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Diario On-Line di Loris Marchesini

24 dicembre 2009
La candidatura di Emiliano per la Regione Puglia: la cattiva politica
Se penso e scrivo di un esempio di cattiva politica nel nostro campo, quello del centrosinistra e del Partito Democratico, occorre prima precisare che cos'è, per me, la buona politica. Buona politica è mettersi al servizio del bene comune con onestà, competenza, dedizione; è decidere democraticamente, è risolvere insieme i problemi, è lavorare per tutti i cittadini amministrati e non solo per una parte, partendo dai più indifesi, dai più poveri. Buona politica è essere coerenti con gli impegni presi e, ancora di più, con l'incarico affidato dal voto degli elettori.

Ecco perché l'eventuale scelta di Emiliano, sindaco di Bari, come candidato del PD (e forse dell'UDC) alla presidenza della Regione Puglia è secondo me un esempio di cattiva politica. Primo: Emiliano è stato votato, con un grande consenso, sindaco di Bari 6 mesi fa. Basterebbe solo questo per non essere disponibile a qualsiasi altro incarico, è una questione di coerenza, di responsabilità verso gli elettori ma anche verso i cittadini baresi. E' questione di rispetto delle istituzioni, che non sono un autobus da prendere per poi scendere e salire a piacimento.

Ma è un esempio di cattiva politica anche perché non tiene conto del consenso avuto dall'attuale Presidente (Vendola), prima attraverso le primarie, poi con il consenso degli elettori. E' un esempio di cattiva politica perché sarebbe una decisione presa da un ristretto gruppo di dirigenti del PD (assieme forse all'UDC), senza una discussione democratica e che coinvolga gli iscritti e gli elettori (primarie).

Si dice, anzi in particolare Emiliano dice (in una intervista su "La Repubblica" in cui si dimostra purtroppo arrogante, troppo sicuro di sè, un super uomo che sembra abbia in pugno gli elettori) che senza di lui si perde la Regione Puglia, che Vendola non ha il consenso dell'UDC, etc... Io noto solo che con una scelta di Emiliano come candidato rischiamo comunque di perdere la Regione Puglia (non c'è nessuna sicurezza di vincere, solo gli arroganti lo possono pensare), rischiamo fortemente di perdere il Comune di Bari, tradiamo la fiducia degli elettori, rompiamo l'alleanza con Vendola e la Sinistra. 

Mi sembra abbastanza per ripensare a una scelta di buona politica.

4 agosto 2009
Pensieri difficili e dubbi sulla strage di Bologna

Domenica ho partecipato ancora una volta alla manifestazione per il ricordo della strage del 2 agosto 1980. La più grande e sanguinosa dal dopoguerra. Un colpo tremendo alla democrazia italiana ed alla città di Bologna. E’ vero ciò che ha detto Flavio Delbono: tutti noi (almeno chi ha almeno 40 anni) ci ricordiamo cosa facevamo quel giorno. Una data rimasta impressa nella memoria permanente dei bolognesi.


Molte persone, tante istituzioni, molto duro Bolognesi, bravo Delbono a proporre di rinnovare il rituale per ridare sostanza alla memoria. Ma, alla fine, due stupidità antidemocratiche si sono incontrate: i fischi continui, rituali, al ministro Bondi e le provocazioni di questo che dice ai cittadini che solo lui sa cos'è la democrazia. Stupidità, certo, quella dei fischi: lo penso consapevolmente. In una società democratica anche i fischi sono una espressione di libero pensiero, ci mancherebbe. Ma che ogni anno vi siano persone, non importa se di sinistra, che mettono in scena il rituale del fischio verso qualunque rappresentante dei governi di centro-destra, dimenticando completamente che siamo lì innanzitutto per onorare le 85 persone uccise, le vittime ferite, i loro familiari, a me dà fastidio e mi sembra un rito stanco, stupido, senza fantasia. L’esatto contrario di ciò che giustamente ha chiesto Delbono.

 

Tra l’altro sulle questioni poste da Bolognesi a nome dell’Associazione dei familiari i governi di centrosinistra non sono esenti da responsabilità, ritardi, sottovalutazione.

 

E vi sono altre cose poco chiare, difficili da pensare con i requisiti della certezza, della serenità, delle convinzioni sicure e fondate. La messa in libertà definitiva di Valerio Fioravanti non fa che complicare questo quadro, aggiunge confusione ma rende ancora più palese la gravità della mancanza della verità, quella completa.

 

Ed allora vi sono alcuni altri pensieri che non riesco a scacciare dalla mente; di nessuna strage italiana, di nessuna azione terroristica rilevante in Italia si sa tutto e tutti i responsabili sono stati assicurati alla giustizia. Per la strage del 2 agosto la situazione è ancora più torbida. Per tutto ciò che ha ricordato Bolognesi. Ma anche perché non c’è nessuna certezza (se non la sentenza dei giudici, che ovviamente va rispettata) che Fioravanti e Mambro (autori comunque di tanti omicidi) siano effettivamente colpevoli della strage.

D’altra parte, indipendentemente dalla strage del 2 agosto, è difficile accettare (anche se è ciò che prevede la legge, come correttamente ricorda Daria Bonfietti) che un pluri-omicida fascista come Fioravanti sia ora libero in modo definitivo. Assolutamente inaccettabile poi è che già il primo giorno di libertà cominci a pontificare e a suggerire cosa la politica e la giustizia dovrebbero fare!

Ma Bolognesi ed i familiari non possono avere la loro tristezza e la loro rabbia lenite dal fatto di avere dei colpevoli qualunque in carcere: ciò che è giusto e necessario è che tutti i segreti siano svelati, che tutta la verità emerga. Non una verità purchessia.

 

Mi sembra utile l’articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera di oggi:

http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_03/fioravanti_libero_strage_bologna_bianconi_c5d43ec4-7fee-11de-bb07-00144f02aabc.shtml

 

Infine penso che il centrosinistra non abbia fatto tutto quello che doveva fare per rispondere positivamente all’esigenza di trasparenza sugli apparati dello stato, anche sui servizi segreti e militari. Ciò non è più rimandabile, costi quel che costi. I proprietari della verità di una società democratica sono i cittadini, in questo sono sovrani. Non una burocrazia statale rigida, chiusa, se non spesso dimostratasi collusa con le forze terroristiche ed anti-democratiche. Abbiamo sempre offerto tante parole in piazza, abbiamo giustamente guidato spesso la protesta, l’indignazione. Ma siamo stati poi formalisti ed inadempienti quando eravamo al governo.

Intanto, piccola cosa ma significativa, la sera stessa di domenica alla Festa dell'Unità di San Giacomo del Martignone (circa 1000 persone ogni sera a cena) abbiamo programmato uno spettacolo teatrale (in forma ridotta) sulla strage del 2 agosto: "Il sonno della ragione genera mostri: 2 agosto 1980", della compagnia "Cantine Teatrali Babele". Un modo per cercare di ricordare in modo meno rituale e che possa servire anche ai giovani. E lo spettacolo si chiude, non a caso, con la recita dell'editoriale di Pasolini sul Corriere della Sera del novembre 1974 ("Io so ..."):

http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html


31 luglio 2009
Verso il congresso del PD: le mie scelte ed i miei auspici
Ora è tutto ufficiale: sono stati ammesse tre candidature alla segreteria nazionale del PD (Bersani, Franceschini e Marino).

Queste le mozioni per chi vuole leggerle, conoscerle e confrontarle:

- mozione Pierluigi Bersani
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozione_bersani8417584318.pdf

- mozione Dario Franceschini
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozionedf098417584318.pdf

- mozione Ignazio Marino
http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/mozionemarino8417584318.pdf

In questi giorni si parla molto della questione del Mezzogiorno. I tre candidati sono tutti maschi e tutti del Nord: due emiliani ed un ligure.

INVITO TUTTI A SCRIVERE QUI LA PROPRIA OPINIONE, sarà un confronto utile e positivo in previsione delle assemblee dei circoli che anche ad Anzola si svolgeranno entro il 30 settembre.

Vi sono inoltre anche già le tre candidature alla segreteria regionale:

- Mariangela Bastico, senatrice del PD (mozione Franceschini)
http://www.bastico.eu/il-pd-che-serve-allemilia-romagna
- Stefano Bonaccini, segretario provinciale del PD di Modena (mozione Bersani)
http://www.stefanobonaccini.it/
- Thomas Casadei, ricercatore e direttore dell'Istituto Gramsci di Forlì (mozione Marino)
http://www.latuastagione.it/wordpress/2007/08/12/thomas-casadei/

Le riunioni di Circolo, dove verranno illustrate e discusse le proposte dei diversi candidati, si concluderanno con un voto a scrutinio segreto sui candidati a Segretario nazionale e a Segretario regionale.

Il voto dei Circoli ha lo scopo di selezionare le candidature (non più di tre) che verranno proposte al voto degli elettori del PD il 25 ottobre, per eleggere il Segretario nazionale e il Segretario regionale.

Il 25 ottobre si voterà anche per eleggere l’Assemblea nazionale (composta da 1000 persone, 84 delle quali elette in Emilia-Romagna) e l’Assemblea regionale del PD (composta da 268 persone, corrispondenti a 1 ogni 10.000 voti PD nelle elezioni politiche del 2008 e 1 ogni 1.000 iscritti registrati nell’Anagrafe).

La partecipazione al voto del 25 ottobre è aperta agli elettori già registrati nell’Albo degli elettori del PD e a coloro che si presenteranno nel seggio che fa riferimento al proprio luogo di residenza e faranno richiesta di registrazione nell’Albo degli elettori del PD.

Io ho scelto di appoggiare Mariangela Bastico per la segreteria regionale:
http://www.pdbologna.org/Blog-Democratico-MultiBlog/Blog-Utenti/La-candidatura-di-Mariangela-Bastico-alla-segreteria-regionale-del-PD.html

Per la segreteria nazionale ci sto pensando, sto finendo di leggere le mozioni, anche se sono abbastanza orientato ad appoggiare Dario Franceschini. Con la tranquillità di sapere che ci sono in campo tre candidati molto bravi, eccellenti (Marino però penso che non sia adatto a fare il lavoro del segretario). E che, chiunque vinca, dopo il congresso vi dovrà essere la massima unità, coesione e solidarietà non solo alla base ma anche fra il gruppo dirigente nazionale e regionale. Ce lo chiedono gli elettori, gli iscritti e la grave situazione del Paese che non può continuare ad essere governato da una maggioranza estremista, che si diverte mentre aumenta la sofferenza.


3 luglio 2009
La nuova Giunta comunale di Bologna
Ieri è stata presentata da Flavio Delbono, nuovo Sindaco di Bologna, la sua Giunta. 10 assessori, con Claudio Merighi (PD) vice-sindaco. 5 donne e 5 uomini. Con CGIL, IDV e Socialisti scontenti. Ma penso che Delbono abbia fatto bene, ha agito con abbastanza autonomia, pur tenendo conto degli equilibri politici. Una Giunta non serve per sistemare i desideri dei partiti, ma per governare al meglio una città. E Bologna ne ha davvero bisogno. Da tempo. E' una città con tante cose positive, ma ferma da molti anni. E di tutto c'è bisogno, ma non certo delle ambizioni dei partiti sui posti di assessorato.
Buon lavoro, Flavio!

Ecco l'elenco e la presentazione della Giunta fatta dal Corriere di Bologna oggi:


1 luglio 2009
Congresso: cosa significa far avanzare il progetto del PD
Cosa significa ovviamente per me… Ho scritto congresso, sapendo che formalmente si chiamerà convenzione. Che in italiano non suona proprio come la “Democratic National Convention”.

Quella dei democrats americani di Denver 2008, che incoronò Obama come candidato alla Presidenza degli USA, fu spettacolare anche perché fu non solo un appuntamento importante interno al partito democratico, ma fu anche un evento che riguardò tutta la città di Denver. Quindi il segno di un partito proiettato all’esterno, verso il popolo, verso gli americani per includerli e farli protagonisti del loro futuro.

Ecco, quindi, per me, il primo punto da tener presente per riuscire a “non tornare indietro”, ma per far avanzare il progetto del PD: tutte le discussioni congressuali del PD da ora alla fine di ottobre (primarie) siano indirizzate non a guardarsi l’ombelico, ad auto-referenziarsi, a dividersi in tante squadre/correnti/conventicole inconcludenti, ma a decidere cosa fare di concreto per il futuro dell’Italia e a scegliere il gruppo dirigente per attuare questa linea politico-programmatica. In modo democratico, ma anche coinvolgendo la società civile, gli elettori, i cittadini. Che la fase congressuale diventi una fase di chiamata del PD verso tutta la società italiana. Con iniziative collaterali alle discussioni congressuali interne, dai piccoli Comuni alle grandi città.

Perché questo? Perché ogni giorno le famiglie italiane, i giovani precari, gli artigiani, i lavoratori di aziende in crisi, gli imprenditori, gli insegnanti, etc.. si chiedono se la politica sarà ancora capace di fare qualcosa per risolvere la crisi economica, per eliminare le mafie, l’evasione fiscale, assicurare più servizi. Il loro primo pensiero non è chi sarà il segretario del PD, non è se questo proviene dagli ex-DS o dagli ex-Margherita. Perché un partito è come un cacciavite, una scopa, serve ad uno scopo specifico, far partecipare democraticamente la gente a risolvere insieme i problemi. Se non serve a questo, prima o poi viene buttato via e dimenticato.

La seconda considerazione a cui tengo molto è relativa al rinnovamento, al ricambio del gruppo dirigente del PD, proprio in funzione sempre di far avanzare il progetto. In questi giorni su questo tema si stanno esercitando in molti. E con troppa enfasi, addirittura nei 10 giorni precedenti il ballottaggio, quando ogni energia doveva essere spesa, da parte dei dirigenti PD più importanti e riconosciuti, a girare l’Italia per conquistare nuovi voti e motivare gli elettori al voto per gli amministratori del centrosinistra. In questi giorni si intreccia il dibattito sui candidati alla segreteria nazionale con quello sulle scelte dei nuovi assessori provinciali e comunali e dei prossimi segretari provinciali e regionali del PD. Senza rendersi conto che questo è un parlarsi addosso, con una completa afasia invece verso le aspettative della nostra gente e degli elettori che forse si stanno stancando di Berlusconi e cominciano a guardare verso di noi. Cosa c’entra questo con il rinnovamento ? E non è solo una questione di età, di generazione, pur importante.

No, la questione è più grave, noto una incapacità di ascoltare il “silenzio” di coloro che avrebbero grandi speranze in questo progetto, ma continuano ad assistere agli stessi meccanismi di cooptazione e di scambiarsi i ruoli all’interno di un gruppo dirigente che vive, anche economicamente, solo della professione politica. Che, una volta terminate le elezioni, automaticamente, come avviene da decenni, ha bisogno di trovare un posto per poter continuare a svolgere quella professione. Professione nobile, faticosa, a volte ingenerosa, che non sarò certo io a svalutare. Ma che nella buona politica non è prevista a tempo indeterminato (peraltro sia che si vinca, sia che si perda).

Quindi invito a considerare il rinnovamento anche come cambiamento di questi meccanismi, ad avere attenzione, per i ruoli dirigenti anche provinciali e regionali, a persone che hanno tutt’altra professione e che sacrificano alla politica il tempo libero e che, spesso, dimostrano capacità politiche (come strategia e come innovazione amministrativa) pari o superiori a coloro che ormai vedono sé stessi come inseparabili dall’impiego di funzionario politico. E non è detto che per ricoprire questi ruoli occorra essere a tempo pieno. Come non è detto che occorra sempre cercare queste persone nella grande città ma possono esserci anche nei piccoli o medi Comuni della provincia. In questi ultimi 30 anni la società è molto cambiata, non siamo alla necessità di ricevere una linea politica degli anni ’50 e ’60. Oggi vi sono parti di società, cittadine e cittadini molto preparati e che sperano nella politica. Ma la politica quasi sempre li lascia ai margini. Come se fossero dei dilettanti che rischiano di rovinare il giocattolo. Ma il giocattolo è già usurato. E qualche scelta innovativa in questo senso non potrà che fare bene al PD, al suo progetto per l’Italia. E farà bene anche al PD di Bologna che è da tanto tempo sottovalutato e pochissimo rappresentato nel gruppo dirigente nazionale. Le vittorie di Delbono a Bologna e quelle in quasi tutti i Comuni della provincia (merito dei gruppi dirigenti “dilettanti” di questi Comuni) dovrebbero aiutare e non ostacolare a fare questi cambiamenti. Se l’obiettivo è costruire davvero il nuovo PD e proporre una nuova frontiera per il nostro Paese.

15 giugno 2009
La scossa se la deve dare il gruppo dirigente del PD
Durante questi mesi di segreteria Franceschini, a parte poche note stonate, dopo aver toccato il fondo, vi è stato un buon clima collegiale attorno al segretario stesso, che ha lavorato bene, ha fatto davvero tutto quello che era possibile.

Ma evidentemente la voglia di protagonismo di alcuni dirigenti nazionali, di alcuni effettivi o pseudo-leader nazionali è un'erba cattiva difficile da sradicare. Ed infatti è cresciuta di nuovo in questi giorni, con le dichiarazioni più disparate, con candidature o auto-candidature alla segreteria del PD, in giorni in cui l'unica preoccupazione di costoro dovrebbe essere girare l'Italia (e non gli studi televisivi) per far vincere il centrosinistra nei ballottaggi e spiegare agli elettori perchè e cosa andare a votare per il referendum elettorale.

Oltre alla cattiva politica di costoro c'è anche il dilettantismo, l'incapacità di concretezza, l'incapacità di fare una battaglia e di vincerla. Perchè parlare ora di una scelta politica che dovrà avvenire, se avverrà, in autunno ? E poi perchè parlare tanto di congresso, in modo totalmente sfasato con gli eventi attuali che preoccupano gli elettori del PD, quando, per esempio, nello statuto del PD il congresso non è neanche previsto ?

Quale acuta mente può partorire l'idea che il segretario debba essere un ambientalista (Realacci) o un cattolico zelante (Binetti) o l'extrema-ratio (D'Alema) oppure un quarantenne (Zingaretti). Ma perchè allora non dovrebbe essere un gay, oppure un precario, oppure un ateo, oppure un attore, etc., etc.. Vi è da deprimersi davvero in questo impazzimento ed in questa confusione dilettantesca.

Ma sappiano questi signori che è possibile sempre fare peggio del peggio: il progetto del PD potrebbe fallire (nonostante che perfino alcuni di loro pensano che il 26,1% sia un fallimento: un quarto di elettori nonostante tutto ci vota e voi sputate su questo piatto??!!).

Spero in un veloce rinsavimento già da oggi, ma se dovesse servire, mi permetto di dare un consiglio, di proporre un aiuto: nel mio Comune (Anzola dell'Emilia - BO) il PD ha preso il 51,5% alle europee, il 54,5% alle provinciali (primo Comune in provincia di Bologna) , il 61,3% (!!) alle comunali (da solo, unico Comune in Provincia di Bologna). Ha aumentato il 4% sul 2004, ha cambiato l'80% dei candidati (età media: sotto i 40). E' un partito fatto solo da dilettanti che si impegnano nel tempo libero, senza percepire un € (anzi alcuni ci rimettono alcune centinania di € all'anno). Abbiamo deciso una linea politica che ha messo in crisi il centro-destra, ha evitato il protagonismo di IDV, ha portato bene anche alla lista di "Sinistra Unita" con cui non abbiamo voluto fare l'alleanza.

Bene: siamo disponibili, in tutta modestia ed umiltà, ad impartire qualche lezione di buona politica. Noi abbiamo vinto, oltre che per i risultati del nostro mandato, anche per altre due ragioni: unità del PD locale e continua immersione in mezzo ai cittadini.
2 aprile 2009
Piano casa: unanimità per un pasticcio ?
Già dai primi annunci di Berlusconi ho considerato molto pericoloso un piano casa: perchè il suolo negli ultimi 15 anni è stato consumato in modo preoccupante (e non solo per colpa del centro-destra, due delle prime tre regioni sono Liguria ed Emilia Romagna), perchè ci sono sempre appettiti in agguato, perchè si costruiscono sempre più case senza un vero aumento di popolazione significativo. E non si recupera quasi nulla.

Ad Anzola dell'Emilia stiamo per adottare il nuovo piano territoriale (PSC e RUE) in Consiglio Comunale, dopo tre anni di lavoro, di confronti e con un approccio guidato dallo sviluppo contenuto e sostenibile (circa 1000 alloggi nuovi in 15 anni).

Ora questo accordo fra Governo e Regioni, all'unanimità. Mi sono venuti molti dubbi. Perchè poi i centri storici sono esclusi (ma quali ? in ogni caso bene) e le periferie no ? Devono essere cementificate ancora di più ?

Poi: le case si fanno o si ampliano se c'è la necessità, non per fare operazioni immobiliari e per aumentare dei diritti edificatori. C'è da rilanciare l'economia, ma non è che qualunque cosa vada bene per farlo, non è che se c'è la crisi dobbiamo far passare cose che non ci sogneremmo in tempi normali.

Un altro dubbio, anzi una certezza: i Comuni che sono i responsabili della pianificazione del loro territorio (nell'ambito di un quadro legislativo regionale) non sono neanche stati consultati. Le Regioni guidate dal PD hanno sottovalutato questi aspetti. E' vero che si fanno accordi con chi governa, anche se è di centro-destra, ma dipende dalla qualità dell'accordo.

Ecco cosa dicono, per esempio, gli inglesi:"Sta usando la recessione per indebolire sia i governi regionali che le amministrazioni locali, e attaccare la presidenza della repubblica. Ha proposto un piano per consentire alle famiglie italiane, almeno quelle che abitano in case singole (tipico elettorato del centrodestra) di aumentarne il volume del 20% per aumentare la circolazione di denaro" (James Walston, The Guardian online)

I miei dubbi (non certezze) sono stati rafforzati dal commento di uno dei migliori urbanisti italiani, Edoardo Salzano, che abbiamo avuto ospite ad Anzola. Vi invito a leggere le sue considerazioni:

http://www.eddyburg.it/article/articleview/12945/0/318/


30 marzo 2009
Sacconi: white jobs, not green jobs
Ieri a Roma è iniziato il Social Summit del G8. Dove naturalmente il governo italiano, per bocca del ministro Sacconi, continua a dire cose diverse sulla crisi rispetto alle dichiarazioni dell'OCSE. Continua a fornire tisane invece di caffè, sostanza di cui il governo avrebbe bisogno per svegliarsi e cominciare a fare cose serie per la crisi.

Ma la cosa che più mi ha colpito, ascoltando la conferenza stampa di Sacconi è quando ha detto che mentre in altri paesi occidentali si parla di creare "green jobs" (incentivando attività legate all'ambiente e allo sviluppo sostenibile), lui ritiene che occorra soprattutto parlare della necessità di creare "white jobs" (lavori legati alla sanità, alla scuola).

Le due cose ovviamente non sono in contraddizione. Peccato che in Italia non si incentiva abbastanza la Green Economy e, lo stesso governo di cui fa parte Sacconi, taglia fondi enormi proprio alla scuola e alla sanità. Il contrario della Germania e degli USA.

Una bella faccia tosta quella di Sacconi!


17 marzo 2009
Due dispiaceri da Romano Prodi
Come tanti ho visto e ascoltato Romano Prodi intervistato da Fabio Fazio, domenica sera. La sua analisi della crisi economica, cosa deve essere il Partito democratico, cosa deve fare, come dovrebbero essere democratici i partiti ed i sindacati. Quanto importanti sono i partiti come strumenti della politica. Una ventata di intelligenza e di freschezza della politica offerta da Romano Prodi. E uno che ha creduto al progetto dell'Ulivo da subito come me non può stupirsi.

Ma ho anche provato due dispiaceri, per altre sue risposte e parole: quando ha glissato sul tempo che ha atteso prima di fare la tessera (in realtà le tessere del PD sono pronte da ottobre/novembre) e quando, con notevole ingenerosità ha dimostrato di avere anche, nel suo carattere, una certa acidità che, però, quando c'è annebbia l'intelligenza. E questo è successo quando ha detto che era contrario alla politica delle alleanze di Veltroni, di andare "da soli". E per spiegarlo ha raccontato l'anedotto della reazione di Mastella. Beh .. quello che era diventata l'Unione lo sappiamo tutti. Ma se c'era un esempio per dare ragione a Veltroni era proprio la reazione di Mastella. Se dobbiamo fare alleanze con il centrosinistra, bisognerà rifuggire da quelle con soggetti come Mastella, Dini, etc.. Non mi è piaciuto questo comportamento. Era molto meglio fare chiaramente il nome di Veltroni e dire il perchè in modo più convincente. Una caduta di stile.

Veltroni ha fatto sicuramente errori, ma senza la sua disponibilità il PD non sarebbe nato. E non avrebbe avuto il 33,5%. E Veltroni finora non ha avuto cadute di stile. Non ne faccio una questione di confronti. Dobbiamo molto a Prodi. Ma questa acidità non ha nulla del messaggio di Dossetti.


23 febbraio 2009
Matteo Renzi, se tieni davvero al PD, smettila di dare interviste!
Oggi ho letto le risposte che Matteo Renzi, candidato del PD a sindaco di Firenze dopo aver vinto le primarie, ha dato a Francesca Schianchi della "Stampa". "Hanno eletto il vicedisastro", ha detto a proposito dell'elezione di Dario Franceschini. Se questo significa essere l'Obama italiano, se questa è la forza in più che i giovani emergenti possono portare al progetto del PD, io ne faccio volentieri a meno. Molte risposte di questa intervista sembrano la fotocopia aggiornata di alcune velenose risposte di Massimo D'Alema. Allora meglio tenersi l'originale e soffrire una volta sola.

Per fortuna che Franceschini, sabato, ha chiesto solidarietà, unità sulle decisioni e polemiche, discussioni aspre non sui giornali o in TV, ma nei colloqui dirette fra le persone, nella riservatezza. Renzi pensa di aiutare il progetto del PD, dello stesso congresso e delle future primarie (vere) con queste dichiarazioni ? Io gli consiglio di pensare a Firenze, dove gli auguro di vincere. E' già molto dura comunque. Senza aggiungere il carico di irritazione e di indignazione che molti elettori ed iscritti, che hanno davvero a cuore il PD, avranno già oggi di nuovo dopo aver letto queste dichiarazioni.

Renzi ha 34 anni, è già un uomo adulto da molto tempo, anche se oggi in Italia sembra che un trentenne dovrebbe essere considerato quasi adolescente. Ha sicuramente capacità, carisma. Pensi a La Pira più che a Obama, impari da persone "vecchie" come Piero Fassino che, con tante vittorie dal 2002 al 2006, si è fatto da parte continuando ad aiutare gli altri. Come in questi ultimi giorni, in cui ha lavorato dietro il palcoscenico per costruire una soluzione condivisa, certo non definitiva, in un momento drammatico. Le primarie ed il congresso in questo momento volevano dire tornare a guardarsi l'ombelico, non essere presenti in mezzo alla società, in Parlamento, nelle campagne elettorali.

Abbiamo bisogno di una nuova generazione di giovani dirigenti capaci, competenti, generosi, con idee nuove. Non abbiamo bisogno di giovani arroganti e che imitano gli aspetti peggiori delle generazioni più anziane.


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