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Diario On-Line di Loris Marchesini

29 novembre 2008
Romano Prodi: il mondo è più importante del PD
Oggi scrivo di Romano Prodi per il bisogno che sento di prendere una boccata d’aria, dopo questo inquinamento continuo dell’atmosfera nel PD nazionale e bolognese. Ci sono dentro con l’impegno tutti i giorni, i prossimi saranno ancora più duri. Si potrà cercare ossigeno almeno nel fine settimana ? 

La sesta vita di Romano Prodi (dopo l’Università, l’IRI, il primo Governo dell’Ulivo, la Commissione Europea ed il secondo Governo del 2006) sembra sempre più rivolta verso il mondo, i suoi grandi problemi attuali ed il suo futuro. Per il quale Prodi ha fondato, nel luglio di quest’anno, la “Fondazione per la Collaborazione fra i Popoli” (FCP), con sede a Bologna.

Questo suo attuale impegno l’ha spiegato nell’intervista a “Famiglia Cristiana” (22 ottobre), non a caso intitolata “Ricomincio dal mondo”. Che si conclude con una risposta bruciante alla domanda sulla politica italiana sull’immigrazione: “L’Italia vuole gli immigrati di notte, per fare i turni in fabbrica, ma non i loro bambini di giorno. Vuole le badanti, ma solo quando badano. Poi devono scomparire”.

Non poteva che essere così, per Romano Prodi. Dopo essere stato protagonista della maggiore innovazione politica italiana (l’Ulivo e poi il percorso per il Partito Democratico), dopo essere stato l’unico a sconfiggere due volte Berlusconi, dopo aver portato la sinistra al governo e l’Italia nell’euro, dopo essere stato il primo presidente italiano della Commissione Europea, ora, dopo che per la seconda volta il centrosinistra italiano è riuscito a rovinare anzitempo la sua opera, avrà sentito la necessità di staccare la spina alla politica italiana, di lasciar depositare la polvere dopo le grandi delusioni politiche affinché l’aria torni limpida, almeno quella dell’atmosfera che gli è più congeniale, quella della politica alta che origina idee, che governa per il bene comune e che ha come scenario l’Europa, il mondo e non le piccole beghe interne del Partito Democratico il cui primo anno di vita non è stato come lui l’avrebbe voluto.

Ha già avuto richieste, da alcune organizzazioni, di impegnarsi sul grande tema della pace e su quelli ad essa collegati dell'energia, della fame e su una, quella dell'ONU sul 'Peace Keeping' in Africa, sta già lavorando. 

Ma non si limita a questo. Il 18 novembre era a Zurigo dove ha tenuto una lezione magistrale al “Churchill’s Europe 2008 Symposium” (“What will happen in Europe?”). In cui ha sottolineato l’esigenza per l’Europa di avere non meno politica, ma più politica. E la democrazia ha bisogno di partiti politici che riescano a recuperare il gap di innovazione rispetto alle istituzioni e all’economia.

Questa settimana poi è stato protagonista in uno scenario che neanche il più geniale scrittore di fantapolitica poteva immaginare: per una settimana è in Cina dove ha incontrato alcune delle massime personalità di questa nazione sterminata e dove è stato chiamato a tenere lezioni di politica e di economia alla scuola di Pechino del Partito Comunista Cinese. Il Professore che dà lezione ai comunisti. Non c’era neanche riuscito in casa sua, in Italia, a far capire la lezione ai vari Diliberto, Giordano e Bertinotti.

Ora vi è solo da sperare che questo nuovo impegno internazionale di Prodi, oltre a farlo respirare aria più limpida, possa ispirare il Partito Democratico ed i suoi dirigenti ad una condotta più responsabile e davvero attenta al bene comune della comunità nazionale. Altrimenti si potrebbe ripetere in campo politico ciò che Tito Livio racconta a proposito degli interessi militari romani: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur” (mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata).



19 ottobre 2008
Il Paese di gomma
Oggi, sull'Unità, Concita De Gregorio risponde ad una lettera di un giovane meridionale e propone, soprattutto, due articoli scritti da giovani. Uno, in particolare, mi ha colpito, quello di Giuseppe Veltri, calabrese che vive ed insegna a Parigi: "Il Paese di gomma".
Lo riporto integralmente qui sotto e ne consiglio la lettura a tutti. E' un lucido, perfino crudele, ritratto del nostro Paese, dell'Italia. Stamattina, a Messa, il parroco (don Giulio Matteuzzi, un prete che riconcilia la Chiesa con il suo Concilio giovanneo) ha chiamato a parlare brevemente della sua esperienza di medico missionario in Africa il dott. Cenerini. Un medico giovane, credente, che ha scelto come propria "missione di vita" Matteo, 25 ("ero malato e mi avete visitato"). In Africa, in mezzo a tanti sacrifici personali, con professionalità, cuore e fede. Medico insieme ad altri due in un territorio di 110.000 persone. Nessun altro. Cosa può pensare anche il dott. Cenerini di ciò che la politica sta facendo in questa Italia ? Certo, la destra che sta distruggendo solidarietà e coesione sociale. Ma la sinistra troppo timida e confusa, che non avverte questo Paese di gomma. Sembra spesso che debba solo proporre qualche riformina.


"Nel tentativo di spiegare l’Italia ed ilsuo declino all’interlocutore straniero, ricorro spesso alla metafora del Paese di gomma.Nel Paese di gomma la maggior parte dei tentativi di modificare lo status quo per una sua incapacità allo stato presente rimbalza contro un mare d’interessi cristallizzati e l’assenza di premi per l’innovazione. In ogni Paese esiste un certo grado di resistenza ed è bene che esista in modo da selezionare le idee che abbiano la forza di convincere chi la pensa diversamente e che mostrino la manifesta superiorità al di fuori delle logiche partigiane.

In Italia, però, questa selezione si trasforma in una chiusura totale, impedendo ogni confronto e perpetuando lo status quo. Il Paese di gomma non permette facile accesso a professioni, cariche, visibilità perché queste potrebbero essere usate per cercare di cambiare qualcosa.

Come una spietata reazione cinetica, una delle conseguenze più devastanti del paese di gomma è il tema della fuga. È un tema che la storia dell’Italia conosce bene e che oggi si ripresenta come l’unica reazione alla staticità del Paese di gomma. Fuggono all’estero i ricercatori italiani per cercare un lavoro intellettualmente ed economicamente dignitoso, fuggono al Nord in numeri sempre maggiori i cittadini meridionali per poter lavorare e sfuggire ad una società meridionale che è ormai divenuta di pietra. Si fugge dalla malasanità locale, i cosiddetti “viaggi della speranza”, migliaia di persone costrette ad affrontare la malattia senza il conforto della famiglia.

Fugge o vorrebbe fuggire all’estero Roberto Saviano che ha scosso il mondo con le sue parole ma non i liceali di Casal di Principe (o si dovrebbero ricordare le prime reazioni al libro «Gomorra» dei politici locali), a cui si chiede di restare per fare il martire, un figura di cui l’Italia ama avere una lunga collezione. Si fugge, non per codardia ma per disperazione, riconoscendo che il paese di gomma ha prevalso sulle proprie limitate forze. Un Paese dove anche l’immenso sacrificio di persone che hanno deciso di lottare per cambiare la realtà in cui vivono diventa parte di un’aberrante retorica che pretende al singolo uno sforzo sovraumano a fronte dell’inezia collettiva.

Il Paese di gomma non lascia spazio all’immaginazione, alla creatività, all’innovazione, ogni proposta diventa un discorso senza senso che rimbalza sui soliti canali mediatici, una volta calata nel brodo mediatico ogni speranza d’impatto sociale ed economico diventa uguale a zero.

Neanche un’emergenza planetaria come quella del riscaldamento globale ed i mutamenti climatici che esso comporterà sono riusciti a smuovere l’Italia. Questa volta si tratta di fuga dalla realtà, ignorare le ricerche scientifiche in merito, le iniziative di altri paesi, ignorare il mondo.

D’altra parte la staticità del Paese di gomma si manifesta nelle difficoltà nell’adottare la raccolta differenziata in molte regioni d’Italia, figurarsi una politica ambientale di sistema.

Nel Paese di gomma si cede alla tentazione di respingere in modo ottuso l’immigrazione che altrove viene vista come una risorsa e come una opportunità e non solo come una fonte di insicurezza. Il Paese di gomma continua a respingere ogni cambiamento, premiando la continuità, quella continuità che nella forma di persone, di politiche e di alcuni atteggiamenti culturali hanno condotto il Paese al declino. D’altra parte, un Paese di gomma non può che essere un paese di periferia." (Giuseppe Veltri, Il Paese di gomma, L'Unità, 19 ottobre 2008, pgg. 1 e 26)


21 settembre 2008
Auguri a Romano Prodi, auguri per la pace in Africa !
Fra le cose bizzarre italiane possiamo anche inserire la disattenzione mediatica e politica verso una persona che, fino a pochi mesi fa, era il capo del governo, il leader dell’Ulivo, dell’Unione ed il padre fondatore del Partito Democratico. Cioè Romano Prodi.

Se poi parliamo di attualità, la disattenzione è ancora più strana rispetto alla notizia del conferimento a Romano Prodi, da parte del Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, dell’incarico di coordinatore delle missioni internazionali per il mantenimento della pace in Africa. Il ruolo in Africa delle Nazioni Unite è stato definito dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1809 votato il 16 aprile 2008.

L’annuncio è di pochi giorni fa ed ha raggiunto Romano Prodi mentre era a Novellara (RE), ospite, assieme a Gad Lerner, della manifestazione “Uguali e diversi”.

Ban Ki-Moon ha voluto il professore bolognese per guidare una missione di cui fanno parte uno statunitense, un cipriota, un giapponese, un designato dalle Isole Mauritius ed un iraniano.

Oggi è la giornata internazionale della Pace (21 settembre, Day of Peace).

Nel settembre 2001, il movimento guidato da Jeremy Gilley, regista inglese, Peace One Day   raggiunse il suo principale obiettivo. Una risoluzione (A/Res/55/282) dell'Assemblea Generale, promossa dalla Gran Bretagna e dal Costarica e adottata all'unanimità dagli Stati membri dell'ONU, istituì formalmente la Giornata Internazionale delle Nazioni Unite per la Pace.

Tanti auguri a Romano Prodi! Per ciò che ha fatto per il nostro Paese, per il rinnovamento della politica italiana (ha vinto entrambe le competizioni elettorali con Berlusconi), per il contributo forte all’Unione Europea (prima con la battaglia vinta per l’entrata nell’Euro, poi come Presidente della Commissione Europea). Certamente il suo prestigio è maggiore in Europa e nel mondo di quello riconosciuto in Italia. Spesso è così: nessuno è profeta in patria. Anche questo importante incarico l’ha avuto per il suo prestigio all’ONU e presso l’Unione Africana, non certo per le proposte e gli appoggi del mondo politico italiano. Forse è meglio così. Tanti auguri anche alla Pace in Africa!

A lanciare la candidatura Prodi è stata in prima battuta l'Unione africana, che guarda a lui per l'esperienza accumulata come presidente della Commissione europea, oltre che come premier italiano. Ban Ki Moon ha subito cavalcato la scelta: una conquista "personale" di Prodi, legata alla sua storia, e non da designazioni di nazioni (nemmeno l'Italia, dove nessuno, in qualsiasi schieramento, sapeva davvero cosa bolliva nella pentola del Palazzo di Vetro) e tantomeno di aree politiche.
L'incarico avrà una validità semestrale, anche se tutto il futuro è da giocare. Prodi e la sua squadra devono trovare i modi per organizzare in un sistema per quanto possibile collegato i vari interventi di peacekeeping in Africa. Ora la situazione è disarticolata, con perdite di denaro ed efficienza negli aiuti e nei tentativi di pacificare le molte zone e le molte cause di conflitto.”
(da “La Repubblica”).


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