatto dopo una settimana, senza ripensarci. Per Cofferati in aprile, in giugno, le condizioni erano le stesse. Intanto il PD di Bologna ha dovuto star fermo in attesa, frustrare le primarie vere, ripartire per poi essere ora di nuovo fermo.

"Il gruppo dirigente deve avere una sua proposta. Se nascerà nelle prossime ore sarà un segno non solo di unità ma anche di forza"

Questo è addirittura surreale. L’ultima persona che può dire al PD di Bologna di fare in fretta è proprio lui. Che non ha contribuito a dare unità e forza.

"Sono convinto che il Pd ed il centro-sinistra abbiano un radicamento molto forte a Bologna, se i gruppi dirigenti non si divideranno e faranno lo sforzo necessario per indicare la soluzione in tempi brevi la città li premierà col voto" 

Idem, come sopra. E’ un nulla: il PD deve trovare candidati forti, stimati, rifare il percorso delle primarie, recuperare l’armonia in mezzo al popolo della sinistra, spiegare ciò che è stato fatto, preparare un programma all’altezza delle sfide 2009-2014 !!!

Ora bisogna pensare alla città, ai suoi cittadini. A completare il mandato 2004-2009 con il massimo impegno, con responsabilità e trasparenza. Ad inviduare almeno 2-3 candidati capaci di governare e rilanciare Bologna e di vincere la sfida democratica con il centro-destra nel 2009 e sottoporli alla procedura delle primarie. Evitando, dopo questo periodo difficile e contradditorio, di trovare un sostituto fra i dirigenti locali del PD, che invece hanno come loro missione quella di lavorare per proporre alla città una personalità forte, competente, stimata, che sappia raccogliere il favore anche di tanta parte degli elettori del centro cattolico democratico. Qualche proposta (senza sapere la  loro disponibilità): Romano Prodi, Pierluigi Bersani, Stefano Zamagni, Filippo Andreatta, Flavio Delbono.

   

18 agosto 2008
Le politiche sulla sicurezza arrivano da sinistra

In un agosto in cui stanno emergendo, oltre a quelle solite estive, anche tante iniziative dei cosiddetti “sindaci sceriffi” (molte di dubbio valore, alcune surreali, altre sicuramente poco attente alla libertà dei cittadini italiani o stranieri), mi sembra utile ricordare che alcune serie analisi ed iniziative sul tema della sicurezza urbana furono realizzate in Italia, in anteprima, da esperti del settore su sollecitazione della sinistra bolognese ed emiliana, all’inizio degli anni ’90.

Mi riferisco alla rivista “Sicurezza e Territorio”, promossa dall’allora PDS di Bologna nel 1992, di cui ho trovato alcuni numeri, davvero interessanti anche ora, mettendo ordine nella mia cantina:
“La diffusione e lo sviluppo di un nuovo vocabolario e di un nuovo approccio alle politiche di sicurezza urbana in Italia è storia recente; è una storia mutuata dalle più mature esperienze sviluppate in Inghilterra e in Francia negli anni ’80; è una storia con una data e un luogo di inizio precisi: la fondazione a Bologna nel 1992 della rivista “Sicurezza e territorio”, sostenuta e finanziata dalla locale federazione dell’allora Pds. C’è infatti una continuità facilmente rintracciabile, sul piano dei contenuti, delle coalizioni politiche di riferimento, delle persone stesse, tra quella prima iniziativa editoriale e tutto ciò che è poi seguito.“ (Cosimo Braccesi, Lo sviluppo delle politiche di sicurezza, articolo tratto dal volume “Sicurezza urbana, edito da “Il Mulino”).

Nel 1992 era segretario del PDS di Bologna Antonio La Forgia. A lui ed alla federazione bolognese del PDS va dato merito dell'intelligenza ed apertura con cui affrontarono il tema, dopo due decenni di focalizzazione sulla lotta al terrorismo ed allo stragismo. 
 
Io collaboro nel Forum del PD di Bologna “Sicurezza e convivenza”; fra i componenti promotori di questo Forum (il cui coordinamento è iniziato da Vincenzo Naldi, ora è subentrato Claudio Nunziata) vi sono alcuni dei più esperti di queste problematiche che già scrivevano su quella rivista: Massimo Pavarini, Cosimo Braccesi.
 
Esistevano quindi da tempo esperienze di riflessione sul tema della sicurezza nell’ambito culturale della sinistra (anche la memoria della sinistra è ormai labile, occorrerebbe far tesoro di ciò che abbiamo fatto con preveggenza per operare in modo più competente, meno mediatico e contingente e per rispondere a chi sostiene che su questo tema è più sensibile la destra).
Si pensi poi al "Progetto Città sicure", avviato dalla Giunta regionale dell'Emilia Romagna (Presidente Bersani), che raccoglierà in un certo senso l'eredità della rivista; dal 1995 esisteva poi il "Forum Italiano per la Sicurezza Urbana" (nato come specificazione dell'omonimo Forum europeo) che raccoglieva diversi enti locali. Il filo conduttore di tali esperienze è la comune matrice culturale, riferibile a quel "realismo criminologico di sinistra" che si pone come obbiettivo di affrontare la tematica della sicurezza in chiave realistica - non negando, quindi, l'esistenza di realtà o comportamenti problematici ma, piuttosto, cercando di ridurne l'incidenza attraverso tecniche di prevenzione che non si appoggino sullo strumento penale.
 
Nel 2005 si è tenuto un convegno a Lione, in Francia, che ha discusso anche di questa esperienza emiliana e bolognese (organizzato dall’Association francaise de Science Politique); a questo link si può leggere l’intervento specifico che approfondisce l’esperienza della rivista e del progetto regionale di Séverine Germain (“Les collectivités italiennes à la conquete de la sécurité: vers l’affirmation d’un noveau paradigme ?”).
 
Forse sarebbe ora di pensare meno all’attenzione mediatica, di aspettare ad emettere ordinanze spesso inutili, inefficaci, a volte anche pericolose per la dignità e la libertà delle persone. E sarebbe più necessario riprendere il filo di quelle serie analisi ed applicarsi in serie politiche suggerite da competenti che mettano insieme accoglienza, integrazione, prevenzione, rigore verso i diritti ed i doveri dei cittadini. Tutto nella legalità, praticandola e facendola rispettare.

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